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Siria: Così si vive nell’inferno di Aleppo

Siria: Così si vive nell'inferno di AleppoSecondo un nuovo rapporto pubblicato oggi da Amnesty International, il terrore allo stato puro e sofferenze insopportabili costringono molti abitanti di Aleppo a vivere sottoterra per sfuggire agli incessanti bombardamenti aerei delle forze governative contro i quartieri occupati dall’opposizione. Il rapporto, intitolato “Morte ovunque: crimini di guerra e altre violazioni dei diritti umani ad Aleppo” descrive gli orrendi crimini di guerra e le altre violazioni commesse ogni giorno nella città da governo e gruppi armati d’opposizione.

Il documento fornisce un quadro angosciante delle devastazioni e delle stragi causate dai barili-bomba, pieni di esplosivi e frammenti metallici, lanciati dalle forze governative su scuole, ospedali, moschee e mercati affollati. Molti ospedali e scuole sono stati trasferiti in seminterrati e bunker sotterranei per ragioni di sicurezza.

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Gli attacchi coi barili-bomba – barili di petrolio, taniche di benzina, o bombole del gas imbottiti di esplosivo, olio combustibile e frammenti metallici gettati da elicotteri – hanno ucciso più di 3000 civili nel governatorato di Aleppo l’anno scorso e più di 11.000 persone in tutta la Siria dal 2012. Nell’aprile 2015 sono stati registrati non meno di 85 attacchi che hanno causato la morte di almeno 110 civili. Il governo, tuttavia, non ha ammesso neanche una vittima civile e, in un’intervista del febbraio 2015 alla Bbc, il presidente Bashar al-Assad ha negato categoricamente che le sue forze abbiano mai usato i barili-bomba.

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Chi è sopravvissuto agli 8 attacchi di barili-bomba analizzati da Amnesty International nel suo rapporto ha negli occhi le immagini atroci delle carneficine provocate dalle esplosioni: “Ho visto bambini senza testa e brandelli di corpi ovunque. Era proprio come avevo immaginato dovesse essere l’inferno” ha raccontato un operaio di una fabbrica, descrivendo le conseguenze di un attacco contro il quartiere al-Fardous nel 2014. Un chirurgo locale ha detto di non aver mai visto ferite come quelle causate dai barili-bomba: “Sono l’arma più tremenda e letale… ferite plurime, tante amputazioni, intestini fuori dal corpo”.

Nel giugno 2014 un attacco coi barili-bomba ha colpito un mercato affollato nel quartiere al-Sukkari, nel momento in cui vi si trovavano anche 150 persone in fila per ricevere cibo fuori da un centro per la distribuzione di aiuti umanitari. Un testimone oculare ha definito la situazione “orrore allo stato puro”.

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Abusi e violenze sono stati commessi anche dai ribelli, anch’essi responsabili di “crimini di guerra” per l’uso di mortai ed esplosivi contro civili, ordigni a gas e altro materiale vietato dalle convenzioni internazionali. Negli attacchi perpetrati dalle varie fazioni in lotta contro il presidente Bashar al-Assad – una galassia eterogenea che comprende anche gli islamisti di al-Nusra e i jihadisti dello Stato islamico – sono deceduti almeno 600 comuni cittadini nel solo 2014.

Il rapporto di Amnesty International descrive anche l’orribile quotidianità dei civili che sono sotto costante minaccia di morte. “Non c’è sole, neppure aria fresca, non possiamo salire all’aperto. Ci sono sempre aerei ed elicotteri in cielo” – ha raccontato un medico il cui ospedale da campo è tra quelli che hanno dovuto trasferirsi nei seminterrati. “Siamo sempre nervosi, sempre spaventati, sempre con gli occhi al cielo” – ha riferito un insegnante. Un altro residente ha descritto Aleppo come un “girone infernale”: “Le strade sono piene di sangue. Le persone uccise non stavano combattendo”. 

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Il Rapporto documenta tre attacchi missilistici portati a termine da parte delle forze governative, tra cui uno con effetti devastanti contro una mostra di disegni fatti dai bambini della scuola Ain Jalut nell’aprile 2014. “Lì ho visto cose che non riesco a descrivere. C’erano parti di bambini, sangue dappertutto. I corpi erano ridotti a brandelli” ha raccontato un insegnante di geografia testimone dell’attacco.

