Triduo in preparazione alla festa di Santa Teresa d’Avila

Quest’anno si festeggiano i 500 anni della sua nascita, perciò abbiamo deciso…

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Questo triduo in preparazione alla festa di santa Teresa di Gesù si presenta con un tono di festa particolare perché, con tutta la Chiesa, celebriamo i cinquecento anni dalla sua nascita. Abbiamo fatto esperienza in quest’anno, come Famiglia Salesiana, di quanta grazia porti con sé la celebrazione di un anniversario vissuta intensamente: affiorano in modo più vivo e intenso le radici di un carisma che ancora si sviluppa nel tempo.

Di Santa Teresa vogliamo offrire una riflessione sul suo ruolo di educatrice.

Può diventare per noi uno spunto, una provocazione per rileggere la nostra esperienza come educatori. Nei giorni del triduo perciò, offriamo la lettura di un unico testo diviso in tre parti.

I testi sono tratti da Teresa di Gesù educatrice spirituale di  ]esús Castellano Cervera, OCD

Vorremmo fare però anche un’altra proposta, più concreta e più “ecclesiale”. In tutto il nostro territorio triveneto ci sono dei monasteri o delle chiese carmelitane. Chi ha la possibilità di farlo potrebbe andare a pregare in questi luoghi o partecipare ad una delle celebrazioni in onore di santa Teresa.

Di seguito mettiamo anche i luoghi:

FRIULI

Montegnacco: Monache Carmelitane Carmelo “Gesù di Nazareth”

Trieste: Parrocchia S. Maria del Carmelo

TRENTINO

Trento: Santuario Madonna delle Laste

VENETO

Monselice: Monache Carmelitane Scalze Carmelo del Sacro Cuore

Rovigo: Monache Carmelitane Scalze Monastero della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo

Padova: Compagnia di Santa Teresa di Gesù – Teresianum

Pieve di Cadore: Santuario del Cristo

Treviso: chiesa dei padri Carmelitani- via Oberdan

Verona: Monache Carmelitane Scalze Salita Monte Carmelo

Verona – Tombetta: Santuario S. Teresa di Gesù Bambino

Vicenza: Monache Carmelitane Scalze Monastero S. Teresa di Gesù Bambino

Vittorio Veneto: Convento dei Carmelitani- via Mazzini

12 OTTOBRE- PRIMO GIORNO

L’ESPERIENZA PEDAGOGICA DI SANTA TERESA

La capacità che Teresa di Gesù possiede di estendere progressivamente il suo influsso spirituale affonda le radici nel suo carattere e si manifesta nella sua stessa biografia. Non si può capire la Maestra se non attraverso la sua esperienza progressiva nella quale emergono alcuni tratti come la sua naturale capacità di comunicazione e di amicizia ed il suo incontro con Cristo Maestro, di cui cercherà di imitare lo stile pedagogico nelle cose dello Spirito.

Dall’autobiografia teresiana appare chiaro, fin dalle prime pagine del racconto della sua esperienza, la capacità di contagiare ed entusiasmare, anzi la vera e propria caratteristica di “leader” che si configurerà a suo tempo nelle qualità di una grande fondatrice.

Alcuni episodi noti della sua autobiografia lo dimostrano. Prima di tutto l’influsso decisivo che da piccola ha nei confronti del suo fratello minore per entusiasmarlo fino a mettere in pratica una fuga alla terra dei mori che non ebbe naturalmente esito positivo.La stessa forza di attrazione si manifesta nel momento in cui decide di entrare monaca nel monastero dell’Incarnazione e contagia la vocazione ad un suo fratello che a sua volta entra, ma per poco tempo, in un convento di Domenicani. Di sé dirà che era la «più amata» in famiglia; il suo «io» ha la capacità di diventare il «noi» di chi condivide con lei le esperienze della vita, dell’amicizia e della pietà. Perfino da giovane monaca si reca ad uno sperduto paese e riesce con la sua purezza e fervore a trascinare fuori dal peccato un sacerdote che era implicato in una vita poco edificante, dimostrando ancora una volta la sua capa­cità di attirare verso il bene.

Nel suo monastero dell’Incarnazione presto emerge come una persona capace di trascinare altre nel suo ideale di vita. Deve diventare per forza, date le circostanze di allora, educatrice della sua sorella minore Giovanna.

