Home News Humanitas et Web Sabato 13 dicembre – La parola, ora è da amare

Sabato 13 dicembre – La parola, ora è da amare

Sabato 13 dicembre – La parola ora è da amareAllora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?».Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista. Matteo 17,10-13

Hanno bisogno di una parola scritta.
Una parola di carne non gli basta.
È tutto.
Ma non gli basta.
Hanno bisogno di una parola scritta.
Da srotolare quando vogliono.
Da leggere quando vogliono.
Scritta da qualcun altro.
Che dica loro che fare, chi aspettare, che dire.
Una parola di carne.
Che dice Io sono. Sono qui.
Che parla quando vuole.
Che li chiama.
Che dice Che vuoi.
Che non indica gli altri ma dice Seguimi.
È troppo.
Tu sei troppo.
Mi vuoi libera.
Mi vuoi da amare.
Tu sei troppo.
Ti fai fare tutto.
Tutto quello che vogliono.
Meglio una parola scritta.
Niente carne.
Niente sofferenza.
Niente vita.
È troppo.
Gli schemi sono più facili da seguire delle persone.
Chi viene prima?
Chi viene dopo?
Qual è il programma?
La parola scritta la puoi consultare.
Aprire e chiudere.
È più facile leggere che seguire.
È più facile obbedire che amare.
È più facile studiare che guardarti.

Avere tutte le parole, le leggi.
Avere tutti i maestri, gli scribi.
E non capire.
E non sapere.
E non riconoscere le persone, te, nessuno.
Perché la parola, ora, è da guardare perché ha un corpo.
Il tuo.
È da seguire perché ha una strada.
La tua.
È da vivere perché ha una vita.
La tua.
È da amare perché ha un cuore.
Il tuo.
Leggi. Studia. Domanda. Si. Certo.
Ma poi. Subito. Subito. Subito.
Ascoltalo. Guardalo. Amalo.
Subito. Subito. Subito.

C’è da soffrire.
C’è da riconoscerci.
C’è da amarsi.
C’è da attendersi.
C’è da vivere.
C’è che arrivi tu.
Figlio dell’uomo.
Amore mio.

Di Don Mauro Leonardi

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