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Raul Castro dal Papa domenica mattina

Prosperità ed equità nella crescita del continente sudamericano : le invoca Papa Francesco nel messaggio, inviato al Summit delle Americhe apertosi ieri a Panama. Nel testo in spagnolo, letto dal segretario di Stato vaticano card. Pietro Parolin alla presenza di 33 leader del continente, Francesco ha espresso vicinanza e incoraggiamento affinche' il dialogo sincero porti ad una mutua collaborazione. Il servizio di Gabriella Ceraso: Nel giorno dello storico incontro e della stretta di mano tra il Presidente Usa Barack Obama e il leader cubano Raul Castro, il Papa si rende presente al summit panamericano con un messaggio in cui sottolinea innanzitutto come gli sforzi per "gettare ponti e canali di comunicazione e di comprensione" reciproca non siano mai vani. Poi lo sguardo si allarga al mondo: ci sono, scrive il Papa, "beni fondamentali" – terra , lavoro, casa - e "servizi pubblici" - salute, educazione, sicurezza, ambiente – "dai quali nessuno dovrebbe essere escluso, eppure putroppo questo desiderio condiviso è molto lontano dalla realtà". Ingiustizie e diseguaglianze offendono la dignità umana, sottolinea il Papa, rilanciando la sfida grande del mondo, "la globalizzazione della solidarieta' e fraternita' invece della globalizzazione della discriminazione e l'indifferenza". Francesco denuncia dunque le "scandalose differenze" esistenti all'interno di tanti paesi e le loro drammatiche conseguenze,e ricorda ai leader americani che la priorità dei governanti sono "azioni dirette a favore dei più svantaggaiati", di cui aver cura come si fa con i più piccoli nelle famiglie: "Non basta", afferma,"che i poveri raccolgano le briciole dalle tavole dei ricchi”. Il messaggio del Papa ha di fatto dato il via alla due giorni del summit americano gia' entrato nella storia proprio per l'incontro Obama-Castro, una stretta di mano che ha sancito il disgelo in corso tra Washington e L'Avana. Da Panama il servizio di Elena Molinari: Il Vaticano ha rivestito un ruolo di primo piano nel riavvicinamento fra Cuba e gli Stati Uniti, che proprio a Panama sta vedendo un momento altamente simbolico. Oggi il Presidente Obama incontrerà infatti l’omologo Raúl Castro, con il quale ha parlato ieri al telefono e con cui sta cercando di riallacciare i contatti diplomatici, interrotti da più di mezzo secolo. È la prima volta che Cuba è stata invitata al vertice dopo essere stata espulsa dall’Organizzazione degli Stati Americani nel 1961. Il dialogo con Washington potrebbe portare a un’interruzione dell’embargo Usa, che lo stesso Obama ha definito “superato”. Un ostacolo nei negoziati, che ieri hanno preso la forma di un colloquio fra i ministri degli esteri dei due Paesi, è però la libertà civile assente a Cuba e che Washington intende continuare a difendere, come ieri ha assicurato lo stesso Obama a due dissidenti cubani. Sull’importanza non solo per Usa e Cuba, ma per tutto il Continente americano, Alessandro Gisotti ha intervistato l’americanista Giuseppe Mammarella, docente emerito alla Stanford University: R. – Obama si rivolge non solo a Cuba, dove il processo di avvicinamento è già iniziato da un pezzo, ma si rivolge a tutto quanto il Sud America e l’occasione del Vertice è quella giusta. Lui incontrerà Maduro, incontrerà Dilma Roussef, incontrerà tutta quella classe politica che si è formata anche, se vogliamo, sotto l’influenza e nel rapporto con Cuba. Questa presa di posizione di Obama è nella continuazione di quell’annuncio politico che lui fece nel 2009, proprio all’inizio del suo primo mandato, in cui prometteva un “nuovo corso” nel rapporto con il Sud America. D. – Come invece leggere la volontà di Cuba e in particolare del presidente Raul Castro di arrivare a questa svolta? R. – Quello dei rapporti fra Stati Uniti e Cuba è uno dei capitoli più emotivi della politica estera americana nel senso che simpatie, antipatie, attrazioni, rimozioni, si sono alternate creando momenti di tensione nella storia fra i due Paesi. Il processo di normalizzazione è incominciato intanto nel 2006 quando Fidel Castro si dimette da tutti i suoi incarichi e lo sostituisce Raul che il fratello più giovane. Non c’è dubbio che se Fidel fosse rimasto al potere sarebbe stato brutto e difficile per l’America riprendere il rapporto con Cuba. Poi c’è stata la visita dei Papi, prima di Giovanni Paolo II nel 1998, poi la visita di Benedetto XVI nel 2012; e ancora la rinuncia da parte del governo cubano all’ateismo di Stato; e nel gennaio del 2013 - se ben ricordo - credo che il governo cubano abbia deciso la libertà di movimento all’estero. D. – Al discorso politico si affianca evidentemente un discorso economico… R. - Certo, perché uno dei motivi che spinse Cuba nelle braccia dell’Unione Sovietica - parlo del 1960 - fu l’embargo totale che anche nell’aprile 1961 gli Stati Uniti dichiarano nei confronti di Cuba. Da allora i rapporti economici e commerciali tra Cuba e gli Stati Uniti sono cessati. Adesso negli ultimi anni si sono ristabiliti, lentamente e, direi, anche silenziosamente per certi aspetti. Per cui non c’è dubbio che Cuba da questa nuova normalizzazione dei rapporti con gli Stati Uniti si aspetta investimenti americani di cui Cuba ha grande necessità perché la situazione economica e anche il tenore di vita a Cuba è sempre abbastanza basso. E gli americani, a loro volta, vogliono recuperare il tempo perduto negli investimenti. Credo che ci saranno limitazioni e credo che questo rapporto seguirà canoni molto precisi che verranno stabiliti nel rapporto tra le due diplomazie.Domenica 10 maggio, nel corso della mattina, il Santo Padre riceverà in forma strettamente privata il Presidente della Repubblica di Cuba, Raul Castro Ruz. L’incontro avrà luogo nella Studio del Papa presso l’Aula Paolo VI. Lo ha confermato il direttore della Sala stampa vaticana padre Federico Lombardi. Come sappiamo, il Presidente Castro ha ringraziato pubblicamente il Papa per il ruolo da lui avuto nel riavvicinamento fra Cuba e gli Stati Uniti d’America, e il Papa si recherà a settembre nell’Isola caraibica prima di passare negli Stati Uniti.

