La Santissima Trinità è il più grande mistero d’Amore di Dio per te!

Questo articolo è tratto dal libro ‘”Dio è Vivo” e contiene risposte meticolose e fedeli di Padre Antonio Maria Di Monda sulla Fede Cattolica, stimolato da domande molto importanti. E’ un libro che aiuterà notevolmente tanti cattolici e non cattolici, a “scoprire” con facilità la Fede Cattolica. E’ un dato reale: tanti cattolici abbandonano la vera ed unica Chiesa di Cristo, perché non conoscono quasi nulla di questa Chiesa. Si lascia ciò che non si conosce per entrare in ciò che Dio non conosce come opera Sua: sètte varie e altre religioni.

I misteri soprannaturali sono quelle verità che trascendono, ma non si oppongono alla ragione. Per venirne a conoscenza, anche sommaria, c’è bisogno della rivelazione. Si richiede cioè che Dio stesso direttamente o a mezzo di qualcuno da Lui istruito e inviato li sveli e li faccia conoscere.

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I misteri di Fede divina, come ogni altra verità di Fede anche solo storica, non direttamente percepibile da sé (come quella, per esempio di sapere che è esistito un personaggio di nome Giulio Cesare che ha combattuto in Gallia ecc. ecc.), si accettano, quando si accettano, non per evidenza immediata intrinseca, ma solo sull’autorità. E cioè si crede a quanto rivelato se chi rivela anche cose che si direbbero impossibili (sia una persona o un documento o un monumento ecc.) sia degno di Fede. La credibilità, quindi, di un documento o di una persona (quel documento è credibile, quella persona è degna di Fede) dipende dall’autorità. In pratica una persona è autorevole, e quindi credibile, se dà prova di possedere quella conoscenza o scienza sufficiente che impedisce di ingannarsi; e quella onestà o santità che non vuole mai ingannare nessuno.
La struttura o essenza, per così dire, di Dio e la sua vita intima -ecco il mistero della SS. Trinità- possono conoscersi solo se è Dio stesso a rivelarle. I cristiani credono nel mistero della SS. Trinità perché rivelato chiarissimamente da Gesù, il Verbo fatto Carne! Quel  Gesù che ha tutta l’autorità di essere creduto, avendo dato prove abbondantissime di possedere tutta la conoscenza necessaria e tanta santità di vita da escludere decisamente ogni inganno in sé e negli altri. Autorità confermata, oltre tutto, da strepitosi prodigi e soprattutto dalla sua risurrezione dai morti, voluti a conferma appunto della verità rivelata. Data, perciò, l’autorità di Gesù,  il mistero della vita intima di Dio può e dev’essere ragionevolmente accettato. Ma pur rivelato, esso resta un grandissimo e oscurissimo mistero perché nessuna creatura creata o creabile può scrutare Dio. Come nessuna creatura, anche con la rivelazione del mistero, può capire (contenere) Dio: “Nessun uomo Lo ha mai visto (Dio), né Lo può vedere” (1 Tim 6,16). Solo un Dio può capire Dio! Perciò di fronte al grande mistero non c’è che da sottomettersi con Fede umile e vibrante!

Dio è Padre e Figlio e Spirito Santo?
Gesù dicendosi Figlio del Padre e una sola cosa con Lui; promettendo di inviare lo Spirito Santo che prende da Lui e da Lui procede, ci ha fatto sapere che nella Trinità c’è un Padre e un Figlio e uno Spirito Santo che è l’abbraccio infinito dell’Amore dell’Uno e dell’Altro.
Dicendosi Figlio vuol dire che Egli procede dal Padre per generazione alla maniera intellettuale e cioè un pò come il concetto o idea viene dalla mente. E dicendo Spirito Santo che l’unisce al Padre e il Padre a Lui, vuol dire che lo  Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio, non per generazione, ma alla maniera dell’amore. E si rivela così pure che origine e sorgente delle altre due Persone è il Padre. In conclusione un Dio che è necessariamente Padre Figlio e Spirito Santo.
Ad avere una pallidissima figura o immagine di tanto mistero si rifletta su quanto avviene nel porsi davanti ad uno specchio. Chi si specchia vede riflessa di fronte a sé la propria immagine, da lui generata, per così dire. Col compiacersi  di tale riflesso avviene come un ritorno dell’immagine a chi l’ha prodotta o come un abbraccio e un legamento di amore tra causa ed effetto. Sia l’immagine riflessa come l’amore di compiacenza provengono dalla stessa origine, ma in modo diverso. L’immagine è come generata, la compiacenza è come sussurrata o spirata dall’amore.

