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Younan: cristiani in Medio Oriente, ecatombe nell’indifferenza

Younan: cristiani in Medio Oriente, ecatombe nell'indifferenzaIl patriarca di Antiochia dei Siri Ignace Youssif III Younan, che ha incontrato ieri Papa Francesco, è stato intervistato da Sergio Centofanti per la Radio Vaticana:

R. – Siamo davvero commossi per questo incontro. E’ la prima volta che la nostra piccola Chiesa ha potuto radunare circa 400 tra fedeli, suore, religiosi, preti, vescovi e patriarchi. E quindi, per noi è stato un evento storico, nell’ambito della nostra visita “ad Limina apostolorum”. Sono sicuro che sia andata molto bene: il Santo Padre, con la sua spontaneità paterna, ha conquistato i cuori di tutta la comunità.

D. – Il Papa ha parlato di disumanità che colpisce le vostre comunità: qual è la situazione che state vivendo?
R. – Noi stiamo vivendo una situazione allarmante: è quasi un’ecatombe che è caduta su di noi. La nostra Chiesa – che nel corso della storia ha conosciuto epoche di persecuzioni, di sradicamento come nel 1915, di cui l’anno prossimo commemoriamo il centenario – questa volta sta affrontando una situazione efferata, terribile, perché nel XXI secolo c’è lo sradicamento di tutta una comunità da Mosul e dalla Piana di Ninive: vescovi, preti, religiosi, suore, decine di migliaia di fedeli, di cui molti ora sono senza un tetto sotto al quale vivere degnamente. Umanamente parlando, è una catastrofe che noi stiamo vivendo di fronte all’indifferenza e al silenzio della comunità internazionale.

D. – Che cosa chiedete alla comunità internazionale?
R. – Noi l’abbiamo sempre detto: noi cristiani del Medio Oriente non siamo gente immigrata in questi Paesi; sono i Paesi dei nostri antenati. Siamo rimasti fedeli al Vangelo, a Cristo, e per questo siamo stati perseguitati. D’altro canto, noi siamo stati cacciati dalle nostre terre dell’Iraq non perché avevamo le armi, oppure perché abbiamo cercato di rovesciare governi, oppure perché avessimo nemici qui e là; noi siamo stati sradicati perché siamo cristiani. Ed ecco, questi gruppi di fanatici, cosiddetti jihadisti, sia Dabiq, sia Isis, sia al Qaeda, sia al Nusra, veramente sono da eliminare perché loro non riconoscono gli altri e non sono disposti ad alcun dialogo. Quindi, è una politica ipocrita da parte dei potenti di questo mondo, a causa – noi lo sappiamo bene – del petrolio, delle ricchezze di quella zona e anche di altri progetti geopolitici che perseguono. Noi lo stiamo dicendo, come il Papa ci ha detto e sta dicendo. Noi dobbiamo dire a quegli Stati che hanno la maggioranza dei cittadini musulmana, che devono riconoscere gli altri; e le autorità politiche e religiose devono dirlo. E già incominciano a farlo, come per esempio è accaduto con l’incontro all’Università di al-Azhar al Cairo della settimana scorsa. Le autorità islamiche stanno riconoscendo che questi gruppi devono essere condannati perché – secondo quanto dicono – non rappresentano l’islam. Ebbene, dovranno prendere tutte le misure per impedire che gente innocente sia perseguitata in tal modo.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

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