Tony è gravemente malato di sclerosi multipla, ma la sua vita è un canto di ringraziamento e lode a Dio!

Tony è gravemente malato di sclerosi multipla, ma la sua vita è un canto di ringraziamento e lode a Dio!

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Potete raccontare la vostra storia e dare speranza a qualcun altro…” Parla Tony Lombardo, malato di sclerosi che è passato dalle acque della morte alla Vita vera.

“Mi sono puntato la pistola alla testa. Mentre mettevo il dito sul grilletto ho visto la fotografia di mia figlia di sei anni. Me la sono immaginata mentre mi guardava e ho pensato: ‘Se premi il grilletto non ucciderai solo te stesso, ucciderai quella bambina. Vuoi ucciderla?’ Ho messo giù la pistola. In quel momento ho deciso di abbracciare la lotta per rimanere vivo”.

La storia di Tony

All’inizio degli anni Ottanta Tony Lombardo conduceva una vita normale. Sposato, due figli, viveva come la maggior parte dei padri. Nulla avrebbe potuto prepararlo per quello che stava per arrivare.

Tutto è iniziato una mattina in cui vedeva doppio. Col tempo, questo disturbo è progredito portando alla perdita della mobilità del lato sinistro del corpo. Negli anni successivi la perdita di tutte le capacità motorie è aumentata, ad eccezione della mano destra. A Tony è stata diagnosticata la sclerosi multipla, ed è passato dall’essere un giovane atleta di corsa campestre al liceo a un uomo confinato su una sedia a rotelle elettrica senza preavviso, e senza una prospettiva di cura.

La rabbia verso Dio

“Odiavo Dio, guardavo in alto e gridavo: ‘PERCHÉ MI STAI FACENDO QUESTO?? SONO UNA BRAVA PERSONA!! NON PICCHIO MIA MOGLIE E I MIEI FIGLI!! NON PUOI ESSERE UN DIO BUONO!! COSA C’È CHE NON VA IN TE?? NON MERITO UNA COSA SIMILE!!’ La mattina in cui ho deciso di porre fine alla lotta ho compiuto una delle scelte più difficili della mia vita. Non riuscivo più a sopportare le limitazioni che il mio problema aveva imposto a me e alla mia famiglia. Non ero disposto ad accettare il mio nuovo status… una vita caratterizzata dalle limitazioni. Una vita del genere non faceva per me. Ero un atleta. Ero un corridore. Se non potevo vivere la via a cui ero abituato, allora la mia esistenza non poteva continuare. Sapevo che avevo la possibilità di porre fine all”agonia emotiva’ premendo semplicemente il grilletto, ponendo così fine alla mia piaga. Pensavo che sarei stato meglio da morto, e che ciascuno sarebbe stato meglio se fossi morto”.

“Non l’ho fatto. Nell’istante successivo ho sentito una nuova emozione che mi controllava. Ho capito che la battaglia poteva essere difficile ma sarei stato all’altezza della sfida. Il giorno prima mi ero perso nella mia rovina personale, ma ora provavo improvvisamente speranza. Le parole ‘combatti la lotta’ hanno echeggiato spesso nella mia mente”.

“In molte occasioni, nel mio dolore emotivo senza fine, ho sopportato una sofferenza che mi ha fatto maledire il cielo. Sapevo che dovevo superare il mio dolore e trovare la capacità di combattere la mia battaglia. Ho visto mia madre combattere oltre le sue forze per trovare quel ‘luogo speciale’ da cui ha combattuto il tumore al seno. Ero consapevole che non si sarebbe mai permessa di arrendersi a niente finché non fosse stata pronta ad ammettere la sconfitta. Mia madre non ha mai, mai ammesso la sconfitta”.

Mostrare apertamente le proprie debolezze

“L’ho imparato dopo aver incontrato degli eroi che hanno lasciato parte di sé sul campo di battaglia. L’ho imparato diventando sempre più consapevole dell’importanza del lavoro di poliziotti e pompieri. Negli ospedali, ho visto medici e infermieri disposti a compiere il passo extra di essere onesti e generosi mettendo a disposizione i loro doni individuali. Da ciascuno ho imparato un modo particolare di cogliere l’energia del ‘combatti la battaglia’”.

“Confessare le proprie debolezze è una cosa, ma mostrarle apertamente è un cambiamento ben più profondo di quello che chiunque possa immaginare. Nel mio caso, la negazione della mia malattia ha creato un demone che ha spaventato chi voleva aiutarmi. La verità è che nessuno può aiutare gli altri fin quando questi non accettano di avere bisogno di aiuto. Prima o poi lo impariamo tutti nella vita… A volte lo impariamo nel modo più difficile. I cambiamenti improvvisi che non riusciamo a controllare ci costringono a un risveglio brusco. Non si può fuggire da se stessi”.

