San Tommaso d’Aquino ci spiega in sette punti il Purgatorio

Approfondimento sulla dottrina della Chiesa sul Purgatorio e la condizione delle anime che sono lì, poiché un giorno ci toccherà, se la misericordia di Dio ce lo concede, di trovarci in quel luogo.

San Tommaso d'Aquino

Leggiamo insieme l’insegnamento che San Tommaso d’Aquino ci dà sulle anime del Purgatorio

Dottrina di San Tommaso sul Purgatorio

1 – Il purgatorio


La prima cosa che San Tommaso ci insegna è che dopo questa vita c’è un Purgatorio. Le anime dei defunti, spiega il Santo, dopo aver lasciato questa vita, ricevono la ricompensa che hanno meritato con le loro azioni. Se l’anima è in grado di ricevere immediatamente la sua retribuzione, entra nel suo giusto posto: così i giusti che non hanno debiti con Dio sono ammessi immediatamente in Cielo, i malvagi che sono morti in peccato mortale vanno dritti all’Inferno. Ma se l’anima non è in grado di ricevere la ricompensa, perché essa è ritardata da qualche impedimento, come accade quando non può ancora entrare in Paradiso perché ha un debito da pagare, va in un luogo temporaneo, che chiamiamo Purgatorio.

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Le colpe dell’anima

San Tommaso non manca di indicare la convenienza dei diversi inferni secondo la colpa dell’anima, e che è la sua vera giustificazione teologica:

– se l’anima, dopo la morte, si trova in peccato mortale, va immediatamente all’Inferno dei dannati;

– se si trova solo nel peccato originale, va nel Limbo dei bambini;

– se è trovata con il peccato veniale, va al Purgatorio;

– e se non ha alcun peccato, ma non può entrare nella gloria perché non l’ha meritata (come nel caso dei giusti pienamente purgati dell’Antico Testamento), va nel Seno di Abramo.

Così, negare qualcuno di questi luoghi, dice il Santo, sarebbe parlare contro la giustizia divina, resistere all’autorità della Chiesa e incorrere nell’eresia.

2 – La distinzione dei luoghi

Insegna poi San Tommaso che il luogo in cui si purgano le anime e dove sono puniti gli empi, è lo stesso; un solo e medesimo fuoco brucia il peccatore come punizione e purifica l’eletto, nello stesso modo in cui lo stesso fuoco brucia la paglia e purifica l’oro (San Gregorio). Ciò che ci fa distinguere i due luoghi è:

– da una parte, la gravità della pena: il fuoco dell’Inferno è più intenso di quello del Purgatorio, essendo situato nella parte inferiore, mentre il Purgatorio, sebbene unito all’Inferno, si trova in una regione superiore;

– e, dall’altra parte, la condizione della pena: all’Inferno la pena del fuoco e del danno è eterna, ed esclude ogni speranza e ogni virtù soprannaturale; mentre in Purgatorio la pena del fuoco e la privazione di Dio sono temporanee, non si estendono oltre ciò che richiede la perfetta purificazione dell’anima, ed è accompagnata dalla grazia, dalle virtù infuse e dai doni dello Spirito Santo, con cui l’anima fu trovata al momento della morte.

3 – Le pene


Naturalmente, la pena del Purgatorio supera tutte le pene temporali di questa vita, e questo riguarda la doppia pena del danno e del significato:

la pena del danno, o della privazione di Dio, sarà tanto più grave per quanto più Dio è vivamente desiderato, perché il corpo non frena più la tendenza dell’anima verso Dio, e perché l’anima vede chiaramente che per essa è arrivato il momento di godere del sommo Bene, e per questo si duole massimamente di veder ritardato tale godimento;

la pena del significato, che viene dal fuoco temporaneo, sarà anche tanto più intensa per quanto l’anima la sente da sola, senza condividerla con il corpo, che non smette di alleviarla.


4 – Il peccato e la giustizia divina

L’altra cosa che insegna San Tommaso è che la pena del Purgatorio non espia il peccato veniale quanto alla colpa, ma soddisfa solo la giustizia divina; o, in altre parole, le anime del Purgatorio non hanno più alcun peccato veniale, ma rimane in esse solo la pena dovuta per i peccati veniali, ed è per questo che devono offrire un’espiazione a Dio.

