Storie di migranti: la fuga di Abdoow verso l’Europa. Le prigioni libiche e le notti in barcone

Il 9 luglio scorso Abdoow viene portato in salvo a Trapani dalla Dignity I, nave di Medici Senza Frontiere, insieme a più di 103 persone, per la maggior parte provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia.

profughi.libia




“Quando uno arriva al limite e vede che tutto intorno a se è difficile, allora parte. Altrimenti non lo avrei mai fatto. Spero di diventare un giornalista” Abdoow Sef, giovane ragazzo yemenita, ha lasciato il suo paese quasi un anno e mezzo fa. Studiava a Sana’a quando è iniziata la guerra.

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È scappato verso la Somalia, il paese di origine della nonna, dove ha vissuto per sette mesi, prima di intraprendere il pericoloso viaggio verso l’Europa. In Libia rimane imprigionato in una casa a Tripoli con circa 120-150 persone, ma riesce a imbarcarsi su una vecchia barca nel tentativo di raggiungere le coste italiane. Il 9 luglio scorso Abdoow viene portato in salvo a Trapani dalla Dignity I, nave di MSF, insieme a più di 103 persone, per la maggior parte provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia.  Ma adesso, il viaggio continua, Abdo sogna di andare in Svezia e diventare giornalista. “Ho lasciato la Somalia, poi sono andato in Etiopia e poi in Sudan” racconta nel video.  Racconta di un viaggio terribile, soprattutto dal Sudan, fatto di maltrattamenti e minacce. In 30- 35 persone ammassate in uno stesso veicolo. Chi non ce la fa, chi si sente male, viene lasciato per strada. Poi l’orrore di Tripoli. In 100-150 nella stessa piccola casa. Abdoow resta in Libia per un mese, tanti altri ci restano per molto di più in condizioni di semi prigionia. “Ci hanno dato una bussola e dei telefoni cellulari” afferma. Cellulari per chiamare “un certo numero”appena superato il confine della Libia” Ma dopo pochi giorni di navigazione il motore si ferma. Sono rimasti alla deriva per tre e quattro giorni.  “Sono partito perché mi avevano detto che in 15 ore sarei arrivato in Italia. Alcuni mi dicevano che era facile – racconta – non pensavo fosse così”. La sorte del giovane yemenita è stata fortunata. La sua imbarcazione è stata infatti intercettata dalla nave di Medici Senza Frontiere. “Sono partito perché nel mio paese non c’erano possibilità” spiega. “Ora spero di avere un futuro prospero, sono di diventare giornalista”.




Redazione Papaboys (Fonte www. rainews.it)

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