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Sanremo 2020, il Festival raccontato dalla A alla Z. Da Amadeus a Zucchero

 

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Amadeus

A non può che essere Amadeus. Al suo esordio da conduttore e direttore artistico accende le polemiche prima del via: inciampando sul tema donne, un passo indietro, poi uno in avanti, poi, come dice la sua dolce metà, sempre di fianco… insomma, una fatica!

B come Benigni. Super ospite. Super pagato. Super atteso. La vita è bella quando si fa il comico “un tanto a risata”.

 

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C come cloni. Puntuali ogni febbraio scendono in Riviera i sosia dei vip, peccato che ormai siano quasi tutti morti gli originali, da Pavarotti a Liz Taylor. Unico vivente, tra gli esemplari in decalcomania, Al Bano (che già si fa gli scongiuri). Sciàmano lungo il corso, ormai non se li filano più nessuno.

D come donne. Aridaje. Nell’harem di Amadeus dieci co-presentatrici e sette signore in gara tra i Big. Di ogni età, estrazione, studi e colore di capelli. Da Rula Jebreal a Laura Chimenti, da Emma D’Aquino a Sabrina Salerno, da Georgina Rodriguez a Francesca Sofia Novello. Donne du-du-du…

E come eliminazione. I big arriveranno dritti in finale, senza plotone da… prima esecuzione. Ma i giovani andranno al fifty-fifty. Non è un Paese per giovani, d’altronde, e Sanremo ce ne dà conferma.

 

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Sanremo 2020

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F come Fiorello. Il direttore artistico-ombra del Festival. Il mentore del vecchio collega deejay Amadeus. Arriva per antica fratellanza radiofonica, si esibisce in rinnovata complicità televisiva. Il ciclone Fiorello, si diceva un tempo, in trepida attesa di chissà quali divertenti sconquassi all’Ariston. Adesso, col senno dei quasi 60, Fiorello saprà ancora accendere la miccia della sorpresa?

G come Giovedì. La serata dei duetti. Sanremo si autocelebra con i successi nati in mezzo ai fiori: come una distinta signora agé che si guarda allo specchio e si autocompiace.

H come hotel. In overbooking, come sempre. Gran da fare per i portieri assaliti da orde di ragazzini in cerca quest’anno di Riki, Junior Cally, Lamborghini, Elodie, Achille Lauro, Giordana, Urso e Nigiotti. Gli inviati dei day time vengono invece interrogati da anziane signore: «Scusi, ma oggi avete qui Al Bano?».

I come italiani. Perché all’Ariston quest’anno Amadeus, come Baglioni l’anno scorso, di ospiti stranieri a oggi nemmeno l’ombra.

L come Diletta Leotta. Riuscirà a farsi dire brava oltre che bella? Impresa ardua specie al festival dove milioni di italiani sono davanti allo schermo coi fucili puntati.

 

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Sanremo 2020

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M come Mediaset. Anche quest’anno non pervenuto come la temperatura di Campobasso alle vecchie Previsioni del tempo. Controprogrammazione uguale vecchi film.

N come nostalgia. Che sia canaglia o meno, è un altro elemento fondamentale. Al Bano e Romina, Ranieri, Ricchi e Poveri… Come esorcizzare la pesantezza del presente e attrarre il fedelissimo pubblico over 50 (anche 60) di Rai1.

O come Orchestra del Festival. Con i suoi musicisti e coristi, torna ad essere giuria (come dal 2009 al 2012). Se un diploma in Conservatorio vi sembra poco per essere definiti esperti…

P come Polemiche. Senza, il festival non esisterebbe. Non toglieteci l’italianissimo brivido di essere pro o contro.

Q come quotazioni. Via alle scommesse. I bookmaker danno per vincitori Anastasio, Alberto Urso e Giordana Angi, ovvero i personaggi dei talent. Seguiti da Gabbani e Achille Lauro. In fondo Junior Cally, il cantante mascherato, forse penalizzato dalle polemiche che gli sono piovute addosso per una canzone di tre anni fa.

R come Rai. I vertici di viale Mazzini si giocano una partita fondamentale per restare in sella. Alla luce soprattutto del cambio di direttore di rete, Stefano Coletta al posto di Teresa De Santis, a ridosso della kermesse. Se gli ascolti non decollano, di chi saranno le colpe?

S come Settantesima edizione. Cifra tonda, augurale, anche se la ricorrenza cade nell’anno bisesto. A Sanremo chi non è scaramantico? Tutti, dai cantanti ai conduttori.

T come Tiziano Ferro. Cinque sere di filato sul palco. Se riesce a superare il track della prima, potrebbe essere una rivelazione.

U come Ultimo. Non viene, mettiamoci il cuore in pace.

V come Vessicchio. L’anno scorso dato per disperso. Torna quest’anno, sono le sue nozze d’argento col Festival.

Z come Zucchero. Non guasta nella bevanda, tanto meno a Sanremo.

 

Credito: Leggo

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