Premio Carlo Magno: i discorsi dei leader europei

Lanciare un segnale a favore dei fondamenti morali e dei valori umani dell’Europa, continente in cui fiducia rispetto e misericordia non devono andare persi. E’ per questo che siamo qui oggi. Così il sindaco di Aquisgrana, Marcel Philipp, aprendo la cerimonia di consegna del Premio Carlo Magno al Papa, il Pontefice della “speranza“ come lo ha salutato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

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Nelle sue parole, come in quelle dei leader del Parlamento e della Commissione, la consapevolezza della crisi in Europa ma anche la fiducia nella forza collaborativa tenendo presente il richiamo del Papa allo spirito umanistico europeo. Il servizio di Gabriella Ceraso per Radio Vaticana:

La situazione in Europa oggi è particolarmente difficile: preoccupano la spinta di ri-nazionalizzazione, l’erosione del fondamento culturale e morale, la mancanza di solidarietà e la strumentalizzazione delle religioni. Sembra che le conquiste del processo unitario siano difficili da conservare e difendere e si scopre che la globalizzazione ha il volto di migliaia di esseri umani che bussano alle porte dell’Unione. E’ il quadro che emerge a grandi linee dalle parole di tutti i leader europei che di fronte al Papa, si domandano, ce la faremo? Siamo sufficientemente forti, uniti, umani? A cosa guardare? Richiama al principio di umanità e all’attenzione alle persone, il sindaco di Aquisgrana Marcel Philipp, mentre Martin Schulz sottolinea la necessità di rafforzare ciò che ci unisce e non ciò che ci divide, rifiutando la paura, cattiva consigliera della politica. Il presidente del Parlamento europeo si rivolge al Papa, come fa il leader della Commissione Junker. Francesco, “argentino, figlio di immigrati, dall’atteggiamento umile e caloroso”, dicono, guarda “all’Europa dall’esterno”, in “maniera genuina” e ci dà motivo di sperare quando afferma che “le difficoltà possono diventare promotrici potenti di unità”. Andando a Lesbo ci ha mostrato “cosa sono solidarietà e umanità”, incontrando i giovani di Sarajevo ci ha esortati a ”non chiudere gli occhi alle difficoltà”, nella Laudato si’ ci ha ricordato che il futuro è “impensabile separato dalla cura dell’ambiente e dallo sguardo alle sofferenze degli ultimi” e che la vocazione dell’Europa è “l’opera di pacificazione” perché tutto il ”mondo sia più stabile”. Forti di questi moniti, all’unanimità, i leader ribadiscono il no ai muri e alla chiusure, il sì all’uomo.

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E’ il momento di lottare per l’Europa, dicono, “uniamo energie cuori e talenti per affrontare le molteplici crisi odierne” e facciamo vivere in Europa lo “spirito dell’amore e della libertà” perché non sia solo un’unione istituzionale. Infine, Juncker ha annunciato la nomina di Jan Figel, ex commissario responsabile per l’Istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù, a primo inviato speciale per la promozione della libertà di religione e di credo al di fuori dell’Unione europea. “La libertà di religione e credo – ha affermato Juncker – è un diritto fondamentale alla base della costruzione dell’Unione Europea. Alla luce delle persecuzioni che continuano a colpire le minoranze etniche e religiose, è ancor più importante proteggere e promuovere questo diritto dentro e fuori l’Unione”.




Redazione Papaboys (Fonte it.radiovaticana.va)

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