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Un ‘viaggio’ nel cuore del Giubileo della Misericordia a conclusione dell’Anno Santo!

Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Sono le prime parole di “Misericordiae Vultus”, la Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia, che si va chiudendo. Significativa la data dell’apertura: l’8 dicembre dello scorso anno, a cinquant’anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II e Solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria, così come quella di chiusura, la Solennità di Cristo Re dell’Universo, che coincide con la fine dell’Anno liturgico e cade il 20 novembre.

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Un Giubileo d’eccezione per molti aspetti, fra cui la presenza fin dall’inaugurazione di un Papa emerito, Benedetto XVI. Referente per l’organizzazione è stato mons. Rino Fischella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Ripercorriamo il Giubileo della Misericordia con il servizio di Debora Donnini per Radio Vaticana:

Il Buon Pastore che si carica l’uomo sulle spalle. Il logo del Giubileo è una catechesi simbolica di questo Anno Santo che vuole portare nel mondo l’amore di Dio. Una mission testimoniata dai tanti brani del Vangelo protagonisti: dal Figliol Prodigo al Buon Samaritano fino alla chiamata di Matteo. Una mission sintetizzata da motto stesso del Giubileo, “Misericordiosi come il Padre”. Il Giubileo Straordinario della Misericordia è infatti legato a doppio filo al Concilio Vaticano II: “era giunto il tempo di annunciare il Vangelo in modo nuovo”, sottolinea il Papa nella Bolla di indizione. Cuore dell’invito del Papa è, dunque, che i cristiani siano strumenti di misericordia.

Il Papa apre la Porta Santa prima a Bangui e poi a Roma
Oltre 20 milioni i pellegrini che sono venuti a Roma per un Giubileo che per la prima volta nella storia ha dato la possibilità di aprire la Porta della Misericordia anche nelle singole diocesi. E non sono finite qui le peculiarità di questo Anno Santo: Francesco ha aperto la Porta Santa prima che a San Pietro, a Bangui, nella Repubblica Centrafricana, il 29 novembre dello scorso anno. E dunque in un Paese lacerato dalla guerra civile, simbolo di quelle periferie dove, per il Papa, bisogna andare e da lì guardare la realtà.

Le opere di misericordia corporale e spirituale: gesti semplici ma rivoluzionari
Una misericordia che si è fatta carne nei tanti eventi importanti che hanno scandito questo Giubileo, come il 12 giugno con la giornata dedicata ad ammalati e persone disabili, quando per la prima volta in Piazza San Pietro il Vangelo non è stato solo proclamato ma anche rappresentato da un gruppo di persone disabili intellettive per permettere che il testo venisse compreso anche dai pellegrini con problematiche di questo tipo. Il Papa non ha dimenticato i ragazzi, incontrati il 24 aprile, a cui ha chiesto un “programma” alto:
“Fate come i campioni sportivi, che raggiungono alti traguardi allenandosi con umiltà e duramente ogni giorno. Il vostro programma quotidiano siano le opere di misericordia: allenatevi con entusiasmo in esse per diventare campioni di vita, campioni di amore! Così sarete riconosciuti come discepoli di Gesù”.
Alle opere di misericordia corporale e spirituale, Francesco ha, infatti, dedicato diverse catechesi, spiegando che la vera rivoluzione culturale passa per gesti semplici, che ciascuno può fare:
“Spesso sono le persone più vicine a noi che hanno bisogno del nostro aiuto. Non dobbiamo andare alla ricerca di chissà quali imprese da realizzare. È meglio iniziare da quelle più semplici, che il Signore ci indica come le più urgenti. In un mondo purtroppo colpito dal virus dell’indifferenza, le opere di misericordia sono il miglior antidoto”.

I Venerdì della misericordia
Indimenticabili in questo Giubileo, le parole di Francesco tradotte in gesti, come con i Venerdì della misericordia. Basti pensare alle lacrime dei profughi quando è andato a incontrarli nell’isola di Lesbo o a quando è andato a trovare i neonati nel Reparto di neonatologia dell’ospedale San Giovanni di Roma, alcuni con necessità di cure intensive. Il Papa che stringe a sé un malato o un disabile: sono le istantanee che rimarranno impresse come icone di misericordia. Il Papa incontra le donne liberate dalla schiavitù della prostituzione così come i giovani sacerdoti che hanno lasciato il ministero, con le loro famiglie.
Il Giubileo dei carcerati e dei socialmente esclusi, due momenti salienti
Chi, poi, meglio dei carcerati può sentire la necessità di una carezza: Francesco li ha accolti, in mille, a San Pietro, il 6 novembre scorso e gli ha annunciato la misericordia di Dio da cui nessuno è escluso:
“Non esiste luogo del nostro cuore che non possa essere raggiunto dall’amore di Dio. Dove c’è una persona che ha sbagliato, là si fa ancora più presente la misericordia del Padre, per suscitare pentimento, perdono, riconciliazione, pace”.

I missionari della misericordia
Un ulteriore tratto distintivo, voluto dalla Bolla stessa, è stato quello dei “Missionari della Misericordia”, speciali confessori con l’autorità di perdonare anche i peccati riservati alla Sede Apostolica. Il Papa li ha voluti come annunciatori della gioia del perdono. Un Giubileo Straordinario segnato dalle udienze giubilari di sabato mattina, con cui ha dato ai pellegrini la possibilità di incontrarlo oltre alle udienze generali del mercoledì, dedicate quest’anno per lo più alla Misericordia. Proprio nell’udienza giubilare, alla Vigilia dell’incontro con i socialmente esclusi, ha spiegato cosa sia accogliere:
“… senza classificare gli altri in base alla condizione sociale, alla lingua, alla razza, alla cultura, alla religione: davanti a noi c’è soltanto una persona da amare come la ama Dio. Quello che trovo, nel mio lavoro, nel mio quartiere, è una persona da amare, come ama Dio. ‘Ma questo è di quel Paese, dell’altro Paese, di questa religione, di un’altra’ È una persona che ama Dio e io devo amarla”.

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La Porta Santa si chiuderà ma non il cuore misericordioso di Dio
Un Giubileo segnato anche da forti eventi ecumenici e di dialogo interreligioso, dalla Giornata Mondiale della Gioventù come dalla canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, icona della misericordia, che si è chinata su ogni persona incontrata. Così come indimenticabili rimarranno i momenti dedicati a sacerdoti e volontari, famiglie e giovani. Francesco ha voluto parlare a tutti, cristiani e non, per mettere al centro della Chiesa e dell’annuncio cristiano la Misericordia, che non giudica ma perdona. Misericordia, in ebraico “rahamim”, viene da “rehem”, grembo materno: un amore dunque capace di generare così come la Misericordia rigenera. La Porta Santa dunque si sta per chiudere, ma non il cuore misericordioso di Dio, e, auspica il Papa, i nostri cuori.




Redazione Papaboys (Fonte it.radiovaticana.va)

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