Quella volta che Bob Dylan cantò per Wojtyla (senza il consenso di Ratzinger che si arrabbiò)

“È come se stessi bussando alle porte del cielo”. Recita più o meno così in italiano uno dei più grandi successi di Bob Dylan, il menestrello rock che oltre ad aver inventato la figura del cantautore contemporaneo, e aver ideato il folk-rock alla metà degli anni ’60, continua a meravigliare l’immenso panorama musicale internazionale “per aver creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione della canzone americana”. È proprio questa la ragione per cui oggi il compositore statunitense, Premio Puitzer del 2008, ha ricevuto il Nobel per la letteratura 2016 dopo che una sua probabile vittoria soffiava nell’aria da almeno 20 anni e cioè più o meno da quando cantò per la prima volta davanti a Papa Giovanni Paolo II.Era il 27 settembre 1997, e in quella serata che si poneva a margine del Congresso Eucaristico celebrato quell’anno a Bologna, si esibirono alla presenza del Papa, Lucio Dalla e Gianni Morandi, Michel Petrucciani e Celentano, Andrea Bocelli, Bersani e Fabi. Ma l’esibizione che ancora oggi è ricordata da tutti è proprio quella di Dylan fortemente voluto dall’allora arcivescovo di Bologna, Giacomo Biffi, e dal suo vicario e braccio destro, monsignor Ernesto Vecchi, che avevano organizzato l’incontro tra il Pontefice e i giovani in nome della musica rock. Si trattava, si spiegò in quella circostanza, di creare un ponte tra i contenuti trasmessi dalla musica e i valori trasmessi dalla Parola. L’invito fu raccolto da circa 400mila spettatori, la maggior parte giovanissimi, al Caab, il Centro agro alimentare di Bologna non ancora inaugurato, e proprio riferendosi a quella grande festa rock il futuro Benedetto XVI ha confessato i dubbi che aveva nutrito dieci anni prima. “C’era ragione di essere scettici e io lo ero – ha scritto nel suo libro Il mio amato predecessore – e in un certo senso lo sono ancora, di dubitare se davvero fosse giusto far intervenire questo genere di “profeti”. Eppure le parole del Santo Padre andarono a toccare la domanda che riguarda ciascuno di noi personalmente”.

Dylan si esibì davanti al Papa e a una platea sterminata di giovani per circa trenta minuti e il suo folk-rock, che oggi gli vale un Nobel per la letteratura, fu ripagato con un compenso pari a 500 milioni di lire. Aprì il suo repertorio con “Knockin’ on heaven’s door” a cui fece seguito “A hard rain’s gonna fall”. Al termine dell’ultima strofa s’interruppe, salì i gradini verso Giovanni Paolo II, rischiando di cadere, si tolse il cappello e gli strinse la mano. Sorridendo al Papa tornò alla chitarra e chiuse con “Forever Young”. Rinunciò, tuttavia, a “With God on our side”, che pure aveva annunciato la sera prima.

Sospesa la musica fu il Papa a prendere la parola e lo fece riproponendo proprio le strofe di “Blowin’ in the wind”, e diede la sua risposta “Io sono la via, la verità e la vita” all’interrogativo che Dylan, l’ebreo errante, aveva lasciato inesaudito, portato lontano dal vento.

Fonte:  redazione due

SCRIVI UNA RISPOSTA

Scrivi il commento
Inserisci il tuo nome