Unità e distinzione nella SS. Trinità.
Non c’è che un solo Dio: unica infatti è la natura posseduta in pieno dal Padre e dal Figlio e dallo Spirito Santo. E poiché Dio è per natura onnipotente, eterno, immutabile, sapientissimo, tale  è il Padre e anche il Figlio e lo Spirito Santo, e tuttavia non si danno tre onnipotenti, tre eterni, tre immutabili, tre sapientissimi, ma un solo Dio onnipotente, eterno, immutabile, sapientissimo. “Questi attributi infatti concernono l’essenza perché in Dio è la stessa cosa  essere ed essere grande, buono, sapiente e tutto ciò che si afferma di ciascuna Persona considerata in se stessa o della Trinità” (S. Agostino, La Trinità, 5,2,8;7,4,5-6).
Un’unica Natura e tuttavia posseduta dai Tre in modo tutto personale: tre Persone dunque uguali e distinte dove perciò non esiste il prima e il dopo, il più e il meno, il superiore e l’inferiore. La mente vacilla, ma l’Autorità di Cristo che rivela è garante assoluta della verità. E perciò davanti a sì alto e grandioso mistero non resta che piegare il ginocchio e adorare! Chi osasse scrutarlo superbamente ,ne rimarrebbe oppresso e accecato come chi, temerariamente, fissa l’occhio nel sole fulgente di splendore di luce meridiana.

Dio è Amore, non può soffrire; ma come spiega la sua paternità?
Poiché Dio trascende e supera tutto, nessun concetto, nessuna definizione può esprimerlo adeguatamente e nessuno spazio, né materiale né logico può circoscriverlo o imprigionarlo. E perciò ogni concetto o espressione umana, che a Lui si riferisce, deve prendersi solo come  pallidissima immagine e analogia. Infatti in tali  immagini o analogie sono molto più numerose e più profonde le dissomiglianze con la divina realtà che non le somiglianze. In effetti, quando l’uomo parla di Dio, fosse pure il genio di S. Agostino, non fa che balbettare: balbettamenti che, se non sono recepiti e capiti nel loro esatto valore, potrebbero suonare addirittura come autentiche bestemmie. Si comprende, allora, perché parlando di Dio abbiamo bisogno di purificare continuamente il nostro linguaggio.
Premesso ciò, diciamo: Dio è Amore infinito e l’Eterno immutabile che perciò non cambia né può soffrire. E tuttavia la S. Scrittura, come afferma che Dio è Amore, parla pure delle Sue “sofferenze”. Per amore Egli ha creato e crea; per amore conserva e governa il mondo; per amore ha dato il Suo Figlio alla Passione e alla morte. E pur essendo l’Amore Egli permette il grande mistero della sofferenza.Contraddizioni? Impossibile! Né in Dio né nella Sua Rivelazione può esserci contraddizione. Il persistere del dolore e del male, se rettamente intesi, non costituiscono negazione dell’Amore di Dio, come hanno cercato di provarlo soprattutto i Santi Padri. E come confermano tutti i Santi, pur nelle sofferenze le più atroci, mai hanno cessato di esaltare la Paternità amorosa di Dio.

Lo Spirito Santo è l’Amore tra il Padre e il Figlio?
La S. Scrittura chiama lo Spirito Santo “dono”, “bacio”, appellativi che si rifanno all’amore. E’ da questo che si deduce che lo Spirito Santo è l’Amore del Padre per il Figlio e del Figlio per il Padre. Egli è quindi come il legame tra l’Uno e l’Altro, il bacio dell’uno all’altro, e perciò Colui che “completa” la Trinità, chiudendo per così dire il circolo iniziato dal Padre.

Se sono tre le Persone Divine, come si spiegano le operazioni divine?
Bisogna distinguere le azioni immanenti che rimangono nell’ambito, per così dire, della Trinità stessa, e le azioni transeunti (come le chiamano i filosofi-teologi) che hanno come termine o fine qualcuno o qualcosa “al di  fuori della Trinità”. Le azioni immanenti sono quelle proprie e personali di ciascuna Persona: il Padre genera e non è generato, spira e non è spirato. Il Figlio procede e con il Padre spira. Lo Spirito Santo è spirato dal Padre e dal Figlio. Azioni proprie di ciascuna Persona e anche necessarie nel senso, come abbiamo detto, che la SS.  Trinità non può che essere questo.
Le azioni invece che hanno come termine un “qualcosa” fuori della Trinità, come la creazione, la conservazione, il governo del mondo ecc., sono libere e vengono compiute da tutte e tre le Persone. E cioè è la Trinità tutta insieme che crea, governa, ecc.I teologi chiamano questo modo di essere e di operare comunitario circuminsessione (quasi una Persona nell’altra: si ricordino i tre cerchi concentrici di Dante, che paiono un solo cerchio!) o circumincessione: un incedere o operare assieme!
Benché le tre Persone operino assieme, le azioni transeunti (fuori la SS. Trinità) vengono attribuite all’una o all’altra delle Persone in base alla propria caratteristica personale. Così al Padre che è il principio e la sorgente della Trinità si attribuiscono tutte le opere che dicono principio, come la creazione (Credo in Dio Padre onnipotente); al Figlio che è il Verbo e la sapienza del Padre, si attribuiscono tutte le opere che dicono sapienza (per il Quale tutte le cose sono state create); allo Spirito Santo, che è l’Amore e la perfezione, si attribuiscono tutte le opere che dicono amore  e perfezione, come la Grazia e la santificazione.

