Vangelo (15 Febbraio) Il cieco fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa

Mc 8,22-26
Il cieco fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa.

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo.
Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano». Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

Vedo come degli alberi che camminano

Cristo Gesù non si presenta al mondo come un solo accecante. Sarebbe impossibile resistergli. Saremmo tutti arsi vivi dalla sua divina bellezza e splendore. Lui invece imita in tutto il Padre suo che compie ogni cosa in modo progressivo, lento, mai in modo immediato, irruento, istantaneo. Chi legge la Genesi vede questa lenta opera di Dio nella sua creazione. Egli vi impiega ben sei giorni.

Un Dio onnipotente che può fare tutto con una sola parola, si prende un lungo tempo anche di miliardi di anni. La più bella pagina che ci rivela la progressività dell’azione del Signore è senz’altro la profezia delle ossa aride nella valle. Non viene operato tutto in una volta, bensì in una sequenza di azioni, che rivelano progressività e richiesta di più tempo.

La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che erano in grandissima quantità nella distesa della valle e tutte inaridite. Mi disse: «Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annuncia loro: “Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete. Saprete che io sono il Signore”». Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai, ed ecco apparire sopra di esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro. Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell’uomo, e annuncia allo spirito: “Così dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano”». Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato.







Mi disse: «Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi vanno dicendo: “Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti”. Perciò profetizza e annuncia loro: “Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò”». Oracolo del Signore Dio (Ez 37,1-14).

Oggi vi è una tentazione strana nel popolo cristiano: tutti lavorano per una pastorale dai frutti immediati. Molti pensano che una sola catechesi, un solo incontro, una sola parola basti per la salvezza di un cuore. Pochi sono quelli che hanno un forte principio di verità nel loro cuore: la salvezza di un cuore ha bisogno di un’intera vita. Questa pastorale a lunga scadenza stanca, ma produce frutti. L’altra non stanca, perché è immediata, ma non produce alcun frutto. Più lungo è il tempo impiegato e più grandi sono i frutti. Meno è il tempo e meno sono i frutti, anzi pochissimi.

La salvezza è un mistero che si compie nel tempo, allo stesso modo che la creazione è avvenuta nel tempo. A volte per cambiare una sola idea nel cuore di un uomo occorrono anni ed anni. Si sbagliano tutti coloro che pensano che con una sola parola tutto si trasforma. Se non cambia il cuore, nulla cambia. Ma il cuore nuovo solo lo Spirito del Signore può farlo. Lui però ha sempre bisogno di tempi lunghi. Il tempo breve è del principe di questo mondo. Il tempo lungo è dei figli di Dio. Anche la nostra pastorale deve fare l’esperienza di questi uomini che vedono come degli alberi che camminano. Già questo è un segno che qualcosa si è smosso nel cuore e nella mente. È l’inizio della salvezza. Urge perseverare nel dono della grazia e della verità.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci perseveranti sempre.

Commento a cura del Movimento Apostolico




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