San Francesco: PACE E BENE A TE! 1 Novembre 2018

San Francesco: PACE E BENE A TE!

La nuova rubrica quotidiana dedicata alle parole e alla vita di San Francesco, un modo per entrare nella spiritualità francescana e vivere nella pace di Dio e nell’umiltà di Nostro Signore.

Pace e Bene

Ogni giorno un testo, una preghiera o un fioretto tratto dalla vita del “poverello di Assisi”.

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Gesù nostro Signore vi benedica!

San Francesco – Patrono d’Italia

“Ho scelto il nome del Patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi, e ciò rafforza il mio legame spirituale con questa terra, dove – come sapete – sono le origini della mia famiglia”. Così Papa Francesco in Piazza San Pietro lo scorso 17 marzo, nella ricorrenza della proclamazione dell’Unità d’Italia (1861). Il 4 ottobre, giorno del transito del Poverello d’Assisi, diventa così occasione di approfondimento e di riflessione. Non è un caso che Bergoglio abbia posto l’accento sul fatto che il Poverello d’Assisi, espressione di una Chiesa povera, serva ed ecumenica, sia il Patrono d’Italia.

“Il più italiano dei santi, il più santo degli italiani”. Così Pio XII definisce il Poverello d’Assisi quando, il 18 giugno 1939, lo proclama, insieme a Santa Caterina da Siena, Patrono d’Italia. L’affannosa “questione romana” è ormai risolta con la conclusione, dieci anni prima, l’11 febbraio 1929, dei Patti Lateranensi: l’accordo tra lo Stato italiano e la Santa Sede pone termine ad una controversia politica tra l’Italia e la Chiesa nata all’indomani dell’Unità con l’annessione militarizzata di Roma a capitale del neonato Regno e la conseguente fine del potere temporale dei Pontefici.

San Francesco

Per Papa Pacelli, eletto al soglio pontificio il 2 marzo 1939, i tormentati rapporti tra Stato e Chiesa sono solo ormai un “brutto” ricordo. E la lettura negativa che dà la Chiesa sul Risorgimento è acqua passata (anche se a tutt’oggi alcuni ecclesiastici continuano ad avere del periodo risorgimentale una visione nel complesso non positiva). Pio XII, quindi, tra i primi atti del suo pontificato, decide di “regalare” alla nazione italiana i suoi Patroni. È un passo importante. Significa che ormai la Chiesa ha superato ogni titubanza e vede quindi l’Italia nella sua unità e indivisibilità.

«Chi di noi invero potrebbe mai dubitare di non essere aiutato giorno per giorno dal patrocinio dei Santi presso Dio, specialmente quando, trovandosi in angustie si appoggia alla intercessione dei Santi, invoca il Signore e sente subito che il Signore lo esaudisce? E questo tanto più giustamente può dirsi di quel patrocinio, col quale i santi proteggono le genti e le nazioni, specie quelle alle quali si sforzarono in tanti modi e in tante particolari circostanze, di portare aiuto, mentre essi ancora erano in terra, spinti dall’amore di Patria».

Queste le parole di Pio XII nel proclamare San Francesco e Santa Caterina Patroni d’Italia. Una decisione – dice il Pontefice – presa ascoltando le tante richieste dei vescovi che riportavano la volontà degli stessi fedeli: «ora poi il signor Cardinale Carlo Salotti, prefetto della Congregazione dei Riti, ci ha detto che gli arcivescovi d’Italia, assecondando il comune desiderio dei fedeli, fanno voti e ci rivolgono anzi supplici preci, affinché San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena, vengano da noi dichiarati e costituiti Patroni Primari d’Italia con l’intento di riaccendere l’avita pietà e farla maggiormente crescere.

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A questi voti – continua il Papa – si aggiunge anche l’amplissima commendatizia dello stesso porporato e perciò considerate attentamente tutte le ragioni e le circostanze ben volentieri abbiamo deciso di annuirvi». Nella scelta di Pio XII decisivi sono stati i sentimenti della popolazione italiana. La vox populi non sbaglia mai. Ed ha permesso di fare dono all’Italia unita, come suoi Patroni, di due veri araldi del Vangelo.

Francesco stesso ama definirsi “araldo” del Vangelo. L’araldo, fin dall’antichità, rappresenta una sorta di ambasciatore, un funzionario che porta avanti gli interessi della corte. È spesso in viaggio. Francesco fa lo stesso.

Egli, con i suoi fraticelli, gira il nostro Paese in lungo e in largo, travalicando le Alpi e attraversando i mari. L’itineranza di Francesco e dei frati è l’espressione del carattere apostolico e missionario della fraternità. Con i suoi viaggi il Poverello d’Assisi unisce già l’Italia nell’annuncio di una fede genuina, autentica, libera, totalmente ispirata al Vangelo di Gesù Cristo in una lettura che non ammette sconti, annotazioni a margine, interpretazioni creative, aggiustamenti facili: una lettura che sia, in un’espressione, “sine glossa”.

