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Vogliamo la verità per Giulio! Omicidio Regeni, «individuato il responsabile»

“L’ordine di sequestrare Giulio Regeni è stato impartito dal generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza”, il distretto in cui Giulio scompare il 25 gennaio. Lo sostiene una fonte che vuole restare anonima nelle pagine dell’edizione odierna di ‘La Repubblica’.

Chi non vuole la verità su Giulio Regeni

Shalabi è lo stesso ufficiale, con alle spalle una condanna per torture, che dopo il ritrovamento del cadavere ha accreditato prima la tesi dell’incidente stradale e quindi quella del delitto a sfondo omosessuale. “Fu Shalabi, prima del sequestro, a mettere sotto controllo la casa e i movimenti di Regeni e a chiedere di perquisire il suo appartamento insieme ad ufficiali della Sicurezza Nazionale”. E “fu Shalabi, il 25 gennaio, subito dopo il sequestro, a trattenere Regeni nella sede del distretto di sicurezza di Giza per ventiquattro ore”.

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Interrogato per conoscere “la rete dei suoi contatti con i leader dei lavoratori egiziani e quali iniziative stessero preparando”, Regeni viene torturato. Tre giorni di torture non vincono la resistenza di Giulio. Ed è allora – ricostruisce la fonte anonima – che il ministro dell’Interno decide di investire della questione “il consigliere del Presidente, il generale Ahmad Jamal ad-Din, che, informato Al Sisi, dispone l’ordine di trasferimento dello studente in una sede dei Servizi segreti militari, anche questa a Nasr city, perché venga interrogato da loro”. È una decisione che segna la sorte di Giulio. “Perché i Servizi militari vogliono dimostrare al Presidente che sono più forti e duri della Sicurezza Nazionale”.

Giulio, spiega la fonte segreta su La Repubblica, “viene colpito con una sorta di baionetta” e “gli viene lasciato intendere che sarebbe stato sottoposto a waterboarding, che avrebbero usato cani addestrati” e non gli avrebbero risparmiato “violenze sessuali, senza pietà, coscienza, clemenza”. “Una sorta di baionetta”. È un secondo, importante dettaglio. Corroborato, anche questo, dal tipo di lesioni da taglio sin qui non divulgati dell’autopsia effettuata in Italia.

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Regeni sarebbe entrato in uno stato di incoscienza. “Quando si svegliava, minacciava gli ufficiali del Servizio militare dicendogli che l’Italia non lo avrebbe abbandonato. La cosa li fece infuriare e ripresero a picchiarlo ancora più violentemente”. Delle mail della fonte coperta da anonimato, specifica ‘La Repubblica’, sono in possesso il pm Sergio Colaiocco e il legale della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini. Dopo la sua morte, sempre secondo quello che sostiene l’anonimo, “Giulio viene messo in una cella frigorifera dell’ospedale militare di Kobri al Qubba, sotto stretta sorveglianza e in attesa che si decida che farne”.

La “decisione viene presa in una riunione tra Al Sisi, il ministro dell’Interno, i capi dei due Servizi segreti, il capo di gabinetto della Presidenza e la consigliera per la sicurezza nazionale Fayza Abu al Naja”, nelle stesse ore in cui il ministro Guidi arriva al Cairo chiedendo conto della scomparsa di Regeni.

Gli inquirenti italiani non intendono dare credito a quanto riferito a Repubblica dalla fonte “che, in quanto anonima, per il codice di procedura penale italiano non è da prendere in considerazione, e quindi non avrà rilievo diretto né indiretto nelle indagini”.


Redazione Papaboys (Fonte www.avvenire.it)

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