Ucraina: l’utopia della rivoluzione

“Bisogna guardare dritto negli occhi delle persone per capire dove sta il loro cuore”. È questa la “bussola” di riferimento che l’arcivescovo ortodosso di Kharkiv e Poltava Ihor Isichenko utilizza per orientarsi nel mare aperto e burrascoso dell’Ucraina orientale, terra attraversata in questi giorni da scontri e tensioni altissime. Nella giornata di ieri si sono rincorse a Kiev le notizie che provenivano da Sloviansk dove le truppe di Kiev hanno aperto il fuoco contro un posto di blocco e secondo il Ministero dell’interno di Kiev, sette filorussi sono rimasti uccisi. Una situazione incandescente perché basta davvero un nulla qui, in questa terra, per innescare la miccia di una guerra. Orientarsi in questa parte di Europa è difficile così come è complicato capire chi sta dalla parte di chi e quali sono le reali poste in gioco. L’arcivescovo ortodosso di Kharkiv (vicino al Patriarcato ecumenico) si trova in questi giorni all’università di Kiev dove insegna. Di una cosa lui è certo: “Non bisogna permettere – dice seduto in un’aula dell’ateneo – che la violenza si impadronisca del cuore della gente. È questo il rischio più grande che stiamo vivendo in questa situazione. Se la violenza prende il sopravvento la vita si ferma e muore”.
La vita al confine con la Russia. Nella cittadina orientale di Kharkiv la vita prova a scorrere normalmente. “Ma non è facile. Le persone – racconta il vescovo Isichenko – aspettano con timore che da un momento all’altro la situazione degeneri. Non si sa mai cosa può succedere domani”. La Pasqua è stata vissuta così, in un clima di sospensione. Alla veglia pasquale pochi hanno partecipato alla cerimonia perché la gente ha avuto paura delle provocazioni. Benzina e prodotti alimentari sono saliti a livelli altissimi; i supermercati si trovano in centro e la gente non rischia per andarci. Infine, sul confine russo che dista soli 45 chilometri, incombono le forze armate russe. “Come vescovo – dice Isichenko – chiedo ai cristiani di riunirsi in preghiera perché si trovi una soluzione. Ai giornalisti invece chiedo di dire la verità su quello che sta succedendo in Ucraina. Abbiamo perso la Crimea, perché non c’è stata una corretta informazione. Ed ora la stessa cosa sta accadendo all’est”.
 t
Il processo di riconciliazione. Più fredda l’analisi di Igor Koeut, politologo e direttore di una scuola (laica) di formazione socio-politica. Secondo lui, “la maggior parte delle persone dell’est non intende unirsi alla Russia, ma prendere le distanze da Kiev. In questa parte del Paese, la gente non ha mai capito cosa realmente è accaduto a Majdan. Si chiede perché ci sono stati scontri con la polizia e perché sono state uccise delle persone”. Proprio per rispondere alle istanze di queste popolazioni il governo ucraino ha annunciato l’inizio di un dibattito per introdurre emendamenti alla costituzione che permettano una maggiore decentralizzazione dei poteri dando più autonomia alle Regioni. “Purtroppo – aggiunge il politologo – sebbene il processo sia stato avviato, non è questo un tempo propizio per le riforme. L’Ucraina sta fronteggiando una sfida ancora più grande che è la sicurezza e l’intervento militare nell’est. Ed è proprio questo a mio avviso il vero scopo della Russia: non intervenire militarmente ma destabilizzare il nascente sistema politico ucraino”. La via futura per l’Ucraina passerà – ad avviso del professor Koeut – attraverso l’avvio di “un processo di riconciliazione o dialogo nazionale: mettere insieme le persone dell’est e dell’ovest, rappresentanti di diversi partiti politici e di differenti settori della società civile, i media, i business man, politici, sindaci e amministratori locali. La nostra società è attraversata dalla mancanza di fiducia: ecco perché è importante mettere insieme questi diversi soggetti della società per discutere sulle riforme e farlo attraverso i diversi punti di vista”.
Il premier Arseny Yatsenyuk da Papa Francesco. In questo delicato contesto avverrà domani, 26 aprile, l’incontro a Roma del primo ministro ad interim dell’Ucraina Arseny Yatsenyuk con Papa Francesco. Un fatto che ha avuto come precedente storico solo l’incontro che nell’ottobre del 2009 Yulia Timoshenko, allora primo ministro dell’Ucraina, ebbe con Benedetto XVI. Arseniy Yatsenyuk incontrerà in mattinata anche il premier italiano Matteo Renzi. Monsignor Bohdan Dzyurakh, segretario del Sinodo dei vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina, definisce l’incontro di sabato 26 aprile, “un ulteriore passo nel sostegno da parte della Santa Sede per le riforme in atto nel nostro Paese. Speriamo e preghiamo che questo incontro porti frutti positivi”. E aggiunge: “Abbiamo il sentimento che il Venerdì Santo sul territorio ucraino si prolunga, perché viviamo il tempo della prova e dell’aggressione esterna sul territorio. In queste circostanze apprezziamo tanto l’intervento da parte del Santo Padre che proprio nel giorno della Pasqua ha fatto un appello di preghiera per l’Ucraina al fine di sostenere tutti gli sforzi internazionali necessari per ristabilire la pace nel nostro Paese”. di Maria Chiara Biagioni

 

SCRIVI UNA RISPOSTA

Scrivi il commento
Inserisci il tuo nome