Pubblicità dell’azzardo, regole più severe

Gioco d’azzardo e pubblicità, l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (IAP) vara il documento Linee di indirizzo per la comunicazione commerciale dei giochi con vincita in denaro, al fine di rafforzare la disciplina esistente in tema di pubblicità. Un passo avanti ma parziale, in attesa dell’unica decisione possibile sull’argomento: vietare del tutto la pubblicità a un’attività potenzialmente dannosa.

Azzardo

“Le linee guida condensano in modo chiaro e operativo le numerose indicazioni provenienti dalla giurisprudenza su come farecomunicazione commerciale corretta in un settore ad alto impatto sociale quale è quello del gioco. I consumatori potranno contare su una maggior tutela dei loro diritti, considerando che il Codice di autodisciplina offre particolare tutela ai pubblici deboli, quali i soggetti che versano in particolari condizioni psicologiche, o anagrafiche come minori o anziani”. È la dichiarazione del segretario generale Iap, Vincenzo Guggino, che aggiunge: “Le aziende potranno contare su indicazioni chiare, precise ma vincolanti per comunicare correttamente con il loro pubblico”.

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“Dopo tre anni di applicazione dell’art. 28 ter da parte degli organismi di controllo autodisciplinari, e sulla scia delle indicazioni contenute nel Decreto Balduzzi, abbiamo ritenuto opportuno dar vita ad una sorta di ‘testo unico’ sulla pubblicità dei giochi al fine di offrire agli operatori un quadro di riferimento più sistematico e stringente, e ai consumatori una maggiore tutela e una maggiore consapevolezza dei loro diritti. Chiunque infatti può segnalare le pubblicità ritenute scorrette agli organismi di controllo Iap, che interverranno con tempestività analizzando le segnalazioni, e emettendo nei casi di non conformità al Codice l’ordine di blocco del messaggio riprovato – spiega il consiglio direttivo dello Iap -. D’altra parte abbiamo inteso seguire un approccio in linea con quello degli altri paesi europei, e in armonia con le indicazioni della Commissione europea che non pone un divieto assoluto alla pubblicità dei giochi. Infatti tale divieto non esiste in nessun paese europeo, sostenendo i sistemi di autoregolamentazione quali sistemi efficaci di soft law”.

 
Già da luglio 2012 lo Iap aveva varato una norma specifica per il settore, l’art. 28 ter, fissando i parametri di correttezza della comunicazione commerciale. Ne è un esempio il divieto di incoraggiare il gioco eccessivo e di rivolgersi ai minori, o suggerire che il gioco possa risolvere problemi finanziari.

Una legge dello Stato, il ‘Decreto Balduzzi’ emanato successivamente all’entrata in vigore della norma autodisciplinare, ha enunciato in via generale il divieto di “incitare o esaltare la pratica del gioco”, e in via complementare il Codice Iap ha continuato a fornire agli operatori concrete indicazioni su come sviluppare le campagne. In ogni caso, si tratta di pubblicità a un’attività potenzialmente dannosa.




Redazione Papaboys (Fonte www.avvenire.it)

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