Taizé a Strasburgo per seminare la fiducia tra i giovani

logo_strasbourg_global-2-3NEL CUORE D’EUROPA – Frère Alois ha preso le redini del cammino ecumenico lasciate nel 2005 dal fondatore fr. Roger: “Quando ascoltiamo i giovani, tocchiamo con mano problemi e sofferenze. Oggi molte povertà sono nascoste: abbandoni, solitudini, incomprensioni. Ma vedo anche grande generosità”. E ancora: “Il Papa chiede la collaborazione di tutti: questo linguaggio evidentemente colpisce le generazioni più giovani”

Il “pellegrinaggio della fiducia sulla terra” promosso dalla comunità di Taizé farà tappa quest’anno, dal 28 dicembre al 1° gennaio, nella città di Strasburgo, cuore dell’Europa, luogo storico della riconciliazione post-bellica. Trentamila giovani di tutto il continente arriveranno qui per dare all’Europa una grande testimonianza di amicizia tra i popoli. “Il Papa conta su di voi perché attraverso la vostra fede e la vostra testimonianza, lo spirito di pace e di riconciliazione del Vangelo si diffonda fra i vostri coetanei”. È Papa Francesco a scriverlo in un messaggio rivolto ai partecipanti. Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, saluta con affetto l’iniziativa: “Con i nostri destini sempre più mescolati fra di loro – scrive – il nostro avvenire deve essere quello della cooperazione sempre più profonda e più vasta. È la logica globale del nostro tempo. Conto su di voi per far avanzare i nostri comuni obiettivi di pace, di sviluppo e per i diritti umani”. Frère Alois ha preso le redini del cammino ecumenico di Taizé lasciate nel 2005 dal fondatore fr. Roger.

Ci vuole coraggio per parlare oggi ai giovani di speranza in un mondo che li scarta. 
“È vero, è una sfida. Ma il Vangelo ci chiede di correre il rischio della fiducia e questo è ancor più importante in un tempo in cui paure e ansie aumentano. C’è la crisi economica, ma ci sono altre ragioni che rendono difficile la fiducia. Nonostante il clima di Taizé sembra sempre felice, quando ascoltiamo giovani provenienti da tutte le parti del mondo, tocchiamo con mano problemi e sofferenze. Oggi molte povertà sono nascoste: abbandoni, solitudini, incomprensioni e tutto ciò spesso è reso ancora più duro dalle difficoltà materiali. Ma tra i giovani che vengono a Taizé, vedo anche grande generosità: non sono indifferenti ai mali del mondo. Molti di loro vogliono affrontare la crisi, dando fiducia intorno a loro. S’impegnano, per esempio, nel volontariato. La fiducia è una parola chiave che frère Roger ci ha lasciato: fiducia in Dio, negli altri, nella possibilità di superare le difficoltà e gli ostacoli. Frère Roger ha iniziato questo cammino di fiducia in circostanze estremamente difficili della Seconda Guerra Mondiale. E ci ha creduto fino all’ultimo respiro e la sua testimonianza oggi ci sostiene. Incontri, come quello di Strasburgo, vorrebbero essere manifestazioni di speranza per trasmettere ai giovani fiducia nel futuro, nel loro futuro personale, nel futuro della Chiesa, nel futuro delle nostre società”.

Lei parla con molti giovani: cosa le dicono? Che cosa cercano?
“Non si può generalizzare. Spesso mi capita d’incontrare giovani che s’interrogano sul senso della vita. Molti si chiedono: come credere in Dio? Come credere in Lui soprattutto di fronte alla sofferenza? Cosa si aspetta Dio da me? Queste sono domande profonde, esistenziali. Quando i giovani trascorrono una settimana sulla nostra collina, prendono spesso consapevolezza che c’è in loro un desiderio profondo: il desiderio di amare e di essere amati, il desiderio di un amore per sempre. È come una sete spirituale che si sveglia. Non è questa una sorta di nostalgia di Dio? Questa sete li può portare alla scoperta di un Dio che ci ama. Non è facile perché nel nostro mondo moderno, molti hanno difficoltà a credere in un Dio che accompagna personalmente. A volte dico ai giovani che credere è un rischio, il rischio di avere fiducia”.

L’Europa, dicono, è alle prese oggi con un certo populismo. Come superare la paura dell’altro?
“La nostra fede è autentica nella misura in cui s’incarna in una fraternità. Quando sperimentiamo di costituire una sola famiglia umana, di appartenere gli uni agli altri, di dipendere l’uno dall’altro, la paura può attenuarsi. Scopriamo che la felicità non si trova nel vivere ‘ognuno per sé’, ma nella solidarietà tra gli esseri umani”.

Lei ha recentemente incontrato il Papa. Quale pensa sia il segreto del suo carisma?
“Sì, ho incontrato Papa Francesco e sono stato colpito dalla profonda conoscenza che ha dimostrato per il nostro cammino con i giovani e il nostro cammino come comunità ecumenica. I suoi gesti, le sue parole e i suoi scritti raggiungono i cuori non solo dei cristiani, ma ben al di là. Quello che dice è nuovo, ma è in continuità con il suo predecessore. Come Benedetto XVI, Papa Francesco propone la radicalità del Vangelo come un percorso verso la felicità. E lo fa ricordando la tenerezza di Dio, la sua misericordia per ogni essere umano. È questo il motivo per cui è tanto amato?”.

Nell’esortazione apostolica il Papa apre delle piste sulla collegialità e il ministero petrino. Che cosa l’ha colpita di più?
“In questo bellissimo testo, Papa Francesco apre delle piste quando per esempio dice che non ha ‘una parola definitiva o completa su tutte le questioni riguardanti la Chiesa e il mondo’. Ha fatto appello a tutti e usa un linguaggio per dirlo, che risveglia e provoca. Il suo appello si rivolge soprattutto a noi che abbiamo responsabilità pastorali: senza una prossimità con chi soffre, non troveremo il modo per rinnovare le strutture della Chiesa. Questo invito a tutti non sminuisce il suo ruolo di pastore universale ma responsabilizza le Chiese locali e responsabilizza tutti i cristiani che vuole siano persone adulte. Tutti sono evangelizzatori. Chiedere la collaborazione di tutti: questo linguaggio evidentemente colpisce le generazioni più giovani”.

Maria Chiara Biagioni per Agenzia Sir

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