Ha destato ampia eco nei giorni scorsi l’incontro a Cuba tra il presidente Raul Castro e il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per i Vescovi, proprio mentre veniva annunciata la visita di Papa Francesco nell’isola caraibica il prossimo settembre. Il cardinale Beniamino Stella, che ha compiuto una visita alla Chiesa cubana dal 22 al 28 aprile, di ritorno in Vaticano si sofferma – al microfono di Alessandro Gisotti – sulla fede dei cubani, l’incontro con Castro, il prossimo viaggio del Papa e il disgelo nelle relazioni tra Washington e L’Avana:

R. – Mi ha sempre colpito della Chiesa cubana l’aspetto della grande fraternità. E’ una Chiesa, poi, serena, gioiosa dove si portano alcuni pesi e alcune difficoltà – chiamiamole “storiche” – però con disinvoltura, con fiducia, con speranza. Questo aspetto – e l’ho anche detto ai vescovi, anche ai sacerdoti – talvolta in situazioni difficili ci si lamenta, ci si intristisce … a Cuba, un po’ per il temperamento tipico di quella brava gente e anche per una fede profonda dei laici, dei preti, dei vescovi, si vivono le situazioni di difficoltà, di incertezza, però con fiducia: fiducia in Dio e fiducia anche nella buona volontà di chi presiede la Chiesa e anche, ovviamente, di chi presiede i destini pubblici del Paese.

D. – Proprio riguardo a questo ultimo passaggio: durante la visita a Cuba, lei ha avuto la possibilità di incontrare il presidente Raul Castro. Cosa può dirci di questo colloquio?

