Sermig Torino: la marcia per i cristiani perseguitati – Migliaia di giovani

madonna3mani_TNIl Sermig di Torino celebra la festa di “Maria Madre dei Giovani” con una marcia della speranza che è partira questo sabato sera alle 20, dall’Arsenale della Pace fino a raggiungere la chiesa russo-ortodossa Parrocchia San Massimo. Una ricorrenza che verrà celebrata anche nelle diocesi di Madaba, in Giordania, e di San Paolo, in Brasile, dove sono presenti gli altri Arsenali della pace delSermig. L’icona della “Madonna dalle tre mani”, segno di unità e di dialogo con i cristiani di tutte le confessioni, accompagnerà la preghiera per ricordare i cristiani perseguitati in Iraq e nel resto del mondo. Paolo Giacosa ha intervistato Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, nel suo 50° anniversario dalla nascita:

R. – Prima di tutto, è un marcia di ringraziamento perché da una piccola preghiera che abbiamo scritto è partita una storia che non avremmo mai immaginato. Qando Giovanni Paolo II conobbe questa preghiera, la volle fare sua e la firmò. Quando la conobbe Papa Benedetto, il 3 febbraio del 2006, mise anche lui con molto piacere la sua firma e poi il 5 ottobre dell’altro anno ho avuto la grande gioia di stare un po’ di tempo con Papa Francesco, il quale ha posto anche lui la firma. Quindi, pensare che una piccola preghiera scritta da noi – intitolata “Maria è dai giovani che parte il futuro” – ci è stata firmata da tre Papi è qualcosa di commovente, che ci dà una grande responsabilità. Allora, ne abbiamo parlato con il nostro padre vescovo che è stato molto contento, ci ha chiesto di scegliere una data e noi abbiamo scelto quella del 2 agosto, perché il 2 agosto dell’83 siamo entrati all’Arsenale. Quest’anno, però, serve anche a ricordare che, in oltre 50 Paesi del mondo, noi cristiani siamo perseguitati. Dico noi perché dobbiamo sentirci un cuor solo e un’anima sola. Oltre 150 milioni di cristiani sono perseguitati nel mondo: nell’87, c’era un milione 400 mila cristiani in Iraq e oggi ce ne sono 300 mila. Mentre stasera marceremo ricorderemo i nostri fratelli che sono morti e coloro che hanno paura.

D. – La preghiera per i cristiani perseguitati abbraccerà tutte le altre diocesi, non solo quella di Torino dove sono presenti Arsenali Sermig…
R. – Esatto. A Madaba in Giordania ci sarà il vescovo che marcerà e pregherà con noi. In Brasile, ci sarà il cardinale di San Paolo che sarà con noi nel momento di preghiera.

D. – L’icona della “Madonna delle tre mani” ha una storia interessante, un segno di dialogo tra tutti i cristiani. Ce la può raccontare?
R. – E’ una storia nata, io penso, nel cuore di Dio, perché non avremmo mai immaginato una cosa del genere. Ho pensato che questa icona arrivasse dalla Russia: in un documentario che la Rai aveva trasmesso, un monaco – questo fa parte della storia – andò da Stalin e riferì che un angelo gli aveva detto che se Stalin avesse messo su un aereo militare l’icona della Madonna e le avesse fatto fare tre giri intorno a Mosca, la Madonna avrebbe protetto la città e così è avvenuto. Poi, ho chiesto a un amico non credente se ci poteva regalare un’icona che arrivasse dalla Russia, lui accettò e telefonò ad un suo amico di Mosca chiedendo di comprargli un’icona che avesse anche un valore di antichità. Quando ce la diede abbiamo scoperto che aveva tre mani. C’è, infatti, la storia di Giovanni Damasceno che era stato punito dall’emiro che gli fece tagliare una mano perché non dipingesse più. Giovanni Damasceno però riuscì a riprendersi la mano: pregò tutta la notte la Madonna e si risvegliò con la mano a posto. Per riconoscenza, mise una mano d’argento come terza mano: questa icona è sul Monte Athos.

D. – La marcia di stasera è organizzata nel 50.mo anniversario della fondazione del Sermig. Avete compiuto tanta strada, ma la via della pace è ancora impegnativa. Quali sono i vostri progetti futuri?
R. – Di continuare a credere che Dio voglia entrare sempre più in relazione con l’umanità, ma un’umanità che viva Isaia: “Ci sarà un tempo in cui le armi non saranno più costruite e l’uomo non imparerà più l’arte della guerra”. La nostra speranza è che veramente le tre religioni riconoscano che siamo tutti figli di Dio. Oggi non è così, ma noi continuiamo a sperare che questo possa avvenire. Se noi siamo in Giordania è perché speriamo di poter portare un piccolo contributo nel dialogo. Così come speriamo che, attraverso la carità, attraverso l’accoglienza dello straniero, l’accoglienza del carcerato e la visita degli ammalati, possiamo rivivere il concetto dell’amore di cui ci parla Gesù.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

LA FOTOGALLERY DAL SITO DEL SERMIG DELLA MARCIA DELLA PACE

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