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Quebec: adottata legge sul fine-vita

569624_alzheimer-s-disease-patient-tomaz-sits-in-an-armchair-in-her-house-in-lisbonAnche il Québec, regione francofona del Canada, dopo l’Olanda, la Svizzera, il Belgio e diversi altri paesi – ognuno con termini e condizioni più o meno restrittive – ha approvato una legge che regolamenta il fine vita. L‘approvazione ha destato polemiche in Canada, dove il governo conservatore ha disapprovato il progetto di legge associandolo al suicidio assistito e all’eutanasia. Ma il nuovo primo ministro del Québec, Philippe Couillard, ha difeso la proposta di legge, poi approvata il 5 giugno con una larga maggioranza, in quanto espressione di un lungo dibattito all’interno della società e di un vasto consenso nella provincia francofona.

La legge prevede un controllo molto stretto e selettivo, “l’aiuto a morire” sarà riservato a casi di sofferenza estrema di pazienti affetti da malattie incurabili. E saranno i medici a decidere di applicare il trattamento di fine vita, ma solo se il dolore del paziente è tale da non poter essere alleviato da alcun farmaco. La legge conferma anche la possibilità di dichiarare preventivamente le proprie volontà in merito al fine vita, espresse liberamente e in pieno possesso delle facoltà mentali. La legge è un progetto “sul continuum delle cure, non si tratta di eutanasia” dichiara Couillard, come riportato dal giornale La Croix. “Si permetterà a qualunque persona in fin di vita di essere accompagnata in una maniera che risponde ai propri bisogni, nel rispetto delle sue volontà e della sua integrità” ha detto la deputata del partito all’opposizione, Québécois, Véronique Hivon.

“Profonda delusione e viva preoccupazione”: sono i sentimenti espressi da Pierre-André Fournier, presidente dell’Assemblea dei vescovi cattolici del Québec. Il presule commenta così, in una nota, l’adozione della legge 52, denominata “Sostegno alla morte” che permette di praticare un’iniezione letale su un adulto “in fin di vita” e provato da “sofferenze insopportabili”.

“La ripartizione dei voti dell’Assemblea nazionale – afferma il presule – ovvero 94 a favore e 22 contrari, riflette l’assenza del consenso della società su tale argomento”, perché “sono numerosi i cittadini che non possono accettare il fatto di considerare un diritto la possibilità di richiedere un’iniezione letale”. Quindi, mons. Fournier sottolinea di “comprendere l’angoscia e la pena di tutti coloro che hanno sentito un loro caro invocare la morte durante una difficile agonia”, ma ricorda che “la vera risposta della società e della medicina a questa situazione sono le cure palliative”, in quanto esse rappresentano “il modo migliore per alleviare la sofferenza di una persona in fin di vita e per aiutarla a vivere questa ultima fase con umanità e dignità”.

Il presidente dei vescovi del Québec esprime, per questo, “solidarietà e sostegno a tutti coloro che operano nell’ambito delle cure palliative”, auspicando che tali medicamenti “vengano offerti quanto prima in tutte le regioni del Québec”. Al personale medico che si dovesse trovare di fronte a richieste di eutanasia, mons. Fournier augura “forza e coraggio per appellarsi, in tali momenti, al diritto all’obiezione di coscienza”. Infine, il presule ricorda “la profonda convinzione, personale e della Chiesa, che la vita umana debba essere protetta e rispettata fino alla fine naturale” e che “l’eutanasia, anche se legalizzata, è totalmente contraria alla dignità della vita e della persona”. A cura di Redazione Papaboys

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