Vescovi dei Paesi in guerra a Roma per pregare per la pace

Vescovi dei Paesi in guerra a Roma per pregare per la paceDecine di vescovi di Paesi in guerra si sono riuniti ieri a Roma nella Basilica di Santa Maria in Trastevere per pregare per la pace e la fine di ogni discriminazione religiosa. Un’iniziativa organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio a margine del convegno “un popolo profetico per un nuovo umanesimo”, che ha visto la partecipazione di presuli provenienti dai vari continenti. Il servizio di Michele Raviart per la Radio Vaticana:

Siriani dimenticati dal mondo
“Non si capisce il valore di una cosa se non quando la si perde. Noi in Siria abbiamo perso la pace, che è il vero tesoro e dono di Dio”. Così mons. Boutros Marayati, vescovo armeno-cattolico di Aleppo, racconta il dramma della sua città, mentre presiede la grande preghiera per la pace organizzata da Sant’Egidio:
“La situazione ad Aleppo è drammatica e molto tragica e ci sentiamo un po’ lasciati, un po’ dimenticati dall’occidente e da tutto il mondo”.

Pakistan: cristiani aiutati da Papa Francesco
Ogni Paese in guerra, una candela accesa. Dall’Afghanistan all’Ucraina, dall’Iraq alla Terra Santa. Paesi come il Pakistan, devastato dal terrorismo e in cui i cristiani vivono in difficoltà, da Asia Bibi agli studenti aggrediti nel nord del Paese dopo la strage a Charlie Hebdo a Parigi. Un episodio duramente condannato da Papa Francesco con parole che hanno colpito tutto il Paese, come spiega mons. Joseph Arshad, vescovo di Faisalabad:
“Questo appello di Papa Francesco ha aiutato noi cristiani anche in Pakistan, perché ha dato pure un incoraggiamento ai musulmani: ha parlato del rispetto per tutte le religioni. E per questo, tutti i capi religiosi ed anche i parlamentari e i ministri hanno fatto riferimento alle parole di Papa Francesco. Le sfide sono tante, ma la nostra testimonianza è di amore, nonostante abbiamo tante discriminazioni e problemi”.

Africa: cristiani e musulmani contro Boko Haram
Dopo la strage di Parigi in Niger numerose chiese sono state bruciate dagli estremisti islamici. Poco più a sud in Nigeria, la setta di Boko Haram continua a massacrare civili, sconfinando anche in Camerun. Atti di terrore in nome di Dio, ma che con la religione non hanno nulla a che fare. Mons. Jean Mbarga, arcivescovo di Yaoundé:
“Noi consideriamo Boko Haram come un aggressore. Non ha nessun legame con la religione per noi. Musulmani, cristiani, tutti, siamo contro questo movimento. Ci sono manifestazioni dappertutto nel Paese per dire ‘no’ a Boko Haram. Noi, tutti insieme, tutto il Camerun, senza distinzione, lavoriamo per mantenere l’unità”.

Riccardi: non si può essere indifferenti alla violenza
“Cristo è la nostra pace” dice mons. Marayati, “una pace sofferta, della croce, non imposta con la violenza né con la paura”. Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio:
“Non si può essere indifferenti alla violenza e alla violenza in nome della religione. Ecco, in questo senso le religioni debbono parlare e debbono dire che l’uomo va rispettato, la libertà dei popoli va rispettata e debbono pregare per la pace. Io penso che questo sia un incontro importante, in cui tanti vescovi cristiani affermano la via della pace, ma dicono anche che i dolori del mondo, i dolori dei cristiani, le violenze in nome della religione sono sotto i nostri occhi, non possono essere dimenticati”.

Vescovi dei Paesi in guerra a Roma per pregare per la pace

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

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