Parla Maria Elena Bergoglio, la sorella del Papa: ‘Vi racconto Jorge Mario, appassionato di calcio’

Nel libro «L’altro Francesco» la testimonianza della sorella minore: da ragazzo leggeva con piacere e amava il calcio, la sua grande passione. Ha un carattere forte, anzi fortissimo.

Si intitola ‘L’altro Francesco’ il volume (Edizioni Cantagalli) che propone un ritratto inedito del Papa attraverso interviste a personalità della Curia Romana e della Chiesa mondiale, parenti e amici del Pontefice. Il libro curato da Deborah Castellano Lubov si apre con la prefazione del cardinale segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin. Di seguito pubblichiamo ampi stralci dell’intervista di Michael Hesemann a Maria Elena Bergoglio, sorella minore di papa Francesco.

Come ha vissuto l’Habemus papam?

Ero qui a casa con mio figlio, naturalmente avevamo la televisione accesa quando abbiamo visto la fumata bianca. Eravamo alle prese con le faccende quotidiane e intanto ci scambiavamo alcuni commenti nel sentire le storie dei cronisti. Mi era venuto un po’ da sorridere quando hanno parlato della “Stanza delle lacrime”, ma subito dopo ho pensato che l’eletto avrebbe sicuramente pianto nell’immaginare la piazza stracolma di persone che lo attendeva. Come si può non piangere? (In quell’esatto istante gli occhi di Maria Elena si sono velati di lacrime, ndr).

La sola cosa che ho sentito dell’Habemus papam è stata « Georgium Marium », Jorge Mario. Mi sono completamente sfuggiti il cognome e il nome assunto dal nuovo Papa tanto ero sconvolta e scioccata. Subito dopo casa mia è stata presa d’assalto dalle persone, erano tutti felici e il telefono ha continuato a squillare tutto il giorno. Da allora non riesco ancora a capire bene cosa sia accaduto in quel momento. Il giorno dopo le telecamere erano piazzate di fronte a casa mia già dalle sei del mattino. Era tutto così folle e allo stesso tempo meraviglioso! I giornalisti sono stati tutti molto gentili con me, quando ho spalancato la porta e gli sono andata incontro. Sono veramente grata a questi giornalisti per il riguardo e la gentilezza che mi hanno riservato.

Nonostante questo, lei ha visto come si è presentato ai fedeli dalla loggia della Basilica di San Pietro? Che effetto le ha fatto? C’era qualcosa di diverso in lui?

Naturalmente ho visto quando ha messo piede sul balcone, ed era lo stesso di sempre, lo stesso Jorge. Però ho avuto poco tempo di riflettere su queste cose, perché non appena è stato pronunciato il suo nome, casa nostra è stata invasa come da uno sciame di api, il telefono squillava continuamente e tutti ci hanno suonato alla porta: regnava il caos più totale. Quando, finalmente, ho avuto l’occasione di fermarmi a pensare, di riguardare le immagini, ho avuto l’impressione che fosse molto felice in quel momento. Sembrava come se lo Spirito Santo fosse realmente con lui. Credo anche che fosse contento come non mai. Era già vicino alla gente qui in Argentina, ma ora sembra ancora più vicino a loro, ha più possibilità di esprimere i suoi sentimenti e penso che lo Spirito Santo lo stia aiutando. Mi rende molto felice vedere in che modo mio fratello si sia adattato a questo nuovo ruolo (…).






Quali sono i primi ricordi legati a suo fratello?

Jorge Mario era ed è mio fratello e il mio migliore amico. Ha dodici anni più di me, e quindi i miei primi ricordi legati a lui risalgono a un periodo in cui lui era ormai quasi adulto. Era sempre divertente e mi ha molto sostenuto, come si addice a un fratello maggiore. Quando avevo otto anni, se n’è andato via di casa per entrare in Seminario, ma siamo rimasti sempre in contatto. Ci scrivevamo delle lettere, ci telefonavamo. Avevamo una specie di rapporto a distanza, era sempre presente nella mia vita, anche se eravamo lontani e continuerà ad esserlo anche ora.

Com’era da ragazzo suo fratello, che hobby aveva?

