Turchia: liberi i terroristi che sgozzarono i missionari

Nei giorni scorsi, ha fatto scattare campanelli d’allarme nella comunità cristiana in Turchia la liberazione dei cinque assassini dei tre missionari protestanti torturati e uccisi nel 2007 a Malatya. I cinque uomini, vicini ai movimenti ultranazionalisti, erano stati arrestati subito dopo il massacro nella sede della piccola casa editrice evangelica Zirve, dove un missionario tedesco e due turchi furono prima incatenati, poi torturati, perché confessassero le loro attività di `proselitismo´, e quindi sgozzati. Sono usciti dal carcere di massima sicurezza di Malatya in base a una nuova legge che limita a cinque anni il massimo della carcerazione preventiva. Il loro processo, fra ripetuti rinvii, è ancora in corso. La loro scarcerazione ha messo «in ansia» i cristiani. L’episodio è l’ennesima prova della volontà politica di Erdogan, di traghettare la Turchia da uno stato laico a confessionale. I segnali lanciati dall’amministrazione politica, destano profonde preoccupazioni. Da un lato, il paese desidera entrare nell’Unione europea, dall’altro le spinte fondamentaliste cercano in tutti i modi di frenare, la modernizzazione della Turchia. Qualche giorno prima della scarcerazione dei terroristi, il premier aveva dichiarato di voler trasformare la Basilica di Santa Sofia in Moschea. Come sempre i media hanno dato poco risalto alle notizie che riguardano la discriminazione dei cristiani in Turchia. Infatti, le limitazioni religiose e il crescente rigurgito estremista-islamico, soffocano senza pietà qualsiasi atteggiamento che non sia conforme ai dettami del Corano. I terroristi, durante il processo hanno più volte minacciato le famiglie delle vittime e le ong cristiane. Nella velenosa campagna elettorale in corso per le amministrative del 30 marzo, cruciali per il futuro politico del premier islamico Recep Tayyip Erdogan, invischiato negli scandali di corruzione, c’è chi paventa un ritorno – come fra il 2006 e il 2010 – della violenza contro la piccola comunità cristiana. L’opposizione teme una strategia della tensione, il sindaco di Ankara, del partito islamico Akp di Erdogan, ha preannunciato attentati prima della fine della campagna.

In Turchia rimangono circa 120mila cristiani su una popolazione di 75 milioni, a stragrande maggioranza musulmani sunniti. Ankara riconosce ufficialmente le comunità ortodosse greca e armena, non i cattolici. Nel paese c’è ostilità verso il `proselitismo´ di altre religioni. La piccola comunità cristiana ha vissuto un periodo buio, fra l’omicidio nel 2006 a Trebisonda dell’italiano don Andrea Santoro, ucciso da un estremista al grido di `Allah Akhbar´, a quello nel 2010 a Antiochia di Mgr Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia, assassinato a coltellate dall’autista musulmano. Il timore è di un ritorno di quegli anni bui, nell’attuale momento di grande tensione politica e di incertezza. I cristiani temono una possibile «campagna di odio» ha scritto di recente Al Monitor, ricordando che in dicembre c’è stata una campagna «senza precedenti» contro i simboli del Natale `cristiano´ da parte di gruppi nazionalisti islamici. a cura di Ornella Felici

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