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Vangelo (23 novembre) Se avessi compreso quello che porta alla pace!

Se avessi compreso quello che porta alla pace!Lc 19,41-44
Se avessi compreso quello che porta alla pace!

In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

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La distruzione di Gerusalemme è stata sempre causata dall’idolatria dei suoi figli. Anche il santo tempio è divenuto più volte una rovina. Poi il popolo si convertiva e il Signore si mostrava nuovamente ricco di misericordia e di pietà. L’idolatria generava distruzione. La conversione produceva un frutto di ricostruzione.

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Quando divenne re, Ioiakìm aveva venticinque anni; regnò undici anni a Gerusalemme. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, suo Dio. Contro di lui salì Nabucodònosor, re di Babilonia, che lo legò con catene di bronzo per deportarlo a Babilonia.

Nabucodònosor portò a Babilonia parte degli oggetti del tempio del Signore, che depose a Babilonia nella sua reggia. Le altre gesta di Ioiakìm, gli abomini da lui commessi e ciò che risulta a suo carico, sono descritti nel libro dei re d’Israele e di Giuda. Al suo posto divenne re suo figlio Ioiachìn. Quando divenne re, Ioiachìn aveva diciotto anni; regnò tre mesi e dieci giorni a Gerusalemme.
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Fece ciò che è male agli occhi del Signore. All’inizio del nuovo anno il re Nabucodònosor mandò a prenderlo per deportarlo a Babilonia con gli oggetti più preziosi del tempio del Signore. Egli nominò re su Giuda e Gerusalemme suo fratello Sedecìa.

Se avessi compreso quello che porta alla pace!

Quando divenne re, Sedecìa aveva ventun anni; regnò undici anni a Gerusalemme. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, suo Dio. Non si umiliò davanti al profeta Geremia, che gli parlava in nome del Signore. Si ribellò anche al re Nabucodònosor, che gli aveva fatto giurare fedeltà in nome di Dio. Egli indurì la sua cervice e si ostinò in cuor suo a non far ritorno al Signore, Dio d’Israele. Anche tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme. Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l’ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. Allora il Signore fece salire contro di loro il re dei Caldei, che uccise di spada i loro uomini migliori nel santuario, senza pietà per i giovani, per le fanciulle, per i vecchi e i decrepiti. Il Signore consegnò ogni cosa nelle sue mani. Portò a Babilonia tutti gli oggetti del tempio di Dio, grandi e piccoli, i tesori del tempio del Signore e i tesori del re e dei suoi ufficiali. Quindi incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi. Il re deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore per bocca di Geremia: «Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni» (2Cro 36,5-21).

Se avessi compreso

Con Gesù, il Messia del Signore, avvenne qualcosa di inaudito, di completamente nuovo. La conversione non è più al Dio del Sinai, è invece al Dio del monte Calvario, al Dio del Golgota. È convertendosi al Dio Crocifisso che ci si converte al vero ed unico Dio. È il Crocifisso che è il Risorto il nuovo vero tempio di Dio. È questo il motivo per cui il vecchio tempio di Gerusalemme non fu mai più ricostruito. Quel tempio non è più la casa del Signore. Lui oggi abita in una casa vivente. Governa il mondo dal corpo di Gesù, dal suo nuovo tempio che è la Chiesa, che è ogni discepolo di Gesù Signore.

Per l’antico popolo del Signore una sola è la conversione: l’accoglienza di Gesù come il vero, il solo, l’unico Messia di Dio, l’unico, il solo il vero Mediatore tra Dio e l’umanità, il solo, l’unico, il vero Redentore e Salvatore dell’uomo, Colui che è venuto per darci la grazia e la verità. Senza la fede in Cristo Gesù e l’appartenenza al nuovo popolo del Signore non c’è conversione. Il Dio di Mosè è oggi il Dio di Gesù Cristo. È il Dio del Vangelo. È il Dio della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, dateci la vera conversione.

Commento a cura del Movimento Apostolico

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