E le missioni trinitarie?
“Missione” è in relazione a “mandare”: il Padre manda il Verbo, il Verbo Incarnato promette di mandare lo Spirito di verità. Le “missioni” in Dio sono da intendersi non nel senso che c’è uno che comanda e l’altro che obbedisce (un superiore e un inferiore), essendo le tre Persone assolutamente eguali. La “missione” è fondata sulle processioni: e cioè poiché ci sono delle Persone che procedono, si può dire che vengono mandate. Da qui si comprende pure perché è “mandato” il Figlio o lo Spirito Santo e non il Padre che non procede da nessuno. Ecco un bel testo di S. Agostino, in merito: “Dunque come il Padre ha generato, il Figlio è stato generato, così il Padre ha mandato, il Figlio è stato mandato. Ma come nel caso di colui che ha generato e di colui che è stato generato, colui che ha mandato e colui che è stato mandato sono una sola cosa, perché il Padre e il Figlio sono una sola cosa. Così pure lo Spirito Santo è una sola cosa con essi perché i Tre sono una sola cosa (Gv 15,26). Come infatti per il Figlio nascere è essere dal Padre, così per il Figlio nascere è essere conosciuto nella sua origine dal Padre. Alla stessa maniera come per lo Spirito Santo essere il dono di Dio è procedere dal Padre,  così per Lui essere  mandato è venir conosciuto nella sua processione dal Padre…” (La Trinità 4,20,29).
Intesa in questo senso, quindi, la missione non implica né movimento locale (scendere dal cielo…), né mutazione: Dio è l’immutabile, né superiorità o  inferiorità! La missione comporta un nuovo modo di essere e una relazione reale solo nella creatura interessata. Così, un uomo che, già presente a Roma, fosse nominato ambasciatore presso il Governo italiano, assumerebbe come un nuovo modo di essere: prima era presente come semplice cittadino o uomo qualsiasi, dopo la nomina è presente come ambasciatore. Le “missioni”, per così dire, più vistose ed importanti sono l’Incarnazione e la discesa dello Spirito Santo nella Pentecoste.

E nell’Incarnazione del Figlio?
L’Unione tra natura divina e natura umana è avvenuta nell’unica Persona del Verbo(detta Unione Ipostatica),e perciò solo il Verbo si è fatto Uomo ed ha abitato tra noi. Però, tutte e tre le Persone divine hanno creato l’anima e il corpo di Gesù  e realizzata l’unione delle due nature nel Verbo. Ciò è chiaramente espresso nelle parole che l’Angelo Gabriele dice a Maria: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” (Lc 1,35).

Ci spieghi la relazione tra la SS. Trinità e la morte in Croce di Gesù?
Solo Cristo ha sofferto ed è morto, perché solo il Figlio ha assunto la natura umana, anche se anche qui, come sempre, si accumulano i misteri. Infatti pur essendo Cristo solo a subire la morte di croce, è pur vero che essa è un segno dello sconfinato Amore di tutta la Trinità: “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il Suo Figlio Unigenito” (Gv 3,16).Il dono del Padre è costato, ma come conciliare la sofferenza del continuo dono con l’eterna divina immutabilità?…Come resta un grandissimo mistero il fatto che avendo tutte e Tre le divine Persone la stessa identica natura, non siano direttamente coinvolti anche il Padre e lo Spirito Santo nell’Incarnazione e in tutto l’operare del Cristo.

Prima di Gesù era stato rivelato Dio come Trinità?
Il grande rivelatore del mistero trinitario è Gesù, mentre nei Libri del Vecchio Testamento possono trovarsi solo tracce e allusioni e figure più o meno convincenti. Gesù ha rivelato la SS.  Trinità dicendosi Figlio e chiamando Dio Suo Padre con il quale è una cosa sola; e quando, a più riprese, ha parlato dello Spirito Santo che da Lui procede e da Lui prende, essendo della sua stessa natura, e che avrebbe inviato come un altro consolatore.

