Tredici, il male oscuro degli adolescenti. Forse i genitori dovrebbero sapere di cosa si tratta

13 Reason Why , conosciuta in Italia come Tredici è una serie TV americana originale di Netflix. La prima stagione (13 puntate) è stata pubblicata in prima visione a partire dal 31 marzo 2017 sul servizio di video on-demand in tutti i paesi in cui il servizio è disponibile, Italia compresa. Queste brevi note di servizio non saranno una novità per chi si trova in casa un pre-adolescente o un adolescente, perché – così pare dalla critica – la serie ha avuto un successo esorbitante tra i giovanissimi.

Basti pensare che, a pochi giorni dall’uscita, la serie era già in vetta alla classifica di Netflix e la sola pagina Facebook ufficiale contava oltre 3 milioni e mezzo di attivissimi iscritti. Successo per altro confermato dal romanzo d’ispirazione, Tredici di Jay Asher (Mondadori), che uscito nel 2007, è subito ritornato tra i libri più venduti per ragazzi.

Non avrà piacere di sapere, chi invece è ancora digiuno della notizia, che la serie cui si deve tanto successo, parla di una ragazzina, Hannah Baker, che – a seguito di una serie più o meno grave di soprusi – decide di suicidarsi. Il 13 del titolo, infatti, sta per il numero di “ragioni” e dunque di rispettivi “carnefici” che porteranno la ragazza al folle gesto: Hannah invierà a ciascuno di questi un’audio-cassetta nel compimento di una sorta di vendetta post-mortem.

Sicché non si rischi di liquidare la vicenda a poco più che un’inopportuna ragazzata e per bene inquadrare il livello della questione, il lettore consideri che Hannah, sotto gli occhi dei giovanissimi spettatori, si suicida tagliandosi le vene in una vasca da bagno con una scena priva di censura che va oltre il raccapricciante, a questo si aggiungano due scene di stupro crude ed esplicite perpetrate su altrettante ragazzine. Si potrebbe continuare con lo spoileraggio dato che di materiale del calibro è piena la serie, ma pare che l’idea sia già resa a sufficienza. Tant’è: la serie – come detto – è un successone al punto che Netflix ha già annunciato la seconda stagione in arrivo nel 2018.

Ebbene, tutto normale? Per la verità le polemiche ci sono state eccome: fior fior di psichiatri, psicologi e consulenti scolastici si sono mobilitati contro la serie televisiva. Eppure persino monsieur de La Palice avrebbe sorriso nel sapere che la contestazione principale è stata pressappoco la seguente: per coloro che soffrono di disturbi mentali la visione di Tredici è considerata nociva in quanto rischierebbe di istigare tali soggetti all’emulazione. Tradotto: se ad un ragazzino/a con ossessioni suicide faccio vedere un film di 13 puntate che parla solo di suicidio, cosa potrà mai accadere? Segreto di Pulcinella. La polemica però è montata a tal punto che la casa produttrice ha messo a disposizione una sorta di linea telefonica dedicata per dare un eventuale supporto psicologico ai telespettatori. Che è un po’ come dire: “tranquillo, bevi la cicuta ché poi, puoi sempre fare la lavanda gastrica”. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere.

E infatti: che quanto supposto come rischio, sia in realtà un’ovvia conseguenza, lo ha già ampiamente dimostrato la realtà. Secondo quanto emerso da una ricerca realizzata dal Journal of the American Medical Association (JAMA), dopo la messa in onda della serie Tv sono aumentate a dismisura le ricerche online sul suicidio e sui metodi per compierlo. Il co-autore dello studio, Mark Dredze, ha spiegato che “nei 19 giorni successivi al rilascio della serie, si sono registrate tra le 900.000 e il milione e mezzo di ricerche correlate al suicidio in più di quanto previsto”.

Sulla base dei dati enunciati, Johon Ayers – professore di salute pubblica presso la San Diego State University – ha deciso di analizzare l’impatto dello spettacolo ed il potenziale danno sui bambini. “Studi precedenti – spiega Ayers – hanno già confermato come le ricerche su internet siano uno specchio veritiero sui tassi di suicidio che si verificano nel mondo reale. Ciò significa che è realistico supporre che i suicidi siano aumentati a seguito della proiezione di questo programma”. Non solo, il Washington Post ha documentato come in diverse scuole della Florida si sia registrato un effettivo aumento di tentativi di suicidio e di comportamenti autolesionisti da parte degli studenti e che alcuni di questi hanno associato tali azioni a quanto visto nella serie. In Australia invece, Headspace, un servizio di assistenza per la salute mentale per i giovani tra i 12 e i 25 anni, ha denunciato l’aumento di chiamate e segnalazioni ricevute in riflesso alla pubblicazione della serie.

Il punto è che fermarsi a tali raccapriccianti considerazioni è tanto tragico quanto facile. Tutti malati di mente questi giovani telespettatori? No di certo, troppo comodo. Talmente comodo che, così facendo, si insabbia la vera e drammatica domanda. Ora cerchiamo di non prenderci in giro: non si contesti che l’essere fans della serie è tutt’altra cosa che strizzare l’occhio al suicidio e non si contesti neppure che il film è un’occasione di confronto su alcuni temi sensibili tra i giovani, perché è proprio questo il punto. Hannah – che non a caso è una ragazza molto bella e cool (inizialmente doveva essere la sciantosissima Selena Gomez sfilatasi all’ultimo) – Hannah è di fatto la figura positiva del film. Piaccia o no, è lei l’eroina della narrazione e come tale è percepita dal pubblico.

