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Papa Francesco è rientrato. Preghiera a Santa Maria Maggiore e poi in Vaticano

Il velivolo della LOT, Compagnia di bandiera polacca, che riportava Papa Francesco da Cracovia a Roma è atterrato sull’Aeroporto internazionale “Leonardo Da Vinci” è atterrato alle 21.35. L’aereo è partito dall’aerostazione di Cracovia “Giovanni Paolo II” con più di un’ora di ritardo. Come era stato indicato in precedenza, questa volta l’aereo papale non è potuto atterrare a Ciampino poiché ci sono lavori in corso che riducono buona parte del traffico.

Finisce la XXXI Giornata Mondiale della Gioventù della Polonia, dopo 4 giorni intensi vissuti con Papa Francesco sulle ali della Misericordia. Il volo con a bordo Papa Francesco è partito direzione Roma alle 19.29; all’arrivo è probabile che il Santo Padre si fermerà a pregare  – come sempre – alla Basilica di Santa Maria maggiore, perpoi raggiungere Casa santa Marta in Vaticano.

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Viviamo alcuni spunti per il volo di ritorno con questi tweet che abbiamo scelto per voi
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I GIOVANI : torniamo a casa per lasciare un’impronta di pace

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Un mandato forte, lasciare un’impronta nel mondo. Ripetuto durante la veglia e rilanciato alla Messa conclusiva della Gmg. Le ragazze e i ragazzi che hanno vissuto con Papa Francesco i due momenti culminanti della 31.ma Giornata mondiale della gioventù lasciano il Campus Misericordiae con il cuore pieno di entusiasmo, progetti, impegni. Nel suo servizio Marina Tomarro della Radio Vaticana ha raccolto alcune loro testimonianze:

Una festa piena di gioia e allegria, ma caratterizzata anche da momenti di preghiera e forti emozioni, come il dono delle lacrime che per molti dei ragazzi è giunto proprio quando nella immensa spianata del Campus Misericordiae risuonavano le note finali della celebrazione eucaristica, che ha concluso questa 31.ma Giornata mondiale della Gioventù. Ma i giovani cosa si porteranno a casa di queste giornate così intense? Ascoltiamo le loro riflessioni.

R. – Un bellissimo ricordo e tutte le persone che ho incontrato. Quindi, porterò sicuramente il ricordo e non solo: spero di rimanere comunque in contatto con tutti gli altri volontari, che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere in questi giorni. Sicuramente mi porterò a casa anche le parole che ci ha detto il Papa. Sapere appunto che Dio fa il tifo per noi è un qualcosa, secondo me, che ti dà una forza particolare, perché fare il tifo significa: “Io ti sostengo; io sono con te”.

D. – E per te invece?

R. – Io credo che mi porterò a casa di sicuro gli sguardi delle persone, i “grazie” che ho sentito dire come volontaria. E’ la prima volta che faccio la volontaria e non mi aspettavo tutti questi “grazie”. In fondo non è che abbiamo fatto chissà cosa: dirigevamo verso un settore o l’altro. Questa è una cosa che credo non dimenticherò mai.

D. – Il Papa vi ha chiesto anche di lasciare un’impronta in questo mondo. Cracovia che impronta lascia?

R. – Cracovia lascia un’impronta profonda in quello che io personalmente ritengo essere la mia esperienza di fede. L’impronta che poi noi lasceremo nel mondo speriamo di scoprirla presto.

R. – Comunque, l’impronta che lasciamo… nelle piccole cose, nel nostro oratorio – noi veniamo dalla Lombardia – è molto presente questa realtà, sia con i bambini autistici o diversamente abili: è veramente importante.

D. – Ragazzi, il Papa vi ha detto che Dio tifa per voi. Cosa vuol dire questo?

R. – E’ bellissimo avere qualcuno che dice: sì, è giusto quello che stai facendo, sì, per me è giusto, questa è la tua via… E’ veramente bello sentirsi addosso questa cosa. E’ una potenza, è veramente potente, come cosa.

D. – Facendo l’esempio di Zaccheo, il Papa ci ha invitato a superare le nostre vergogne per arrivare dal Signore. Ma quali sono oggi le vergogno che ci bloccano?

R. – Penso che per la nostra società possa essere l’aspetto fisico o il non sentirsi adeguati a compiere un percorso; magari non andare bene a un esame, sentirsi un fallito… Questo magari ci può bloccare, ci può portare indietro rispetto ai passi compiuti.

D. – Il Papa vi ha invitato a lasciare i divani, ad andare nelle strade, a cercare i fratelli. Come fare?

R. – Rispondiamo concretamente con tutta l’energia che riceviamo da questo incontro, da questa grande esperienza, e quindi torniamo carichi, torniamo in gruppo usando lo spirito di comunità: credo che questo riusciamo a farlo, noi giovani, perché è quello che ci tiene uniti e che ci permette di raggiungere un obiettivo quando lo centriamo.

D. – Don Alessandro, lei accompagna il gruppo che ha vissuto da vicino i tragici fatti dell’attentato di Monaco. Cosa vuol dire essere qui con questi giovani?

R. – Come ha già detto il Papa l’altro giorno, nella “festa degli italiani”, per noi è stato tutto un andare e un tornare e quindi abbiamo portato dentro di noi le parole di Papa Francesco: “Abbiate il coraggio di essere felici”. Non ci siamo fatti rubare la speranza, abbiamo ripreso coraggio, abbiamo vinto la paura, siamo ritornati qui.

D. – Il Papa invita questi ragazzi a lasciare un’impronta in questo mondo. Come si fa a dare la speranza a questi giovani, allora?

R. – Portare un’impronta nel mondo per questi giovani significa essere se stessi nella vita quotidiana, in famiglia, nella scuola, nello sport, con amore, con semplicità, con un grande sorriso.

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