Nei suoi viaggi Francesco incarna la nota intraprendenza dei mercanti di quel tempo (ricordiamo che la sua esistenza terrena si snoda tra il 1182 ed il 1226). È l’Altissimo che sconvolge i piani dell’esistenza. Da giovane Francesco aspira al cavalierato. Vagheggia le armi della guerra, ma diventa un messaggero di pace; desidera ricchezze e abiti sontuosi, ma si spoglia nudo per abbracciare Sorella Povertà; sogna di conquistare persino il cielo ma poi è il Cielo che conquista lui.

Il legame tra Francesco e l’Italia è ancor più stretto, sol se si pensa al Cantico delle Creature, la preghiera di lode a Dio e alle Sue creature composta dal Santo, molto probabilmente due anni prima della sua morte.

«Altissimu, onnipotente bon Signore,/ Tue so’ le laude, la gloria et l’honore et omne benedictione./ Ad Te solo, Altissimo, se konfano,/ et nullu homo ène dignu te mentovare […]», con queste parole inizia per l’appunto la tradizione letteraria italiana.

L’inno al Signore e alla potenza della natura è scritto da Francesco in un volgare umbro, che presenta, oltre a latinismi, anche influssi toscani e francesi. È il primo esempio di lingua italiana. Ed è lo spartiacque che permette di iniziare ad identificare, almeno sette secoli prima dall’Unità, una nazione italiana che si comincia a ritrovare in un registro linguistico comune. Il filosofo russo Solov’ëv (1853-1900) nella sua opera scrive che «la giustificazione del bene sulle labbra di san Francesco, la neonata lingua italiana esprime già sentimenti e idee di portata universale, che sono ugualmente chiari per un buddhista e per un cristiano».

Nel 1861 un’entità di popolo si sintetizza in unità politica, è vero; ma «agli occhi del mondo gli italiani esistevano già […] e proprio come italiani, da almeno sette secoli, erano oggetto di stima e di ammirazione da parte di tutti gli altri popoli», come scrive il cardinale Biffi nel suo “L’Unità d’Italia. Centocinquant’anni 1861-2011. Contributo di un italiano cardinale ad una rievocazione multiforme e problematica” (Cantagalli, 2011, p.56). Insomma gli italiani esistevano già; esistevano da almeno sette secoli, appunto. Da quando per l’appunto, nacque San Francesco.

San Francesco ricorda che il Vangelo può e deve essere vissuto nella sua integrità. Le generazioni tutte guardano con ammirazione al Poverello che è stato immagine visibile della presenza di Cristo.

È un Santo tutto italiano. E la sua storia, snodata lungo i secoli di storia della nostra patria, permette di evocare l’anima cristiana della Penisola.

Un forte fattore di coesione per gli italiani è sempre stata la fede cristiana. In Italia si è assistito ad una vera inculturazione del messaggio evangelico. Il cristianesimo non è rimasto “nascosto” nella coscienza dei singoli, ma è fiorito invece nella società ed ha di sé impregnato i modi di pensare, gli assetti urbani e le strutture istituzionali della nazione.

Nell’ inculturazione del Vangelo non c’è dubbio che un influsso determinante l’abbia avuto la spiritualità francescana che porta nella Chiesa un’ondata di rinnovamento, di freschezza e di ritorno ai veri valori evangelici. Ma, in particolare, con la grande opera di evangelizzazione dei religiosi francescani l’ondata di rinnovamento è sentita anche dalla popolazione rurale.

Non è difficile quindi pensare al Patrono d’Italia come al padre generatore della coscienza unitaria del Paese, come al simbolo per eccellenza del nuovo Stato unitario.

Francesco incarna lo spirito dell’identità nazionale. È un Santo che mette tutti d’accordo, senza distinzione di sorta. È un Santo che unisce l’Italia con la forza della fede. Un Santo che parla una lingua universale e che vive la sua avventura terrena in un periodo fatto di libertà e di rinnovamento.

Francesco è un rivoluzionario. Cambia l’Italia ed il mondo con le armi dell’amore e dell’umiltà. Molla tutto per essere coerente con il Vangelo di Cristo. Ed oggi ci insegna ad essere uomini di coesione di unità partendo proprio dalle peculiarità di ciascuno di noi.

San Francesco è, quindi, uno dei padri della coscienza comune del nostro Paese. E chissà se forse non sia il caso di festeggiare insieme al 17 marzo, giorno di proclamazione nel 1861 dell’Unità d’Italia, e più solennemente, anche il 4 ottobre, giorno del transito di San Francesco. Così da non dimenticare un protagonista importante del nostro essere Italia, il Poverello d’Assisi.

Tratto da www.lastampa.it

San Francesco

LA BENEDIZIONE DI SAN FRANCESCO PER TE

Benedicat tibi Dominus et custodiat te,
ostendat faciem suam tibi et misereatur
tui convertat vultum suum ad te
et det tibi pacem
Dominus benedicat frater Leo, te
Benedicat, benedicat,
benedicat tibi Dominus
et custodiat te Frater Leo, te.

Il Signore ti benedica e ti custodisca.
Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.
Volga a te il suo sguardo e ti dia pace.
Il Signore ti dia la sua grande benedizione.

A cura della Redazione Papaboys

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