Papa Francesco tra i carcerati: ‘Il Vescovo deve servire, non essere il più importante!’


Papa Francesco torna a trovare i detenuti in carcere nel giorno del Giovedì Santo.
 

Il Pontefice arriva nella casa circondariale di Velletri, a pochi chilometri da Roma, e lava i piedi a 12 detenuti, provenienti da quattro diversi Paesi: 9 sono italiani, 1 brasiliano, 1 della Costa d’Avorio e 1 del Marocco.

Papa Francesco celebra l’Eucaristia nel Salone teatro del carcere, alla presenza dei reclusi, del personale civile e degli agenti della polizia penitenziaria.

Nell’omelia – pronunciata a braccio e trasmessa in diretta – il Papa commenta subito : “Vi saluto tutti e ringrazio dell’accoglienza. Ho ricevuto una bella lettera alcuni giorni fa da un gruppo di voi che non ci sarà oggi qui, ma hanno detto cose tanto belle. Li ringrazio. In questa preghiera sono molto unito a tutti”.

“Abbiamo sentito cosa ha fatto Gesù – sottolinea il Papa nella celebrazione della Messa in Coena Domini – Gesù aveva tutto il potere e poi comincia a fare il gesto di lavare i piedi. E’ un gesto che facevano gli schiavi. Perché la gente aveva la polvere nei piedi e gli schiavi lavavano i piedi. Gesù che aveva tutto il potere fa un gesto di uno schiavo. E consiglia a tutti: fate voi questo gesto, siate fratelli nel servizio, non nell’ambizione di chi domina l’altro. Questa è la fratellanza. Io farò questo gesto per imitare Gesù e fare bene con l’esempio. Il vescovo deve essere il  servitore, non il più importante”.

Il Papa racconta: “Una volta quando gli apostoli litigavano fra loro su chi fosse più importante di loro, Lui rispose: Se il vostro cuore non è come quello di bambino non sarete miei discepoli, ha risposto Gesù”.

“State attenti – conclude il Papa – i capi delle nazioni dominano. Fra voi non deve essere così. Nel cuore nostro ci deve essere sempre l’amore di essere al servizio dell’altro. Questo gesto ci aiuti ad essere più fratelli, più amici”.

Francesco è accolto dalla direttrice, – scrive Veronica Giacometti su AciStampa – Maria Donata Iannantuono, dalla vicedirettrice, Pia Palmeri, dal comandante della polizia penitenziaria, Maria Luisa Abbossida, e dal cappellano, don Franco Diamante. Con loro, dopo la celebrazione anche uno scambio di doni.

Mai prima di oggi, un Papa aveva varcato i cancelli del carcere di Lazzaria. Proprio per questo, le misure di sicurezza adottate sono state massime: già nei giorni scorsi non sono mancati controlli ad ampio raggio e oggi alcune strade limitrofe al carcere – fra cui la Provinciale Cisterna-Campoleone – sono rimaste chiuse al traffico.

Ora il carcere di Velletri ospita quasi 600 uomini, con una presenza di stranieri attestata attorno al 25 per cento, e una prevalenza di romeni, marocchini e albanesi. E’ un istituto di media sicurezza con due sezioni precauzionali, una di ex collaboratori di giustizia (l’unica in Italia) e una di salute mentale.

Inaugurata già durante il ministero episcopale a Buenos Aires, la tradizione di trascorrere il Giovedì santo con le periferie dell’umanità è stata proseguita dal Papa dopo l’elezione al pontificato: nel 2013 si recò all’istituto penale per minori di Casal del Marmo, l’anno dopo fu tra i disabili della fondazione Don Carlo Gnocchi, nel 2015 tra i detenuti di Rebibbia, nel 2016 tra i migranti del Centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto, nel 2017 nel carcere di Paliano che ospita i collaboratori di giustizia e nel 2018 in quello romano di Regina Coeli.

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