Gesù fu ucciso perché diceva di essere Figlio di Dio, perciò anch’egli Dio, e quindi non parlava di unico Dio come gli Ebrei; oppure, per la sua Parola di condanna contro scribi e farisei? O per tutte e due le cose?
Sì, Gesù fu crocifisso  perché si era detto Figlio di Dio e per l’odio che per lui nutrivano scribi e farisei. Dicendosi Figlio di Dio Egli non intaccava la Fede degli Ebrei nell’unico Dio che resta Uno anche se è anche Trino: “Questa è la vita eterna: che conoscano Te, l’unico vero Dio,  e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17,3). Ma per gli Ebrei che non capivano, queste erano solo bestemmie per le quali la Legge comminava la pena di morte. Ma Gesù venne condannato pure per l’odio degli Scribi e Farisei dei quali aveva flagellato senza pietà l’orgoglio e l’ipocrisia.

Quando preghiamo Gesù, preghiamo anche le altre due Persone e viceversa?
Se la preghiera è rivolta a Cristo Verbo Incarnato, certamente vengono pregate anche le altre due Persone della Trinità. In merito così si esprime S. Agostino: “Nostro Sacerdote, Cristo prega per noi (il Padre, il Figlio e lo Spirito S.); nostro Capo, egli prega in noi; nostro Dio, noi lo preghiamo (assieme al Padre e allo Spirito Santo)”. Tuttavia nella preghiera a Cristo Verbo Incarnato è interessata direttamente, si direbbe, la Persona del Verbo: ciò deve dirsi soprattutto se la lode e la preghiera hanno per oggetto specifico l’Umanità di Gesù, come quando si prega il S. Cuore, si adorano le cinque piaghe e simili.

Sant’Agostino si poneva spesso domande sul mistero della SS. Trinità, e diede una risposta a questa domanda: “Cosa faceva Dio prima di creare il mondo?”. Ne parli.
La domanda o problema posto da S.  Agostino viene continuamente riproposto anche oggi. Ad esso si risponde come ha risposto lo stesso S.  Agostino: parlare di “prima” della creazione è un parlare assolutamente improprio, perché “prima” o “dopo” sono parole che si riferiscono al tempo e il tempo comincia solo con la creazione. Prima della creazione Dio semplicemente esisteva. Come? Per dare una risposta dovremmo conoscere la vita intima di Dio e questo non è dato a nessuna creatura creata. Certamente esisteva, operava ed era perfettissimamente felice. Se volessimo tentare di dire qualcosa, dovremmo dire: il Padre genera dall’eternità il Suo Verbo e dall’eternità Padre e Verbo vivono nell’abbraccio dell’eterno Amore lo Spirito Santo. Ma queste sono espressioni  che l’umana ragione non può che accettarle per Fede, senza capirci gran che!

Se un ateo venisse da Lei e affermasse che Dio non esiste, Lei in che modo lo dimostrerebbe?
Mi rifarei all’ordine meraviglioso esistente nel mondo, assolutamente inspiegabile con il caso e altro del genere. Gli parlerei di quella legge morale esistente nel cuore di tutti i popoli e in tutti i tempi, che comanda e giudica nel segreto dei cuori: legge assolutamente inspiegabile con apporti umani di qualsiasi specie. Insisterei pure su quell’ansia di infinito, di perfetto, di eterno -valori non derivati certamente da un mondo tutto finito e contingente- che sono chiarissima traccia di Qualcuno che è l’eterno e l’infinito.
Certo, l’esistenza di Dio è una di quelle verità che la pura ragione non riesce a dimostrare con la stessa chiarezza come per una verità matematica. Ma le “vie” e gli indizi che inducono a concludere all’esistenza di Dio sono tanti e di tale peso che il rifiuto di essi è per lo meno sommamente irrazionale e illogico. All’ateo che nega l’esistenza di Dio lo inviterei poi semplicemente a dare le prove “scientifiche” della sua asserzione. La scienza, che non ha mai potuto provare rigorosamente la non esistenza di Dio, tutt’al più può accumulare obiezioni e difficoltà. Ma si sa che nessuna obiezione al mondo costituisce argomento. D’altra parte si accettano e si crede a delle realtà per argomentazioni immensamente meno probanti e con implicazioni che sono, a volte, veri e propri assurdi.

