Home News Res Publica et Societas Schiava dopo un rito voodoo: storia di una nigeriana 'salvata'

Schiava dopo un rito voodoo: storia di una nigeriana ‘salvata’

La giovane è stata presa in carico dalla comunità Papa Giovanni XXIII dopo un terribile percorso di sfruttamento: un rito voodoo, un debito di 35 mila euro da pagare a una madame, la violenza per costringerla a vendere il corpo.

Una storia di violenza e di tratta. Si chiama Benedetta (nome di fantasia) e ha dichiarato di avere 21 anni quando lo scorso 3 agosto è sbarcata a Lampedusa. Era partita da Benin City ed aveva attraversato il deserto, in un tremendo viaggio durato 10 mesi. Prima di lasciare la Nigeria la ragazza è stata sottoposta a un rituale voodoo, una pratica che assume una funzione specifica nella tratta delle donne nigeriane ed è in grado di esercitare un fortissimo condizionamento psicologico sulle vittime. Nel corso del rito infatti, la ragazza si è impegnata a pagare 35 mila euro ai suoi futuri trafficanti, una cifra esorbitante per il luogo da cui proviene.

Lungo il percorso verso la Libia è stata stuprata varie volte dai suoi trafficanti e una volta giunta a Tripoli è stata viene costretta a prostituirsi dall’uomo che la accompagnava.  La sua è la storia che accomuna il destino di tante donne nigeriane, ragazze costrette a partire molto spesso dagli stessi parenti in gravi difficoltà economiche. Un fenomeno in crescita secondo quanto dichiarato dall’associazione Papa Giovanni XXIII, che da anni è impegnata a fornire supporto sul territorio alle donne vittime di tratta. 

Una volta trasferita a Lampedusa in un centro per adulti, Benedetta avverte il fratello, il quale tempestivamente fa sapere alla madame che la ragazza è in Italia. Così, viene inviata una persona a prenderla e la ragazza lascia il campo senza fornire alcuna comunicazione. Dopo poco tempo la madame la conduce nella nuova abitazione di Cuneo e con la violenza Benedetta viene costretta a prostituirsi. 

Alla fine di agosto la ragazza  finge un malore tornando verso casa e su segnalazione di un passante che chiama l’ambulanza, viene condotta all’ospedale, dove racconta dell’orrore che sta vivendo. A questo punto la ragazza si mette in contatto con la Comunità Papa Giovanni XXIII che la accoglie in una delle proprie strutture e la inserisce in un percorso di sostegno psicologico.

Come afferma Maurizio Galli, responsabile dei servizi antitratta dell’associazione, “per combattere il fenomeno bisognerebbe integrare la legge Merlin, come suggerisce il decreto della Circolare 11 del 2011 della Comunità Europea. Prima di tutto, è necessario contrastare e punire severamente i clienti, i fautori diretti delle pratiche di sfruttamento sessuale”. 

Redazione Papaboys (Fonte www.redattoresociale.it)

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