R. – E’ stata una lunga conversazione; un po’ di memoria, da parte del presidente della Repubblica, di un passato che ovviamente i dirigenti cubani portano profondo nel loro cuore, ma anche con un’attenzione, con una proiezione verso il futuro. La memoria di eventi del passato è molto forte, come ben si comprende; però si ha anche la chiara sensazione che bisogna guardare avanti proprio per aggiornare situazioni di difficoltà per dare uscita a problematiche che oggi si impongono, specialmente in temi economici. Quindi il presidente ha detto che stanno studiando riforme per aspetti soprattutto economici, ma anche in relazione alla presenza e all’attività della Chiesa. Ci sono tante cose che certamente sono all’attenzione: io stesso ho accennato al presidente alcune tematiche importanti, per le quali i vescovi aspettano – nel contesto della visita del Papa, ma anche nel prossimo futuro – delle risposte. C’è tutto il tema della riparazione delle chiese e della costruzione, anche, di nuove chiese; c’è il tema dei disagi, delle difficoltà di tanti sacerdoti a muoversi nel Paese. Mi ha impressionato – e chiedo scusa se ne parlo in questo momento – un sacerdote, era a Camagüey, che al termine di una riunione ha ripreso la sua bicicletta e mi disse: “E’ una bicicletta ancora dell’epoca lontana, quando c’era una forte presenza russa”. Io dicevo tra me e me: “E’ una bicicletta da museo, questa…”. Però, di fatto, è un modo con cui i sacerdoti si spostano e le distanze non sono piccole: un sacerdote, talvolta, è di tante comunità; il clima è un clima tropicale e umido, e quindi la Chiesa ha bisogno di potersi muovere con i propri operatori pastorali, soprattutto i sacerdoti, con i mezzi che consentano un po’ meno fatica e un minore consumo di energie. Il terzo tema di grande attualità è il tema di un maggiore accesso della Chiesa ai mass media: già ci sono stati dei progressi e direi che è uno dei segni di un avanzare negli spazi della libertà che corrispondono alla Chiesa. Però, credo che la visita del Papa porterà anche nei mass media delle novità positive, molto desiderate. I vescovi desiderano poter lavorare in questo campo e poter comunicare con i propri fedeli. C’è anche, poi, il tema di Internet che è un tema di grande attualità. Oggi, di fatto, voi lo sapete, anche alla Radio Vaticana: non è solo la televisione, non è la radio, ma è proprio Internet, è la comunicazione digitale su cui la Chiesa cubana desidera vivamente qualche novità. Ci hanno detto – mi hanno detto – che si sta studiando, che occorre un po’ rafforzare il supporto tecnologico di queste novità per la Chiesa nell’ambito di Internet. Io spero che arriveranno presto. Una cosa poi che ho menzionato, anche, alle autorità del Paese: il servizio alle piccole comunità delle montagne. Ci sono tante piccole comunità sparse nel Paese, dove non ci sono templi, ma ci sono – come le chiamano – le “casas de misión”, “case di missione”, dove i sacerdoti, talvolta i diaconi, i catechisti vanno per la visita alle comunità. Ecco, bisogna un po’ formalizzare un dato di fatto che già esiste, in modo che la Chiesa abbia dei punti di appoggio per il proprio impegno evangelizzatore. Anche in questo ambito si è già fatto parecchio e credo che la visita del Papa sarà veramente una finestra grande, un ambito grande per crescere con la dimensione dell’evangelizzazione e della missione.

Viaggio negli Usa, il Papa pensa a una tappa a Cuba
D. – Già alcuni elementi si sono intravisti nella sua risposta. Quanta attesa c’è per il viaggio di Papa Francesco a Cuba, a settembre, annunciato peraltro proprio mentre lei era nel Paese caraibico?