 All’interno del monastero trasmette quell’amore all’orazione che era stato per lei un punto saldo di riferimento prima ancora di abbracciare la vita religiosa. Diventa addirittura educatrice di suo padre nel cammino della preghiera quando per la malattia deve accompagnarlo in casa e trascorrere dei periodi al suo servizio.

Si può dire quindi che Teresa ben presto appare segnata da una vocazione e da una missione, quella di educare altre persone e di trasmettere il proprio ideale ad altri. Ciò accade inizialmente, lo abbiamo detto, nel monastero dell’Incarnazione, in un clima che possiamo considerare piuttosto negativo dal punto di vista della formazione spirituale che potevano ricevere le monache, tanto dentro quanto fuori, con il possibile aiuto esterno dei confessori.Teresa confessa delicatamente questa carenza educativa e si manifesta come un’autodidatta che attraverso la lettura dei libri spirituali e l’esercizio dell’orazione si affida alla pedagogia del Maestro divino. Ma ciò comporta dei rischi. E Teresa, lo racconta lei stessa nella sua autobiografia, entra in crisi di valori spirituali, lascia la stessa orazione, sperimenta la più cupa solitudine spirituale, finché viene risvegliata da Cristo stesso in un momento di forte e decisiva conversione.

Anche questa esperienza è cruciale per la sua pedagogia ulteriore. Da questa crisi, che Teresa proporrà come momento di verifica necessaria nella vita spirituale, lei ha riportato lezioni fondamentali, sia per i pericoli da evitare, sia per la comunione con gli amici di Dio da procurare per non soccombere sola davanti al pericolo, sia specialmente per l’esperienza della pedagogia di Cristo Maestro che l’ha riportata sulla buona strada di una vita salvata.

È proprio dopo la sua conversione che accade un episodio che segnerà in maniera decisiva la pedagogia teresiana. Proprio nel momento in cui sente i primi sintomi di una presenza di Dio nella propria preghiera, mentre a livello umano sente ancora una certa fragilità, Teresa consulta due suoi amici che, non sapendo mettere insieme le grazie che Teresa riceve con la sua ancora fragile risposta, concludono in maniera affrettata che questi impulsi positivi non sono opera della grazia ma del demonio. Una risposta che avrebbe potuto frustrare per sempre la chiamata alla santità di Teresa. Per fortuna altri confessori la consigliano in maniera più positiva e la conducono con soavità ad aprirsi completamente alla grazia. È la luce che illumina tutto il modo di procedere di Teresa in seguito, per sé e per gli altri. Si tratta per lei della grande sapienza e responsabilità di «capire un’anima» senza pre­giudizi e senza ricette preconcette, cercando di indovinare l’opera di Dio nelle persone.

Ma fondamentalmente per Teresa l’esperienza più gratificante della pedagogia spirituale è quella che ha fatto alla scuola del Maestro. Ritorna spesso sulla sua penna questa qualifica evangelica e la convinzione che il Signore è stato il suo Maestro, colui che trasmetteva senza rumore di parole i suoi insegnamenti e la indirizzava soavemente verso la pienezza della vita divina. Del Maestro divino Teresa ha appreso l’amore per la verità, la forza della vita, la pazienza e l’attesa di una risposta libera. Si educano le persone, pensa Teresa, quando si propone loro la verità dei valori, quando la si comunica come esperienza di vita, ma sempre nella paziente attesa che Dio operi nelle persone e le conduca soavemente, anche attraverso prove e delusioni, verso la conversione e la vita nuova.

Alla scuola del Maestro divino, ancor prima della fondazione di San Giuseppe di Avila, quando nasce la riforma teresiana, ha imparato e ha messo in pratica la pedagogia della comunione spirituale o dell’amicizia in Cristo. Teresa ne fa una stupenda apologia nel cap. 7 della sua Autobiografia, verso la fine, quasi contrapponendola all’esperienza di solitudine vissuta durante il momento della sua tiepidezza spirituale. Aiutarsi vicendevolmente, farsi spalle gli uni agli altri, crescere nella comunione mediante la comunicazione, è una convinzione di fondo che sta alla base di tutta una pedagogia dell’amicizia e della vita comunitaria.

