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Rettore Cattedrale Bangui: Papa Francesco in Centrafrica evento di grazia e speranza

Mercoledì prossimo Papa Francesco inizierà il suo primo viaggio apostolico in Africa. Tre i Paesi visitati: Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana. Domenica 29 novembre, il Pontefice aprirà la Porta Santa della Cattedrale di Bangui, in Centrafrica, una decina di giorni prima dell’inaugurazione ufficiale del Giubileo della Misericordia. Su questo evento, che avviene in un contesto di gravi tensioni e violenze nel Paese, Romilda Ferrauto ha sentito il rettore della Cattedrale di Bangui, don Mathieu Bondobo:

Cattedrale Bangui

R. – È veramente un momento di grazia per tutto il popolo del Centrafrica. Il Giubileo è un anno di misericordia e, come ha detto il Papa, è un Anno santo di Misericordia, di perdono, di questo Dio che viene incontro ad ogni popolo e, in questo caso, viene verso il popolo del Centrafrica: attraverso la Porta Santa, Dio ci viene incontro e ci apre la porta, ci indica la strada che ci porta a Dio e questa strada passa attraverso il perdono, la misericordia. E questo è un gesto eccezionale, è la prima volta che accade nella storia. È ciò che intende il Papa quando parla delle periferie. Ha scelto il Centrafrica, un Paese che sta vivendo un momento difficile della sua storia, al centro dell’Africa. Quindi lì, la Buona notizia, il Vangelo, arriva a questo popolo per aiutarlo ad uscire da questa situazione terribile che sta vivendo per vivere nella pace e andare incontro a Cristo, perché Cristo è anche questa porta attraverso la quale passiamo per entrare nella casa di suo Padre.

D. – Nel contesto attuale del Centrafrica dopo mesi, anni di guerra civile, in un Paese che è stato devastato, questo gesto profondo del Papa ha anche una portata storica, politica, nazionale, vero?

R. – È vero, perché noi centrafricani, da questa crisi che stiamo vivendo da anni, aspettiamo la pace. A volte siamo stanchi; si fanno degli sforzi e a volte ci rendiamo conto che questi non portano a nulla, ma attraverso questo gesto, l’apertura della Porta Santa, una speranza si realizza: non bisogna dire “mai” nella vita – anche se le cose vanno male – perché con la nostra fede e con la nostra preghiera Dio ci ascolta. Noi del Centrafrica per la fine di questa crisi abbiamo pregato tanto, abbiamo alzato la nostra voce al Dio altissimo per dire: ”Vieni in nostro aiuto!”. Crediamo fortemente che attraverso questo viaggio, questa visita del Santo Padre, Dio stesso viene a giudicare il suo popolo. È in questo modo che stiamo preparando i nostri fedeli ad accogliere il messaggio che il Santo Padre verrà a darci.

D. – Lei cosa spera per il futuro del suo Paese? Cosa si aspetta da questa visita?

R. – Io spero la pace per il mio Paese, perché la situazione è terribile. Ci sono persone che muoiono ogni giorno; ci sono persone che hanno perso tutti i loro beni, ci sono persone che hanno visto bruciare le loro case, bambini che non possono andare a scuola, persone ferite, ma di una ferita grave. E quindi la situazione in Centrafrica è terribile! Spero ed auguro la pace al mio Paese. Ci credo davvero. Credo che la visita del Santo Padre sia già un punto di partenza, una nuova pagina che stiamo per scrivere per il Centrafrica. E noi scriviamo questa pagina insieme a Dio, perché questo Anno santo che inizia con l’apertura della Porta Santa a Bangui per la prima volta nella storia, credo sia un messaggio che proviene dall’alto, da Dio, perché Dio ha visitato il suo popolo ed in questo caso il suo popolo in Centrafrica.




Redazione Papaboys (Fonte it.radiovaticana.va)

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