HomeNewsFinis MundiTianjin, emozione in Cina per la preghiera del Papa

Tianjin, emozione in Cina per la preghiera del Papa

Taijin sIn Cina – all’indomani delle tragiche esplosioni a Tianjin che hanno causato finora 114 morti e decine di dispersi e grande allarme per la dispersione del letale cianuro di sodio – ha destato grande emozione la preghiera di Papa Francesco all’Angelus dell’Assunta. La Tv del Paese ha dato ampio risalto alle parole di dolore e di solidarietà del Pontefice. Un fatto assolutamente non usuale, come commenta padre Sergio Ticozzi, missionario del Pime, raggiunto telefonicamente ad Hong Kong da Fausta Speranza:

R. – Certamente è una cosa positiva, è un passo in avanti. Finora, tutto quello che riguardava il  Vaticano e il Papa non era presentato dalla televisione cinese. Se c’è stata questa presentazione è segno che la Cina è interessata al rapporto con il Vaticano, è interessata a presentare il Papa Francesco, soprattutto nel suo atteggiamento di compassione, di misericordia per persone che stanno soffrendo. Questo è veramente positivo.

D. – Com’è la situazione ora a Tianjin?

R. – Grave, perché sono oltre 100 i morti, per di più c’è l’inquinamento atmosferico che si cerca di non sottolineare troppo. Ma di fatto, ci sono nell’atmosfera sostanze chimiche che danneggiano la salute umana: c’è questo pericolo.

D. – La popolazione si è lamentata per la mancanza di informazione a livello locale …

R. – Sì, cercano di far tacere tutte le informazioni al riguardo del fatto concreto. Dicono le cose generali ma non tutte le conseguenze che possono provocare e che preoccupano la gente. Quindi, cercano di far passare le notizie non troppo negative. Questo è un dato di fatto. Ma adesso, con le comunicazioni via internet, via e-mail, telefoni cellulari e via dicendo, la gente viene a sapere tutto.

D. – Parliamo di materiali difficili da gestire, probabilmente la normativa non è all’altezza della pericolosità di questi materiali …

R. – Sì, riguardo alla sicurezza, la Cina è ancora molto indietro. Io ricordo 20 anni fa, ero in Cina e gestivo una scuola di tecnici, andavo in giro nelle fabbriche e si parlava con i tecnici italiani della sicurezza sul lavoro, della sicurezza dei prodotti chimici, di non disperderli nell’aria e via dicendo. A quei tempi dicevano: “Queste sono cose dell’Occidente, non nostre”. Dopo un po’ hanno incominciato a prendere coscienza di questa realtà, però non hanno ancora preso tutte le misure di sicurezza, soprattutto riguardo alle sostanze chimiche che hanno bisogno di un trattamento particolare.

D. – Quando accadono tragedie come questa di Tianjin, in genere la comunità internazionale con esperti, con personale adeguato, è presente, c’è uno scambio a livello internazionale. Questo sta avvenendo a Tianjin?

R. – Da questo punto di vista, la Cina sta aprendosi: danno il benvenuto a esperti dall’esterno, da Paesi esteri. Però, vogliono gestire loro tutto. Tutta l’operazione è in mano a loro. E’ andato là un gruppo di militari, per gestire questo problema.

D. – Tra la gente sta nascendo una nuova consapevolezza a proposito di problematiche ambientali?

R. – Sì, sì. Pian piano. Prendono consapevolezza perché ci va di mezzo la salute loro, dei figli … Anche per altre cose, come per esempio i prodotti alimentari che non sono curati nella loro qualità oggettiva. I bambini prendono il latte, i cibi e ne risentono, si ammalano … Quindi la gente pian piano si accorge che occorre fare attenzione alla qualità dei prodotti, a come trattare sostanze particolarmente dannose e difficili da gestire.

Redazione Papaboys (Fonte it.radiovaticana.va)

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