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Rapì la figlia e fuggì in Siria. Dopo 5 anni preso in Turchia

Una bimba in balia di un padre fuggiasco da quando aveva appena 21 mesi, una madre battagliera ma ormai sull’orlo del baratro, un governo incapace di fare qualcosa di veramente concreto.

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Sono ormai cinque lunghissimi, dolorosi anni (era il 18 dicembre 2011, ndr) infatti, che il 40enne siriano Mohamed Houda Karat ha rapito la sua piccola Emma, portandola via alla madre Alice Rossini che vive a Vimercate (Monza). L’uomo non ha più dato notizie di sé e della figlioletta e ora è imputato di sequestro di persona e sottrazione internazionale di minore. Ieri uno spiraglio di luce in questa vicenda fatta di troppe tenebre: il legale della donna, Luca Zita, in contatto con le autorità italiane in Turchia, ha saputo che il siriano è stato fermato ad Ankara, proprio in esecuzione del mandato di arresto internazionale spiccato dal tribunale di Monza.

«Ho parlato con il ministero – ha detto l’avvocato Zita -. Kharat è stato arrestato e portato in un centro di detenzione turco per stranieri, ma mi hanno detto che potrebbe essere rimandato in Siria dove, immagino, svanirebbe nel nulla. L’ambasciatore italiano ad Ankara e il ministero mi hanno detto infatti che la Turchia potrebbe non estradarlo in Italia, ma secondo il trattato di Parigi e la convenzione dell’Aja, gli estremi ci sono tutti». E la bambina? La piccola Emma che oggi dovrebbe avere circa sette anni? Il legale di Alice Rossini ha spiegato che non ci sarebbero notizie su dove si trovi esattamente ora la bambina. «Questa è l’unica occasione, però, che abbiamo di portarla a casa – ha concluso Luca Zita -, il governo italiano deve trovare il dialogo con quello turco». La madre, da quando la figlia è stata rapita dall’ex marito, l’ha vista solo in un filmato sulla guerra in Siria in televisione, dove l’ha riconosciuta insieme al padre in un pick up e l’ha sentita al telefono quando è andata al confine tra Turchia e Siria con gli inviati della trasmissione «Le Iene», che si sono messi in contatto con Kharat, senza però riuscire a convincerlo a restituire la bambina alla madre.

«Il nostro paese non vale nulla se non porta a casa mia figlia» sono le dichiarazioni rilasciate da Alice Rossini ieri all’agenzia Ansa.

Ripercorrendo le tappe della vicenda che ha portato Rossini portata a trascinare al processo il suo ex marito, sappiamo che i due si sono conosciuti a Capodanno del 2006 e dopo 4 mesi sono andati a convivere. L’8 marzo del 2008 si sono sposati e dopo circa 2 anni è nata la bambina, che era prematura e aveva bisogno di molte attenzioni. Il padre si sentiva trascurato e sono iniziate le liti. Prima ha iniziato a rompere le cose in casa, finché un giorno ha picchiato la moglie che allora ha deciso di andarsene dalla con la bambina. Dopo qualche tentativo pacato di farla tornare a casa, sono iniziate le minacce».




Alla fine di ottobre 2011 la coppia decise per una separazione consensuale. Il padre poteva tenere la bambina nel fine settimana e per un po’ tutto andò bene. Il 18 dicembre Kharat dice alla ex che le riportava la bambina a casa alle 20 invece che alle 18 perché aveva una festa in famiglia. Quando la donna non lo vide rientrare, cercò di telefonargli, ma invano. Dopo una notte in bianco, Rossini si recò dai carabinieri a fare denuncia. Mentre era in caserma, però, le arrivò un sms: l’ex marito le intimava di stare attenta a quello che faceva perché la bambina altrimenti sarebbe tornata dalla madre «in una bara bianca».

Da allora la donna ho perso i contatti con lui, se non attraverso un suo zio che vive a Concorezzo.





Redazione Papaboys (Fonte www.ilgiornale.it/)

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