Leggeva con piacere e amava il calcio, che era la sua più grande passione. Giocava sempre nella piccola piazza Herminia Brumana all’angolo di casa nostra, su via Membrillar. Amava la musica classica, come del resto tutti noi, ma era un ragazzo normalissimo e con tanti amici. Nella sua giovinezza ascoltava la musica tipica di quegli anni, andava alle feste con i suoi amici e aveva un debole per il ballo.(…)

Tuttavia, in seguito si è ammalato gravemente a causa di una polmonite…

In quel periodo era già in Seminario. Mi ricordo ancora però del grave pericolo che corse e di come stavamo tutti in ansia per lui, perché stava per morire. I medici scoprirono tre cisti nel polmone destro, e furono costretti ad operarlo per rimuovere la metà superiore del polmone. Si era ripreso in fretta ma non poté più partire missionario, perché i suoi superiori non glielo permisero per la salute cagionevole (…).

In che modo suo fratello intende cambiare la Chiesa di Roma?

Molto cose cambieranno. Siamo testimoni di continue novità, come ad esempio il fatto che non abbia scelto come residenza il Palazzo Apostolico. Jorge mi ha confessato che il suo sogno è una Chiesa per i poveri. Questo è l’obiettivo che intende perseguire: una Chiesa libera dalle ricchezze e dai privilegi, con dei pastori che hanno «l’odore delle pecore», che non si isolano, che non si sentono superiori ai fedeli o evitano qualsiasi contatto con loro, pastori che vivono tra la gente e a servizio delle persone. Jorge con i suoi gesti sta introducendo cambiamenti importanti nella Chiesa. Per questo motivo si è rifiutato di indossare le scarpe rosse che, per lui, rappresentano il simbolo della monarchia; il papa è il Servo dei servi di Dio! Occorrerà un po’ di tempo per dare un nuovo volto alla Chiesa, perché occorre un processo lento. Credo che ci saranno cambiamenti nella Curia romana, molti cardinali stanno reagendo ai suoi gesti con uno spirito di emulazione. Jorge comunica attraverso il suo esempio, non solo con le parole.
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In Europa ha suscitato molto entusiasmo!

Sono molto contenta dell’accoglienza che ha avuto in Europa. Lui rappresenta una rivoluzione per l’Europa e per il mondo. Chi vuole essere l’artefice di un cambiamento deve prima di tutto cambiare se stesso. Questo accade nella vita di tutti i giorni. Occorre avere fiducia nella misericordia di Dio, perché dietro a quello che fa Jorge come papa c’è Gesù. Non possiamo mai perdere di vista Gesù.

Riuscirà a imporsi?

Non ho alcun dubbio. Ha un carattere forte, anzi, direi fortissimo, crede fermamente nelle cose di cui è convinto, nessuno sarà capace di dissuaderlo. Jorge non riesce a fare dei compromessi quando è convinto di qualcosa. Sarà un buon Papa, perché ne ha la stoffa!

Fino a che punto Jorge Mario Bergoglio potrà essere allora papa Francesco? Sarà capace di tenere duro?

Francesco continua a essere Jorge e porta il Vangelo nel cuore, questo l’aiuterà ad essere un buon Papa. Dobbiamo pregare per lui (…).

Il volume. Il Pontefice nel racconto di chi lo conosce bene

Il libro L’altro Francesco. Tutto quello che non vi hanno mai detto sul Papa (Edizioni Cantagalli, pagine 208, 16 euro), racconta la figura del Pontefice attraverso autorevoli voci di personalità della Curia Romana e della Chiesa cattolica, parenti e amici di Jorge Mario Bergoglio. È curato da Deborah Castellano Lubov corrispondente dal Vaticano per l’edizione inglese di Zenit international news agency. Dalle quattordici interviste di cui si compone il volume, emerge un vivido ritratto del Papa e un variegato ventaglio di punti di vista attorno alle questioni salite con lui alla ribalta dell’attualità, con speciale attenzione al grande tema della dignità dell’uomo. Oltre alla sorella del Pontefice, Maria Elena Bergoglio, parlano i cardinali Kurt Koch, Peter Kodwo Appiah Turkson, Gerhard Ludwig Müller, Wilfrid Fox Napier, George Pell, Timothy Dolan, Charles Maung Bo. E, ancora, gli arcivescovi Georg Gänswein, Joseph Edward Kurtz e Fouad Twal, padre Federico Lombardi, l’orafo Adrian Pallarols e il rabbino Abraham Skorka. La prefazione è del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin.

Fonte: Avvenire on line

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