La scoperta della capacità di mostrare amore

“Mi sento come se fossi sopravvissuto alla tempesta, ma con la sclerosi multipla non c’è modo di ricostruire quello che era una volta. I ricordi sono intatti, ma sono solo pensieri associati al passato, non posso far tornare le cose com’erano. Avevo bisogno di una riabilitazione della mente e dell’anima. Dovevo scoprire la capacità di mostrare amore a chiunque fosse disposto ad aiutarmi. Questo è stato il primo passo nell’ammettere che non c’era nessuno da biasimare. Questo passo, questo primo passo, è un’esperienza che altera la mente. È una rivelazione che mi ha permesso di muovermi verso la Luce. La società ama l’idea del perdente che risale dalle profondità della disperazione arrivando al successo. Nei film vediamo quello che può raggiungere lo spirito umano, o testimoniamo il coraggio di un eroe nell’accettare quello che la condizione umana può sopportare”.

L’esperienza a Coney Island

“Non so nuotare. Quando ero piccolo sono entrato in acqua a Coney Island, a Brooklyn. Mi sono immerso fino al collo. C’è stata un’onda, sono scivolato e sono andato sotto. Ho cercato di uscire e ho gridato chiedendo aiuto, invano. Ero affaticato. Sono andato sott’acqua per quella che è sembrata un’eternità. Non riuscivo a respirare. I miei polmoni mi stavano uccidendo. Stavo inghiottendo acqua. Mi sono reso conto che stavo morendo. A quel punto ho detto addio a mia madre, mio padre e mio fratello. L’ultima cosa che ho detto è stata ‘Dio, per favore, fa’ che qualcuno mi tiri fuori’. Non avevo neanche finito di pronunciare questa frase che ho sentito qualcuno che mi prendeva per un polso e mi tirava fuori. Un uomo mi ha preso per le braccia e ha iniziato a scuotermi mentre gridava: ‘ Stai bene, piccolo? Stai bene?’ Tossivo sputando acqua. L’ho ringraziato un miliardo di volte e sono tornato alla spiaggia”.

“All’epoca non lo sapevo, ma Dio ha permesso a quell’uomo di salvarmi di modo che potessi vivere e realizzassi ciò che mi aveva assegnato nella vita. Salvare la mia vita è stato la SUA parte. Credo fermamente che la mia sia vivere con la sclerosi multipla e ripagare per quello che ho ricevuto”.

Il seme dell’infazia che germoglia al momento opportuno

“Anni dopo, al culmine della mia rabbia nei confronti di Dio, mi è tornato in mente quell’episodio e sono tornato a quel giorno. È stato un momento di definizione, è per questo che sono qui. È qui che Dio vuole che io sia. La fede che ho trovato non era qualcosa che ho imparato per via della mia situazione, ma qualcosa di nascosto dentro di me che ha trovato un posto in cui crescere quando era più necessario… Un seme è stato piantato dentro di me quando ero un ragazzino, e ringrazio i miei genitori per aver condiviso la loro fede con me. Vado alla cappella dell’Adorazione più spesso possibile. Mi siedo e ringrazio sempre… ringrazio per tutto ciò che Dio ha fatto per me. Ringrazio per mia moglie, per i miei figli, per la mia famiglia e le persone che mi circondano, e perfino per la sclerosi multipla. Dico scherzando al Signore: ‘Se è questo che vuoi per me, spero di fare un buon lavoro!’”

Dalle profondità della disperazione alla Vita

“La mia missione è dare speranza alle persone insegnando loro come affrontare una sfida fisica. Questo si fa non solo con la speranza di superare qualsiasi ostacolo che la vita mette sul nostro cammino, ma anche comprendendo che non si deve fare tutto da soli. Si può diventare parte di qualcosa di molto più grande di noi stessi. Possiamo raccontare la nostra storia e dare a qualcun altro la stessa speranza che gli permetterà di affrontare le sue battaglie e raccontare la sua storia”.

Tony è passato dalle profondità della disperazione a costruirsi una vita, crearsi una famiglia e diventare una fonte di ispirazione per innumerevoli persone nonostante i limiti che una volta riteneva insormontabili. La sua testimonianza mostra che ogni vita, indipendentemente dalle sfide che affronta, è importante, sacra e splendida.

Vive vicino a Jersey Shore e scrive una rubrica intitolata Let’s Hear Your Story (LHYS) per TAPinto.net, in cui raccoglie storie che sottolineano l’esperienza di persone che hanno sopportato sfide incredibili. Tony parla anche in pubblico, concentrandosi sull’esperienza di sopravvivere a sfide fisiche e sulla consulenza.

Di Jeffrey Bruno per Aleteia.org

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