R. – Eh sì: c’è una grande attesa! C’è un po’ la curiosità di conoscere i dettagli dove il Papa andrà, da dove entrerà, da dove partirà, un po’ quella ovvia curiosità che appartiene a tanti fedeli cubani che hanno già conosciuto Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto, adesso Papa Francesco: c’è una memoria molto viva, anche recente, di queste due anteriori visite; quindi la visita di Papa Francesco nel settembre prossimo è molto desiderata, anche perché è un Papa delle terre latinoamericane, un Papa che parla la lingua spagnola … Quindi io credo che ci sia un naturale feeling tra questo mondo latinoamericano, e cubano nel nostro caso, e Papa Francesco: io penso che sarà un momento di grande intensità ecclesiale, di grande comunicazione e di grande speranza per tutti i cubani, ma specialmente per coloro che lavorano e militano con la loro fede e la loro vita ecclesiale nell’ambito della vita cattolica.

D. – Lei accennava alle visite precedenti dei Pontefici: lei, come nunzio a L’Avana, negli anni Novanta, organizzò la storica visita di Giovanni Paolo II a Cuba. Papa Wojtyla in quell’occasione, tra le alte cose, disse questa frase memorabile: “Cuba si apra al mondo, il mondo si apra a Cuba”; e in qualche modo è un sogno che si sta realizzando …

R. – Lungi da me il dire che ho organizzato il viaggio! Sono stato presente in quella circostanza; l’abbiamo desiderato a lungo, abbiamo atteso con grande impazienza, poi con grande gioia; abbiamo lavorato … Direi, a differenza di questo viaggio, quello di Giovanni Paolo II ha avuto una lunga preparazione: penso almeno un anno; quindi, anche da un punto di vista logistico è stato un viaggio molto pensato, molto strutturato, previsto in tanti dettagli. Ecco, questo arriva invece con un tempo di preparazione un po’ più ridotto; però, c’è l’esperienza di due bellissimi viaggi anteriori, e quindi ci sono ancora strutture esistenti di questi viaggi anteriori: io penso che nei quattro mesi che restano fino alla visita di Papa Francesco ci si darà da fare. Si sta già lavorando perché anche gli aspetti “logistici” possano essere risolti.Importante è la partecipazione, importante è la sensibilizzazione dei cattolici cubani; e di fatto, poi, è importante che possano andare, che possano muoversi, che possano quindi viaggiare verso i punti di convergenza dove il Papa si fermerà per questa visita che è una visita veramente pastorale, desiderata dal Papa anche con tempi abbastanza ampi, in modo che il Papa sia presente, celebri, visiti e possa comunicare con questa straordinaria Chiesa cubana, fortemente in crescita e con tanti valori cristiani ed umani, che si percepiscono a vista e con il cuore trovandosi in quelle contrade.

D. – I presidenti Raul Castro e Barack Obama, annunciando il “disgelo” tra Stati Uniti e Cuba, hanno sottolineato il ruolo positivo, importante di Papa Francesco. La Chiesa contribuirà anche in futuro a rafforzare il dialogo tra cubani e statunitensi?

R. – Papa Francesco è stato veramente colui che ha dato innanzitutto la sua preghiera, la sua fede e anche il suo carisma. Il tema cubano, non ho dubbio che l’abbia sentito in profondità, che lo senta in profondità e così abbia posto in atto quelle iniziative “diplomatiche” – è la parola che si usa: l’ha fatto da pastore, come è naturale … Io penso che gli dobbiamo veramente tanto, a Lui personalmente, al suo cuore, alla sua creatività. E la Chiesa cubana certamente si sintonizza completamente con Papa Francesco e saprà dare seguito a queste iniziative attraverso la Conferenza episcopale. Importante è che la Conferenza episcopale sia un po’ l’organismo ecclesiale che assume questo impegno pubblico, formale, di un dialogo con le autorità del Paese. E che poi ogni vescovo, a sua volta, si faccia interprete, si faccia operatore di queste iniziative di carattere pubblico, in modo che questo avvicinamento possa continuare, possa concretizzarsi semprepiù e possiamo vedere quanto prima; i temi all’ordine del giorno, credo, da parte dei due Paesi non sono semplici, non sono pochissimi però se c’è la volontà direi che non ci sono ostacoli e non ci saranno montagne da scalare. Noi desideriamo – io, così, umilmente, desidero – che si possa quanto prima arrivare a risultati di grande interesse, che aprano una tappa definitivamente nuova e particolarmente positiva nelle relazioni fra i due Paesi.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

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