Ma la convinzione diventa esperienza concreta. Teresa raccoglie nel parlatorio che prima era stato il luogo della dissipazione delle conversazioni frivole, un gruppo che lei chiama «i cinque che al presente ci amiamo in Cristo» un gruppo di persone che vogliono amare e servire Cristo e scelgono questo patto di comunione per progredire nella perfezione. Ma altresì, Teresa raccoglie nella sua cella monacale un gruppo di altre consorelle che via via va crescendo fino ad arrivare ad una quarantina, con le quali condivide l’amore per la preghiera e i propositi di un autentico rinnovamento spirituale. Teresa quindi diventa piano piano maestra ed educatrice, prima ancora di essere Fondatrice, allargando il suo raggio di azione oltre la sua stessa comunità.

Questo ruolo pedagogico sarà essenziale ormai nella sua vita, a partire dalla fondazione di San Giuseppe di Avila e degli altri monasteri, in un’opera instancabile che va dall’anno 1562, con la prima fondazione, all’anno 1582, con l’ultima fondazione e la sua morte. Non è possibile seguire Teresa in questa vasta storia di fondazioni e di esercizio del suo magistero e della sua pedagogia. Basti cogliere con una certa progressività alcuni elementi fondamentali.

Con la fondazione del monastero di San Giuseppe di Avila, Teresa ha coscienza di essere diventata maestra e madre, educatrice e plasmatrice di persone che hanno abbracciato un ideale di vita impegnativo come è quello della vita contemplativa al servizio della Chiesa, in una comunità che vive in stretta clausura. Il Cammino di Perfezione, opera eminentemente pedagogica, traccia con chiarezza alcuni capisaldi della pedagogia teresiana. Si tratta prima di tutto di proporre i valori ideali della nuova vita che nasce nella Chiesa, indicare il metodo concreto per raggiungere questi valori ideali, tenere conto della necessaria progressività nel raggiungere questi ideali. Teresa unifica questo progetto educativo attorno alla preghiera, in­trecciando con realismo le esigenze concrete della vita di orazione, aiutando a cogliere il necessario progresso nelle vie della santità, invitando ad aprirsi totalmente all’ora di Dio e alla sua opera nelle persone. Si tratta in fondo di trovare in Cristo il Maestro, come lei lo ha trovato, e mettersi sotto la sua guida.La coerenza tra preghiera e vita è uno dei punti nodali della sua pedagogia.

Questa pedagogia si apre di più man mano che aumentano le fondazioni, le difficoltà, i conflitti. Le Lettere teresiane, ma anche il suo libro delle Fondazioni, sono materiale di prima mano per l’analisi di valori, metodi, consigli educativi, interventi comunitari e personali in momenti difficili di crisi ecc.

Ma la pedagogia a più vasto raggio è quella che Teresa esercita con la redazione dei suoi scritti maggiori, in modo speciale il trittico Vita, Cammino, Castello. La forza pedagogica di questi scritti sta appunto nel carattere esperienziale, mistagogico. Parte dall’esperienza e vuole condurre ad una esperienza. Scrive, come dice lei, per «ingolosire» il lettore ed attirarlo verso la vita di Dio.[8] Comunica la propria vita. E continuamente, in dialogo con i lettori, propone le tappe possibili per raggiungere i più grandi ideali e traguardi della vita cristiana. Fa «teologia narrativa» della propria esperienza spirituale e della possibile e raggiungibile esperienza del mistero cristiano, offerta da Dio a tutti. Nella proposta della verità ha il suo forte dal punto di vista di una pedagogia dei valori; nella convinzione e nella trasmissione della propria esperienza appoggia la sua capacità di farsi ascoltare e seguire. Nella continua capacità di rendersi conto delle obiezioni dell’editore, dei suoi timori, delle sue difficoltà, affiora il suo profondo senso pedagogico.

Preghiamo:

O Padre, che nei santi

manifesti la tua presenza e il tuo volto,

fa’ che seguiamo l’esempio di preghiera

e di operosità instancabile di santa Teresa

patrona dell’Istituto.

Rendici consapevoli come lei,

che solo Dio basta

e nulla manca a chi veramente lo possiede.

Fa’ che ci lasciamo pervadere

dalla forza del tuo Amore

e lavoriamo con audacia evangelica

per l’avvento del tuo regno,

specialmente tra la gioventù a noi affidata.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen

Redazione Papaboys (Fonte www.donboscoland.it)

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