Siria: barili bomba su Aleppo, centinaia di morti

Mideast SyriaIl capo dell’opposizione siriana Ahmad Jarba è volato ieri a Mosca per incontrare il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. Ad Aleppo, invece, prosegue l’offensiva dell’aviazione del regime di Damasco contro i ribelli. Lanciati sulla città decine di barili di bombe, che hanno causato una vera e propria carneficina. Dura la reazione degli Stati Uniti.

John Kerry condanna l’uso dei barili come una “barbarie” e ammonisce Damasco: “fermate questa pratica”. Più a ovest del paese invece, nei pressi di un famoso castello medievale, il cosiddetto Krak des Chevaliers, patrimonio dell’Unesco, – riferisce la Radio Vaticana –  ribelli e lealisti si battono. La struttura, già danneggiata in passato, rischia di essere travolta come molti altri capolavori della Siria storica finiti sotto le macerie. Intanto ieri il capo dell’opposizione siriana, Ahmad Jarba, è volato a Mosca per incontrare il ministro degli esteri del più forte alleato internazionale di Damasco. “E’ necessario un governo di transizione”, ha sottolineato Jarba, che si è detto disponibile a trattare sui suoi membri: “sappiamo bene che i candidati devono essere approvati da entrambe le parti”. E in attesa del secondo round dei negoziati di Ginevra il 10 febbraio, si riapre l’ipotesi di partecipazione dell’Iran. Secondo fonti diplomatiche russe, stavolta sarebbero proprio gli Stati Uniti a chiederlo.

Intanto il ministro degli Esteri di Teheran, Mohammed Zarif, ieri è intervenuto sulla guerra in Siria, sottolineando che se l’Arabia Saudita convincesse i jihadisti radicali a deporre le armi il governo iraniano si impegnerebbe in prima persona con il presidente Assad per una tregua e per la fine delle ostilità. Salvatore Sabatino della Radio Vaticana ha chiesto a Paolo Branca, docente di Storia dei Paesi arabi e dell’Islam all’Università Cattolica di Milano, quanto questa strada potrebbe essere percorribile.
R. – Deve essere percorsa assolutamente con il coinvolgimento dell’Iran, che è uno dei grandi partner ed è soprattutto la potenza regionale dell’Asia centrale dal tempo dei greci. Quindi, nessun gioco in Asia centrale può essere fatto lasciando da parte l’Iran. Per fortuna, abbiamo un nuovo leader che ha carte molto più in regola del precedente e non approfittarne sarebbe un delitto.

D. – Anche se quanto accaduto a “Ginevra 2” – prima l’invito rivolto a Teheran, poi il passo indietro dell’Onu – ha creato qualche imbarazzo…

R. – Siamo alle solite: non è stato invitato perché non gradito a qualcuno per altre questioni, tipo quella arabo-israeliana, ma non si può risolvere la questione siriana senza tener conto dell’Iran, alleato storico della “dinastia” degli Assad e vicino – anche dal punto di vista religioso – agli alawiti.

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