Home News Pax et Justitia Tirana. Celebrazione dei Vespri. Il discorso a braccio di Papa Francesco

Tirana. Celebrazione dei Vespri. Il discorso a braccio di Papa Francesco

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PapainAlbania_tnAvevo preparato questo discorso… ma adesso mi è venuto in mente di dire un’altra cosa…

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Nella celebrazione dei Vespri nella Cattedrale di San Paolo con i sacerdoti, religiosi, seminaristi e movimenti laicali il Papa ha tenuto la sua seconda omelia a Tirana, dopo le toccanti testimonianze di un sacerdote e di una religiosa che hanno vissuto la persecuzione comunista. Commosso il Papa ha messo da parte il discorso scritto – che hai poi consegnato – e ha parlato a braccio. Di seguito una nostra trascrizione delle parole del Papa:

“Io ho preparato alcune parole per voi, da dirvi, e le consegnerò all’arcivescovo perché lui dopo vi faccia arrivare la traduzione è fatta, già; si può fare arrivare. Ma adesso, mi è venuto di dirvi un’altra cosa …Abbiamo sentito nella Lettura: ‘Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione, con la consolazione stessa con la quale siamo stati consolati noi da Dio’. E’ il testo che oggi la Chiesa fa riflettere nei Vespri.

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In questi due mesi, mi sono preparato per questa visita, leggendo la storia della persecuzione in Albania. E per me è stata una sorpresa: io non sapevo che il vostro popolo avesse sofferto tanto! Poi, oggi, nella strada dall’aeroporto fino alla piazza, tutte queste fotografie dei martiri: si vede che questo popolo ancora ha memoria dei suoi martiri, di quelli che hanno sofferto tanto! Un popolo di martiri … E oggi, all’inizio di questa celebrazione, ne ho toccati due. Quello che io posso dirvi è quello che loro hanno detto, con la loro vita, con le loro parole semplici … raccontavano le cose con una semplicità … ma tanto dolorosa! E noi possiamo domandare a loro: ‘Ma come avete fatto a sopravvivere a tanta tribolazione?’. E ci diranno questo che abbiamo sentito in questo brano della Seconda Lettera ai Corinzi: ‘Dio è Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione. E’ stato Lui a consolarci!’, con questa semplicità. Hanno sofferto troppo. Hanno sofferto fisicamente, psichicamente anche quell’angoscia dell’incertezza: se sarebbero stati fucilati o no … E vivevano così, con quell’angoscia! E il Signore li consolava.

Penso a Pietro, nel carcere, incatenato, con le catene: tutta la Chiesa pregava per lui. E il Signore consolò Pietro, e ai martiri e a questi due che abbiamo sentito oggi, il Signore li consolò perché c’era gente nella Chiesa, il popolo di Dio, le vecchiette sante e buone, tante suore di clausura che pregavano per loro. E questo è il mistero della Chiesa: quando la Chiesa chiede al Signore di consolare il suo popolo, e il Signore consola umilmente, anche nascostamente. Consola nell’intimità del cuore e consola con la fortezza. Loro, sono sicuro, non si vantano di quello che hanno vissuto perché sanno che è stato il Signore a portarli avanti. Ma loro ci dicono qualcosa! Che per noi, che siamo stati chiamati dal Signore per seguirlo da vicino, l’unica consolazione viene da Lui!

Guai a noi se cerchiamo un’altra consolazione! Guai ai preti, ai sacerdoti, ai religiosi, alle suore, alle novizie, ai consacrati quando cercano consolazione lontano dal Signore! Io non voglio bastonarvi, oggi, eh? Io non voglio diventare il boia, qui; ma sappiate bene, se voi cercate consolazione in altra parte, non sarete felici! Di più: non potrai consolare nessuno, perché il tuo cuore non è stato aperto alla consolazione del Signore. E finirai, come dice il grande Elia al popolo di Israele, ‘zoppicando con le due gambe’. Sia benedetto Dio Padre, Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione, con la consolazione con cui siamo stati consolati noi stessi, da Dio. E’ quello che hanno fatto questi due, oggi. Umilmente, senza pretese, senza vantarsi, facendo un servizio per noi: di consolarci. Anche, ci dicono: “Ma, siamo peccatori!”, anzi, ci dicono: “Peccatori, ma il Signore è stato con noi: questa è la strada. Non scoraggiatevi!”. Scusatemi, se vi uso oggi di esempio, ma tutti dobbiamo essere d’esempio uno all’altro. Ma, andiamo a casa pensando bene: oggi abbiamo toccato i martiri”.

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A cura di Redazione Papaboys

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