Prostituzione, se va di moda il modello nordico

20100624_prostituteIntervista a Max Waltman, ricercatore presso l’università di Stoccolma sui temi della tratta

L’argomento prostituzione è sempre più acceso. Da una parte chi vorrebbe abolire la Legge Merlin preoccupato solo di rendere più decorose le strade, ma che non si preoccupa delle vittime. Dall’altra la Comunità Papa Giovanni XXIII, che mira all’eliminazione della prostituzione fermando i clienti. A livello internazionale si parla del modello nordico-svedese: fu la Svezia, infatti, il primo Stato al mondo che vietò la prostituzione punendo il cliente. Chi meglio della Svezia può allora spiegarci questa esperienza. Vi proponiamo la prima parte dell’intervista a Max Waltman, ricercatore presso l’università di Stoccolma, in Svezia, specializzato sulle tematiche della tratta, prostituzione, pornografia e violenza di genere.

Sig. Waltman, ci può spiegare in cosa consiste il modello svedese?
«È molto semplice. Nel gennaio 1999 è entrata in vigore la legge che proibisce l’acquisto di atti sessuali e decriminalizza coloro che sono comprati. Prevede una multa o fino ad un anno di carcere per chi acquista servizi sessuali, cioè i clienti delle prostitute. In questo modo si interviene direttamente su ciò che viene definita la domanda: i clienti. Allo stesso tempo, le persone che si prostituiscono sono de-criminalizzate, non sono punibili, perché esse sono riconosciute come delle vittime e ad esse viene fornito un supporto per uscire dalla prostituzione».

Come si è arrivati a questa legge?
«Sin dagli anni ’80 c’erano stati diversi tentativi di introdurre una legislazione simile a quella attuale. Tutti furono senza successo. Tra l’altro, erano note le frequentazioni con prostitute da parte di alcuni politici svedesi, anche famosi. Al riguardo in Svezia è stato girato anche un film. Nel 1990 la svolta. Durante un convegno di una rete di femministe svedesi (ROKS), ci fu l’intervento di un avvocato americano, Catharine MacKinnon, la quale sostanzialmente disse: “La disparità di genere tra uomo e donna e la subordinazione sessuale delle donne non possono essere combattute, assumendo che vi sia una parità tra i sessi. Empiricamente questa parità, oggi, non esiste. Pertanto, in un mondo in cui non c’è questa parità, è necessaria una legge contro gli uomini che comprano le donne”».

Intervista tratta da Sempre, mensile di APG23

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