Il documento denuncia inoltre il massiccio ricorso alla tortura, agli arresti arbitrari e ai rapimenti da parte sia delle forze governative che dei gruppi d’opposizione armata. Un ex detenuto, un attivista pacifico fermato nel 2012 dalle autorità governative per aver filmato una protesta, ha raccontato di esser stato fissato a uno pneumatico e picchiato con cavi che gli hanno lacerato la pelle. Nel carcere centrale di Aleppo, bombardato da entrambe le parti e dove centinaia di prigionieri erano alla fame e venivano uccisi sommariamente, è stato costretto ad ascoltare le urla di altriprigionieri torturati nella notte: “Verso le 5 o le 6 del mattino, si sentono urlare solo le donne. Alle 7, le donne smettono e iniziano gli uomini. Il tutto è programmato”. Un uomo, ostaggio di un gruppo d’opposizione armata, ha raccontato di essere stato picchiato più volte, sottoposto a scariche elettriche e appeso ai polsi per lunghi periodi di tempo prima di essere liberato. 

Oltre a subire continui attacchi da entrambe le parti in conflitto, la popolazione di Aleppo lotta strenuamente per avere le forniture più elementari, come cibo, medicinali, acqua e corrente elettrica. Nei quartieri occupati dall’opposizione il cibo è molto costoso. Gli abitanti ricorrono alla coltivazione diretta e cacciano conigli e gatti, che secondo un testimone sono diventati il “fast food di Aleppo”.

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LA TESTIMONIANZA DEL VICARIO DI ALEPPO

L’orrore: «Atrocità inimmaginabili». Interpellato da AsiaNews, il vicario apostolico di Aleppo dei Latini Georges Abou Khazen conferma che “la situazione è molto difficile, soprattutto per i civili”, contro i quali “stanno usando nuovi razzi e missili mai visti prima”. Proprio ieri, aggiunge, un quartiere della città è stato “oggetto di questi attacchi da parte dei ribelli, molta gente è rimasta sotto le macerie”. A seguire, vi è la risposta dell’esercito governativo e il bilancio si aggrava.

“È una guerra assurda – prosegue il vicario apostolico – nessuno è risparmiato, né chiese né moschee, né gli ospedali o le scuole che vengono usate come base per attacchi e sono poi oggetto di rappresaglia”. “Sembra che l’uomo abbia perso la propria dignità – sottolinea monsignor Georges – e molta gente ha abbandonato la città. Alcuni aspettano che finiscano le scuole e le università, per andarsene. Le grandi potenze continuano a fornire armi; noi abbiamo perso la fiducia, ma non abbiamo perso la speranza”. Essa è parte della nostra fede, continua il prelato, è “la promessa del Signore, che invita a non avere paura, ed è confermata da gesti o iniziative di solidarietà che lo confermano”.

E la speranza: «Un centro che sfama cristiani e musulmani». “Oggi sono stato in visita ad un istituto, dove forniscono da mangiare alle persone in difficoltà” racconta il vicario apostolico di Aleppo. Esso sorge in centro città ed è “gestito dalle suore Francescane missionarie di Maria”, riceve aiuti da “benefattori cristiani e musulmani”, oltre che da istituzioni e organismi internazionali fra cui la Caritas e la Mezzaluna rossa.

“Oggi esso fornisce cibo e aiuti ad almeno 12mila persone, ogni giorno, senza distinguere fra fedeli di Gesù o Maometto” racconta il prelato. “In passato ha aiutato fino a 25mila civli ogni giorno – aggiunge – ed è sostenuto dall’opera di decine di volontari, cristiani e musulmani”. “Questo è lo spirito che animava la Siria prima della guerra – conclude – questo è il pluralismo, questo è ciò che gridiamo al mondo, a chi all’esterno vuole la guerra, contro questo integralismo che è fonte di rovina e distruzione”.

I NUMERI DEL CONFLITTO

Dall’inizio della rivolta contro il presidente Bashar al Assad, nel 2011, oltre3,2 milioni di persone hanno abbandonato la Siria e altri 7,6 milioni sono sfollati interni. Almeno 200mila le vittime del conflitto, molte delle quali civili per i quali il 2014 è stato l’anno peggiore. Proprio nel contesto del conflitto siriano è emerso per la prima volta, nella primavera del 2013, in tutta la sua violenza e brutalità lo Stato islamico (Is), che ha strappato ampie porzioni di territorio a Damasco e Baghdad.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Avvenire

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