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Siria: Mosca, bloccheremo risoluzione Onu su aiuti umanitari

Campi di accoglienza per i bambini siriani. Photos the Gabriel Chaim.
Campi di accoglienza per i bambini siriani. Photos the Gabriel Chaim.

La Russia, -riferisce l’agenzia AGI-, blocchera’ la risoluzione sugli aiuti umanitari in Siria, proposta dall’Occidente al Consiglio di sicurezza Onu, se verra’ messa al voto nella sua attuale formulazione. Lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri russo, Ghennady Gatilov. “Il modo in cui e’ stata stesa e’ inaccettabile per noi e non c’e’ dubbio che la bloccheremo”, ha dichiarato da Ginevra. Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha annunciato lunedi’ che la Francia presentera’ una risoluzione per accelerare la distribuzione di aiuti umanitari e medici nelle citta’ siriane sotto assedio. Il ministro ha spiegato che Parigi sta lavorando al testo insieme “a una serie di Paesi”. Il capo della diplomazia di Mosca, Serghei Lavrov, ieri ha definito la bozza di risoluzione “distaccata dalla realta’” e “unilaterale”. A detta di Gatilov, il testo e’ “politicizzato e il suo scopo e’ porre le basi per future operazioni militari contro il governo siriano, nel caso di non adempimento di certe richieste incluse” nella risoluzione. Il viceministro russo ha poi avvertito che la Cina – altro Paese con diritto di veto a Consiglio di sicurezza – e’ della stessa opinione. Patrizio Ricci commenta la decisione della risoluzione: “alcune considerazioni sul testo ONU: 1) si usa la ‘neolingua’ umanitaria per costruire due facciate, una interna ed una esterna. Quella esterna è ad uso e consumo dell’opinione pubblica,  Il documento porta discredito al governo siriano e alla Russia che ha ‘bloccato gli aiuti umanitari, nascondendosi dietro gli embarghi. Funzione interna : 1) la nota (in caso si accettasse) mira a provocare la violazione della risoluzione per scatenare una rappresaglia (vedi ritardo armi chimiche) – 2) i corridoi umanitari possono essere usati per infiltrare spie che rivelano le posizioni dell’esercito siriano. E’ stato fatto in Libia dove in mezzo ai giornalisti c’erano spie che davano informazioni preziose alla Nato. Inoltre per chi non lo sappia “gli aiuti” ad Homs sono consistiti all’equivalente di 4 dollari a persona. Paragonati all’ingente quantità di denaro destinata alla fornitura di armi ai ribelli non sono niente. C’è solo da vergognarsi”…

Se il governo eletto dal popolo va via il nuovo che avanzerà sarà l’islamizzazione della Siria. Occorre che il governo attuale resti, occorre che resti fino a libere elezioni. Migliaia di siriani sono morti sotto una bandiera per difendere le loro case, la libertà. E’ inconcepbile che si usi ancora la retorica dell’opposizione. A Ginevra non c’è nessuna opposizione ma i delegati degli amici della Siria. Le opposizioni armate non servono. E’ necessario un governo di riconciliazione nazionale. Il Paese ha bisogno di pace vera, e non di un governo fantoccio guidato dalle potenze straniere. Il tentativo del rovesciamento di un governo non può giustificare i morti e la devastazione! Il compromesso deve scegliere il male minore e non il male maggiore. La comunità internazionale per porre fine alla guerra non deve cronometrare la distruzione delle armi chimiche ma imporre il cessato il fuoco. Questa rappresentanza non è affatto qualificata a rappresentare l’opposizione. Occorre che i paesi democratici, dicano la verità. Intanto l’esercito arabo siriano ha ripreso il pieno controllo di una città strategica vicino al confine libanese: si tratta del villaggio strategico di Jarajir. La riconquista, ha avuto luogo dopo pesanti scontri nei pressi di Yabrud, all’interno di quella che viene definita la “battaglia per Qalamoun”. I gruppi terroristici hanno massacrato 8 civili nel villaggio di al-Sughra Dwayeh nella periferia sud di Quneitra. Citando uno degli abitanti del villaggio. Il corrispondente di SANA ha dichiarato che un gran numero di terroristi affiliati al “Front Nosra” hanno attaccato il suddetto villaggio uccidendo otto civili, tra cui 7 della stessa famiglia. I terroristi hanno mutilato i corpi delle vittime, rubando oltre 350 pecore prima di lasciare il villaggio.

A un anno dal rapimento del sacerdote armeno cattolico Mikael Kayal e del sacerdote siro-ortodosso Maher Mahfouz, avvenuto il 9 febbraio 2013 sulla strada che da Aleppo conduce a Damasco, numerose Messe sono state celebrate domenica scorsa nelle chiese di Aleppo, per invocare dal Signore il dono della loro liberazione, insieme a quella di tutti gli altri Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose sequestrati nel contesto del conflitto siriano. Le preghiere continuano, in comunione spirituale, in molte atre parti del mondo. I due sacerdoti furono rapiti mentre stavano viaggiando su un autobus pubblico, insieme a molta altra gente. Erano diretti alla casa salesiana di Kafrun, insieme al sacerdote salesiano p. Charbel. Trenta chilometri fuori da Aleppo, il mezzo fu fermato da una banda di ribelli, che dopo aver controllato i documenti dei passeggeri, fecero scendere solo i due sacerdoti, portandoli subito via. di Francis Marrash

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