Home News Pax et Justitia Primi attacchi di Usa e Paesi Arabi contro Is in Siria

Primi attacchi di Usa e Paesi Arabi contro Is in Siria

2014-09-16T092838Z_958685369_GM1EA9G1C1M01_RTRMADP_3_SYRIA-CRISIS-WARPLANE-1564-kHxD-U10303156280029bc-640x320@LaStampa.itLa coalizione Stati Uniti-Paesi arabi passa alle vie di fatto contro i jihadisti in Siria. All’indomani dell’imponente azione armata dello Stato Islamico nel nord curdo del Paese, nella notte sono scattati numerosi raid aerei contro le postazioni dei miliziani fondamentalisti, che intanto continuano con la strategia del terrore. Un turista francese è stato rapito ieri da un gruppo vicino all’Is. Ci riferisce Giancarlo La Vella per la Radio Vaticana:

Sono partiti nella notte gli aerei di Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Giordania, Bahrein e Qatar, secondo quanto riferito dal Pentagono. Obiettivo almeno 20 importanti postazioni strategiche del sedicente Stato Islamico nel nord della Siria; in particolare Raqqa, una delle roccaforti del califfato, la cui proclamazione a luglio significò un netto cambio di rotta verso una vera e propria guerra del terrore. Vasta l’area interessata, fino a ridosso dell’Iraq: colpiti, da bombardieri e missili, edifici, posti di blocco e arsenali. Ora gli osservatori si chiedono se si tratti solo di un avvertimento o di una più ampia campagna, sullo stile di quanto avvenuto ad agosto in Iraq quando gli Usa neutralizzarono quasi 200 obiettivi dei jhiadisti. Intanto, un gruppo vicino all’Is ha rivendicato ieri il rapimento in Algeria di Pierre Goudel, turista francese di 55 anni, sequestrato domenica scorsa nella regione di Tizi Ouzu. In un video l’uomo si rivolge al presidente Hollande, esortandolo a bloccare i bombardamenti contro l’Is. Immediata la risposta di Parigi attraverso il ministro degli Esteri, Fabius: “Non cederemo alle minacce dei terroristi”.

Intanto continua a preoccupare la nuova emergenza umanitaria causata dagli ultimi attacchi dello Stato islamico nel nord curdo della Siria. Almeno 130 mila i civili in fuga dalle violenze, secondo l’Onu, che cercherebbero di entrare in Turchia, ma Ankara per il momento ha chiuso le frontiere.

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A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana

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