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Quale futuro per i cristiani del Medio Oriente?

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Quale futuro per i cristiani del Medio Oriente?

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STATI UNITI, Università Notre-Dame – Sua Beatitudine il Patriarca di Gerusalemme Fouad Twal ha tenuto una conferenza nel quadro del forum Notre-Dame 2015-2016: “Fede, Libertà e Mondo Moderno, 50 anni dopo il Vaticano II”. Nel suo intervento dal titolo: “In quali mani si trova il futuro dei cristiani del Medio Oriente” il Patriarca ha esposto le difficoltà dei cristiani del Medio Oriente di fronte alla crescita delle tensioni politiche e religiose e del conflitto israelo-palestinese.

Nel suo intervento nell’auditorium Hesburgh dell’università Notre-Dame, il Patriarca ha affrontato numerosi punti esponendo un quadro della situazione dei cristiani d’Oriente, e tentando di prevedere il loro futuro su queste terre lacerate.

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La Chiesa di Gerusalemme, una Chiesa del Calvario

In un primo momento, mons. Twal ha ricordato la situazione precaria dei cristiani di Terra Santa. Nonostante essi rappresentino una minoranza in Cisgiordania, egli ha voluto sottolineare il ruolo importante che essi svolgono nell’educazione e ha ricordato che “I cattolici in Palestina possiedono 115 scuole, diverse delle quali ospitano una maggioranza di studenti musulmani”. Malgrado ciò, questa popolazione è in pericolo dati “il trattamento imposto dalla burocrazia israeliana e l’indifferenza dei musulmani per le comunità cristiane”. Egli ha definito la Chiesa di Gerusalemme come “Chiesa del Calvario” invitando i cristiani a guardare la Croce del Cristo e alla speranza della Resurrezione. Secondo il Patriarca:“malgrado tutte le sofferenze della comunità cristiana, è impossibile vivere, amare, lavorare a Gerusalemme senza Gesù e la contemplazione della Croce”. Gesù stesso a Gerusalemme “ha pregato, faticato, pianto”.




I Palestinesi, un popolo che aspira alla giustizia, al rispetto e alla dignità

In un secondo tempo, Sua Beatitudine ha impostato il suo discorso sul conflitto israelo-palestinese. Secondo lui, la grande maggioranza dei palestinesi si batte per i propri diritti, gli stessi diritti che in altri tempi rivendicavano per sé gli ebrei. Il desiderio dei Palestinesi è quello di avere uno stato democratico in cui regnino la giustizia, il rispetto e la dignità, il che oggi non è. Quanto alla soluzione a due Stati, egli si è mostrato pessimista insistendo sull’urgenza di spezzare “la fase di umiliazione e di violenza attiva oggidì in Palestina”.

Il traffico d’armi: una vera piaga per il Medio-Oriente

Secondo il Patriarca, alcune difficoltà che impediscono al Medio-Oriente di trovare la pace sono “la politica senza morale e la retorica pericolosa dell’estremismo, la mancanza di educazione e le speculazioni dei commercianti di armi che contribuiscono al disordine attuale in Medio-Oriente”.

Infine, il Patriarca ha richiamato la sua compassione nei confronti dei fratelli e delle sorelle arabi vittime delle violenze, ricordando la sorte di 1.400.000 siriani e di 8.000 iracheni rifugiati in Giordania. Il cammino verso la pace in Terra Santa è ancora lungo e difficile, ha riconosciuto, pur affermando di sperare un “avvenire luminoso” per questa regione del mondo.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Patriarcato Latino di Gerusalemme





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