Non solo: il suo suicidio – pur raccontato nei minimi, infernali dettagli – è in fondo presentato come una sorta di “riscatto” per tutte le ingiustizie, le violenze, le tremende sofferenza subite. Ed insieme, il suicidio rappresenta la “meritata vendetta” che fa bruciare tra i sensi di colpa i “carnefici”. Oppure, se preferite, è ancora peggio: per il bene nel film non c’è spazio, viene raccontata ai ragazzini una realtà dove il bene non esiste e perciò è il male ad occuparne il trono indisturbato. E’ il trionfo del male il vero giudizio che emerge, il male come parola ultima sulla vita che sfocia nel buio infernale. Esageriamo? E’ solo un film? Ebbene si risponda: pensiamo davvero che la visione di questi, insieme altri simili, bestialità non abbia una conseguenza sulla mente e sul cuore dei più piccoli?

E allora la vera, taciuta domanda è: perché una serie del genere ha avuto stra-successo tra poco più che bambini? Come mai i ragazzini percepiscono come attraente la storia di una coetanea disperata che si toglie la vita? Che cosa hanno dentro, questi ragazzi, da comunicare? Quanta fragilità? Quanta incomprensione devono sentire addosso se si identificano in una sofferenza tanto atroce quanto invisibile? E ancora: quanto nulla hanno di fronte queste giovani creature per essere affascinate da un personaggio che sceglie il suicidio come soluzione alla sofferenza? Perché forse, i nostri ragazzini, qualcosa da dirci ce l’hanno, forse ci vogliono dire che abbiamo smesso di giudicare e che li stiamo lasciando da soli nel vuoto.






Ci vogliono dire, forse, che servono loro argini stretti per proteggerli dal male inutile e ragioni abbastanza solide per affrontare quello inevitabile. Che desiderano una ragione di vita che regga l’urto della sofferenza. Forse vogliono dirci che hanno bisogno di qualcuno che vieti loro di guardare 13 puntate di osanna al suicidio, perché è infinitamente più eletrizzante scoprire l’abbraccio di qualcuno che li ama da sempre, così come sono. Dentro al fango, alla sporcizia, al buio, alla tristezza, alla sofferenza, alle ingiustizie, alle violenze. Perché tutte queste cose, anche se ci sono e ci saranno, non sono l’ultima parola sulla loro esistenza. Forse vogliono qualcuno che entri con loro nella corrente del male, che li abbracci e li porti a riva. Forse gli basterebbe sapere che questo Qualcuno esiste, che li amava prima che nascessero, li ama ora e li amerà per sempre. Allora, diciamoglielo, per carità! Perché non esistono vie di mezzo: o siamo noi a testimoniare loro, instancabilmente, che la vita è un doloroso ed entusiasmante cammino verso la Felicità totale o è il Male che penserà ad educarli a sé. E’ dura oggi, ma è il nostro compito: non abdichiamo. Perché se non gli testimoniamo questo, prima che loro feriscano il proprio corpo, saremo noi ad infliggere un colpo terribile alla loro anima.




Fonte lanuovabq.it

2 COMMENTI

  1. Sono pienamente d accordo con Elena Picone in quanto la ricerca sui suicidi è aumentata ma non sono aumentati i suicidi stessi. Informarsi sulle cose anche se sono brutte è importante perché credo che sapere a cosa porta un tale gesto potrebbe ad alcune persone spingere a non farlo. Detto questo in 13 le scene di stupro e del suicidio vengono preannunciate all inizio della puntata in cui si invita la non visione a chi è debole di “cuore”. Comunque 13 non è che la si fa vedere a un bambino di 8 anni ma per me è una delle più belle serie adolescenziali.

  2. Il fatto che l’aumento di ricerche sul suicidio dopo il rilascio di 13 era noto da un po, ma non è detto che siamo aumentati i suicidi stessi.
    Hai ragazzi non serve qualcuno che vieti di vedere certe atrocità, ma qualcuno che mostrandogli quelle situazioni terribili sappia poi spiegarle ai giovani. Può darsi che alcuni, tra i più maturi ,riescano a comprendere da soli certi argomenti e che le spiegazioni, inutili e aggiuntive, diano fastidio.
    13 è una bella serie tv, che fa riflettere e capire molte cose, se guardata nel modo giusto. È giustamente nata per fare capire i valori che ha la vita alle persone e dello spreco di buttarla via per degli eventi che sono solo passeggeri, che dopo degli anni saranno solo innoqui ricordi. In più credo che alcuni abbiano cercato informazioni sul suicidio per curiosità personale e per essere informati su argomenti che non sono spesso resi così noti.
    Mia madre non mi ha impedito la visione di questa serie tv, forse per il fatto che sapeva che mi avrebbe fatto riflettere e fare dei pensieri come quelli che ho appena esposto.
    Non seguo molto le serie tv, ma questa è una delle poche che mi è davvero piaciuta.
    Detto questo posso affermare che mi trovo in forte disaccordo con le idee di chi ha scritto questo articolo, ma ognuno giustamente ha le proprie.
    Spero che il mio parere non abbia dato fastidio ha chi la pensa diversamente.

    Non è mai una buona azione,seppur fatta con le migliori intenzioni, limitare gli altri, anche solo trattandosi di una serie tv. Spero ci riflettiate~

SCRIVI UNA RISPOSTA

Scrivi il commento
Inserisci il tuo nome