Siria :Is decapita ostaggio britannico. Kobane sotto assedio

l'ostagio briannico HenningSi è ripetuta ancora una volta la brutale sequenza di morte con cui i jihadisti del sedicente Stato islamico stanno terrorizzando l’occidente. Un britannico di 47 anni, Alan Henning, impegnato in Siria sul fronte umanitario e rapito nel dicembre scorso, è stato decapitato pagando così il prezzo dell’adesione del Regno Unito alla coalizione che combatte in Iraq e Siria l’assalto jihadista. Nel video che ritrae l’uccisione, nuove minacce anche all’America. E sul terreno continua l’assalto degli estremisti islamici all’enclave curda siriana di Kobane, al confine con la Turchia. Il servizio di Gabriella Ceraso per la Radio Vaticana:

colpi di mortaio sulla città di Kobane

“Un crimine efferato che dimostra ancora una volta la brutalità del cosiddetto stato islamico e riafferma la determinazione a contrastarlo e a punire i responsabili ”. E’ la dichiarazione dell’Onu dopo l’uccisione del quarto ostaggio occidentale in Siria, ma riassume le voci di tutta la comunità internazionale in primo luogo America e Regno unito nuovamente colpite al cuore. La dinamica è la stessa: come James Foley, Steven Sotoloff e David Haines, due americani e un britannico, anche Alan Henning, tassista di Manchester e volontario tra i profughi siriani, appare in video in ginocchio, in abito arancione, sotto minaccia del suo assassino dall’accento britannico. Un minuto e 11 secondi in cui si preannuncia anche la prossima vittima un americano forse l’operatore umanitario Peter Kassing. L’ennesimo messaggio alla coalizione, a cui ieri si sono aggiunti anche Canada e Australia, che continua a combattere i jihadisti: in Iraq gli estremisti hanno conquistato Hit, a ovest di Baghdad, mentre è ancora guerra nel cuore dell’enclave curda siriana di Kobane, al confine con la Turchia. Ankara promette battaglia per difendere in ogni modo la città strategica e Damasco avverte la minaccia e mette in guardia l’Onu da quella che considererebbe” un’ aggressione”. Intanto arriva la dichiarazione della Conferenza episcopale dei vescovi latini delle Regioni Arabe: partecipiamo alle sofferenze dei nostri popoli, scrivono i vescovi al termine della loro riunione annuale, ribadendo che non si può utilizzare la violenza in nome della religione, che non c’è pace senza giustizia e rispetto dei diritti umani e sottolineando ancora una volta il dolore di vedere, dopo 17 secoli, molte città d’Iraq e Siria svuotate dalla presenza cristiana.

Iraq - Siria - ISIS

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

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