Home Verbum Domini Vangelo (26 Maggio) Rabbunì, che io veda di nuovo!

Vangelo (26 Maggio) Rabbunì, che io veda di nuovo!

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#Vangelo: Rabbunì, che io veda di nuovo!Mc 10,46-52
Rabbunì, che io veda di nuovo!

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In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

L’insensibilità di un cuore verso un altro cuore che è nella sofferenza, nel dolore, in ogni altro bisogno sia materiale che spirituale è il frutto più velenoso che il peccato ogni giorno produce. Non basta gridare contro l’insensibilità, urge rimuovere l’ostacolo che sempre la crea e la rinnova rendendola sempre più universale. Il peccato uno solo lo può togliere: Cristo Signore. Abolito Cristo dal nostro cuore e dalla storia del mondo, l’umanità diviene una massa di cannibali, nella quale ognuno è pronto a divorare l’altro, anche la madre la creatura del suo grembo. È questa una profezia di Dio che rimane stabile in eterno. Comprese nello Spirito del Signore, le parole di Dio sono attualissime.

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Il Signore solleverà contro di te da lontano, dalle estremità della terra, una nazione che si slancia a volo come l’aquila: una nazione della quale non capirai la lingua, una nazione dall’aspetto feroce, che non avrà riguardo per il vecchio né avrà compassione del fanciullo. Mangerà il frutto del tuo bestiame e il frutto del tuo suolo, finché tu sia distrutto, e non ti lascerà alcun residuo di frumento, di mosto, di olio, dei parti delle tue vacche e dei nati delle tue pecore, finché ti avrà fatto perire. Ti assedierà in tutte le tue città, finché in tutta la tua terra cadano le mura alte e fortificate, nelle quali avrai riposto la fiducia. Ti assedierà in tutte le tue città, in tutta la terra che il Signore, tuo Dio, ti avrà dato. Durante l’assedio e l’angoscia alla quale ti ridurrà il tuo nemico, mangerai il frutto delle tue viscere, le carni dei tuoi figli e delle tue figlie che il Signore, tuo Dio, ti avrà dato. L’uomo più raffinato e più delicato tra voi guarderà di malocchio il suo fratello e la donna del suo seno e il resto dei suoi figli che ancora sopravvivono, per non dare ad alcuno di loro le carni dei suoi figli, delle quali si ciberà, perché non gli sarà rimasto più nulla durante l’assedio e l’angoscia alla quale i nemici ti avranno ridotto entro tutte le tue città. La donna più raffinata e delicata tra voi, che per delicatezza e raffinatezza non avrebbe mai provato a posare in terra la pianta del piede, guarderà di malocchio l’uomo del suo seno, il figlio e la figlia, e si ciberà di nascosto di quanto esce dai suoi fianchi e dei bambini che partorirà, mancando di tutto durante l’assedio e l’angoscia alla quale i nemici ti avranno ridotto entro tutte le tue città (Dt 28,49-57). 

Un cieco grida verso Gesù, chiedendo che abbia pietà di lui. La folla non appoggia il suo grido, non interviene presso il Signore perché si fermi e ascolti quest’uomo privo della vista. Lo rimprovera perché taccia. Non gridi. La smetta di disturbare. È questa l’insensibilità: la non capacità di immedesimarci nella sofferenza altrui. La chiusura della mente e del cuore ai bisogni degli altri. Se questo accade, ed è regola generale di vita, è segno che il peccato fa da padrone nella nostra anima. È lui che ci rende ciechi spirituali. Annebbia la mente. Confonde il cuore. Oscura i pensieri. Ci impedisce di vedere l’altro come vera presenza di Cristo sofferente in mezzo a noi. L’educazione al bene si può fare in un solo modo: formando persone che vogliano lottare realmente contro il peccato, perché sia tolto dalla loro vita per sempre. Altrimenti dall’insensibilità si passa agli omicidi, al cannibalismo, alle stragi, ad ogni guerra.

#Vangelo: Rabbunì, che io veda di nuovo!

Gesù, dal cuore purissimo, immune da ogni peccato, sente il grido del cieco, ascolta la sua richiesta, gli ridona la vista. La sua sensibilità è altissima. Riesce ad ascoltare la voce di una persona da Lui non veduta perché nascosta dalla folla. Basta togliere il peccato dal cuore e dai nostri occhi cadono le cataratte che ci impediscono di vedere. Per questo Gesù è venuto: per dare la vista ai ciechi, non però a quelli fisici, ma soprattutto a quelli spirituali. Ciechi spirituali siamo tutti, perché tutti nel peccato.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fate che vediamo di nuovo.

Commento del Movimento Apostolico

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