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Che significa vivere in Grazia di Dio o avere in  sé la Vita Divina?
Vivere in Grazia significa partecipare per sublime degnazione alla stessa vita divina. La Fede ci assicura che chi crede e opera con lo Spirito di Cristo è reso partecipe della stessa vita di Cristo che, a sua volta, è vita divina. Gesù ne ha dato una immagine splendida con la similitudine della vite: “Io sono la vite, voi i tralci”. E, lo si sa, i tralci vivono dello stesso succo e della stessa linfa del tronco. Cristo e le anime che a Lui aderiscono, quindi, vivono la stessa vita. E non si può né vivere né operare soprannaturalmente se non rimanendo nella vite: il tralcio staccato è morto ed è buono solo per il fuoco!
Noi non sappiamo cosa sia e cosa si provi vivendo la vita di Dio: ancora una volta dovremmo entrare nell’intimo mistero di Dio. Qualche raro e pallido riflesso di tale vita divina lo si potrebbe cogliere nel modo di vivere e operare dei Santi: la loro dolcezza, la gioia celeste anche nei più terribili frangenti che traspare dalla loro condotta, gli incontenibili  e stupendi slanci di amore che stupiscono il mondo, ecc., sono tutte, in qualche modo, efflorescenze soprattutto del germe divino della Grazia e quindi luci, sia pure sbiadite, della vita divina trinitaria!
Agli effetti pratici bisogna aggiungere pure che vivere in Grazia significa operare per la vita eterna. E cioè poiché tutto deriva dal principio vitale ,se questo è divino, tutto è divino e quindi degno di vita eterna. Tra chi vive solo la vita dell’uomo, fosse pure la più sublime, e chi vive la vita della Grazia c’è una differenza enorme, infinita, quanta ce n’è -se così si può dire- tra il finito e l’infinito, tra la creatura e il Creatore.

Parli delle perfezioni di Dio.
Dio essendo la pienezza dell’essere ha tutte le perfezioni. Per perfezioni intendiamo tutto ciò che dice o implica ordine, bellezza, virtù, pienezza. Certo, parlando di perfezioni di dio, noi ci serviamo di concetti umani e perciò necessariamente finiti ed inadeguati. Ma tra le perfezioni create e quelle di Dio esiste una certa analogia, una certa somiglianza. Spogliando allora questi nostri concetti di ogni imperfezione e di ogni limite, si può giustamente parlare di sapienza infinita, di potenza infinita, di Amore infinito di Dio. In Dio vi è ogni perfezione senza difetti e senza limite, diceva il Catechismo di San Pio X. Un Dio che non avesse tutte le perfezioni e non le avesse in modo assolutamente trascendente, non sarebbe più Dio. Si potrebbe infatti, allora, immaginare un essere più perfetto, e sarebbe Lui il primo e Sommo Essere.

Lei, nella Facoltà di Teologia insegna anche il trattato sulla “Trinità”. Su quale aspetto della SS. Trinità insiste di più?
Insisto soprattutto sugli effetti della giustificazione. Con l’avvento cioè della Grazia, l’uomo, liberato dal peccato originale e reso Santo, diviene figlio adottivo e amico di Dio, tempio e abitacolo della SS. Trinità, erede con Cristo della vita eterna. Studiare e far comprendere queste realtà è il modo migliore non solo di elevare infinitamente l’uomo, ma anche di rendersi conto della fecondità dei dogmi cristiani, fatti questi non tanto per  illuminare l’intelletto, quanto per portare tutto l’uomo nel circuito di Dio e della sua inesauribile ricchezza e bellezza.

Quale Santo ha scritto molto bene sulla SS.  Trinità?
Sono tanti i Santi e i Padri e Dottori della Chiesa che hanno scritto sulla Trinità. Ai primi posti porrei S. Agostino, S. Gregorio Nazianzeno, S. Ilario di Poitiers, S. Cirillo di Gerusalemme, S. Tommaso d’Aquino, S. Bonaventura da Bagnoregio, S. Alberto Magno, ecc. Naturalmente le opere di questi Autori non sono pane per tutti i denti perché richiedono una buona preparazione teologica, ciò che non sempre è facile trovare. Per una comprensione più alla portata di tutti, consiglierei libri come quelli del P. R. Plus: In Cristo Gesù, dello Scheeben, Le meraviglie della Grazia, di D. Columba Marmion, Cristo vita dell’anima, ecc.

 Quindi consiglia a tutti di leggere questi libri?
Sì, perché sono sodi e di sana dottrina, relativamente accessibili a tutti, anche a quelli di non grande preparazione teologica.




Redazione Papaboys (Fonte www.cristianicattolici.net)

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