Insegna San Tommaso che la morte in stato di grazia cancella tutti i peccati veniali, perché con la morte viene distrutto l’incentivo del peccato, che era la nostra concupiscenza, e perché dopo la morte non rimane nell’anima l’attaccamento o la dipendenza sensibile dal peccato. L’unica cosa che rimane in essa è il disordine reale che hanno comportato alcune delle sue azioni, e che deve essere riparato con la debita pena, con la debita sofferenza che sia contraria alla volontà. In questo modo le anime, nel Purgatorio, per un verso sono perfettamente sante, nel senso che non hanno più il minimo peccato, la minima macchia che li affligge agli occhi di Dio; ma per l’altro, devono equilibrare la propria anima con quelle disposizioni che non hanno avuto a sufficienza in questa vita, come la conoscenza della gravità del peccato, il senso profondo della infinita maestà di Dio, il perfetto amore di Dio su tutte le cose, l’abbandono totale delle loro volontà alla volontà di Dio, ecc.

5 – Nessun potere sulle anime


Per questa stessa santità delle anime del Purgatorio, insegna San Tommaso, il diavolo non ha alcun potere su di esse, neanche di tormentarle; perché non è giusto che coloro che hanno già trionfato contro i demoni, morendo senza peccato mortale, debbano sottomettersi a loro per subire la loro parte di castigo. In questa vita, che è un luogo di lotta, Dio permette ai demoni di tentarci, attaccarci, tormentarci, come nemici propri nella nostra lotta, così come permette ai buoni angeli di aiutarci in questa lotta.

Ma dopo questa vita, l’anima non è più tormentata dai demoni, perché li ha vinti, né influenzata dai buoni angeli, perché gli spiriti benedetti non tormentano i loro stessi concittadini; e così resta solo la pena con la quale queste anime sono purgate, la quale viene dalla giustizia divina, e ancor più dalla carità divina, che per l’amore intenso che ha per queste anime, le dispone per poter entrare nella patria celeste e ricevere infine la ricompensa.


6 – Le opere dei vivi


Un altro insegnamento di San Tommaso è che le anime dei fedeli defunti possono essere aiutate dalle opere dei vivi; è in più, dice il Santo, tale pratica si trova nelle Scritture e proviene dagli stessi Apostoli. La ragione per cui possiamo aiutare i defunti con le nostre opere, non è diversa, in realtà, dalla comunione dei santi, e cioè il carattere comune che tutti i beni spirituali hanno nella Chiesa, così che ciò che fa uno dà profitto ad un altro, e ciò che si guadagna può essere applicato agli altri membri della Chiesa. In questo modo, vi è un flusso continuo di beni spirituali dalla Chiesa militante alla Chiesa purgante; e questo avviene anche dalla Chiesa trionfante alla Chiesa purgante, poiché anche i santi della gloria intercedono per le anime del Purgatorio e prestano loro soccorso o assistenza compatibili con la giustizia divina che si esercita su di esse.

Tuttavia, osserva San Tommaso, facendo suo un insegnamento di Sant’Agostino, la ragione per cui queste buone opere dei vivi siano applicate a loro, è che durante la loro vita hanno meritato che i suffragi sarebbero valsi dopo la morte.

Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia, ci insegna Nostro Signore Gesù Cristo; e questo si verifica eminentemente con le anime del Purgatorio: quanto più misericordiose furono con il loro prossimo, con le opere di carità, tanto più meritano che si applichino loro i suffragi che la Chiesa offre per loro.

7 – Le opere caritatevoli

Infine, se ci chiediamo quali sono le opere che più giovano ai defunti, San Tommaso risponde che le opere che più aiutano le anime del Purgatorio sono le preghiere della Chiesa, il Santo Sacrificio della Messa e le elemosine.

Perché? Perché tutta l’applicazione dei suffragi dei vivi ai defunti si basa sull’unione che esiste tra loro per la carità. E così, quanto più un’opera è caritatevole, o quanto più si ha l’intenzione di applicarla ad un determinato defunto, tanto più essa vale per alleviarlo in Purgatorio.

Tra le opere caritatevoli ne figurano soprattutto due:

la Santa Messa, da un lato, perché è il sacramento segno dell’unione della Chiesa nella carità e perché contiene Colui che è la fonte e il vincolo della carità, per il Quale tutta la Chiesa resta unita e consolidata;

e l’elemosina, dall’altro, intesa nella sua accezione generale di opera di misericordia, poiché queste opere sono prodotte direttamente dalla carità.

La preghiera, a sua volta, vale molto per le anime del Purgatorio, perché è l’opera che più ci permette di dirigere la nostra intenzione verso qualcuno in particolare, pregando per lui, chiedendo per lui, e applicando a lui ciò che noi abbiamo potuto meritare con le nostre opere.

Fonte it.aletaia.org

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