Papa Francesco: possa la pace diffondersi su tutta la terra!

Tutti devono cooperare alla realizzazione della pace. Con il fuoco dell’amore noi vogliamo sciogliere il gelo delle guerre.

Così Papa Francesco all’Incontro per la Pace, che si è tenuto questo pomeriggio nel cuore di Sofia

Debora Donnini – Città del Vaticano

A Piazza Indipendenza, questo pomeriggio, nonostante la pioggia, si respira la pace: non solo le invocazioni ma anche la pianta d’olivo, il cero con il logo del viaggio apostolico, il Salmo 122, la lettura che viene fatta del Cantico delle Creature. Tutto, davvero, parla di pace, che è poi una delle dorsali principali di questo viaggio apostolico come testimonia il motto stesso, Pacem in terris che richiama, chiaramente, l’Enciclica di San Giovanni XXIII. Toccano il cuore i bambini che cantano “We are the World”, con cui prende il via questo suggestivo Incontro per la Pace presieduto dal Papa alla presenza di esponenti delle varie Chiese e confessioni religiose in Bulgaria, che con lui prendono posto sul palco. Ciascuno esprime la sua invocazione per la pace. La Chiesa ortodossa di Bulgaria con un canto interpretato da un coro di 3 bambini, la Chiesa apostolica armena con una preghiera per la pace recitata da un vescovo armeno, la Comunità ebraica con il canto “Amen”, l’Alleanza protestante con la preghiera per la Bulgaria interpretata da una solista, i musulmani con un appello alla preghiera recitato da un imam, e infine il Papa che recita in italiano la Preghiera Semplice di San Francesco d’Assisi.

Un incontro suggestivo e toccante non solo per i segni che lo scandiscono ma anche per lo scenario: Piazza Nezavisimost, ex Piazza Lenin, oggi Piazza Indipedenza. Un quadrilatero, nel cuore di Sofia, sul quale si affacciano la Chiesa ortodossa di Nedelia, la Chiesa cattolica di San Giuseppe, la sinagoga, la moschea e vicino la Chiesa degli armeni. Un luogo simbolico, quindi, e anche testimone del presente e del passato: qui si trovano le rovine dell’antica fortezza di Serdika e un tempo, nell’attuale Palazzo presidenziale, era ospitato il comitato dell’allora partito comunista bulgaro mentre sulla Piazza sorgeva la statua di Lenin, poi rimossa.

Ciascuno sia artigiano di pace

Centrale nelle parole che il Papa rivolge ai presenti proprio la figura di San Francesco che, ricorda, è stato un “grande innamorato di Dio Creatore e Padre di tutti” così come, con la stessa passione, ha avuto amore e “sincero rispetto” per il creato e ogni persona che incontrava. Fu un autentico costruttore di pace. Sulle sue orme, “ciascuno di noi”, dice Francesco, è chiamato a diventare un “artigiano” di pace per la quale non bisogna solo implorare ma anche lavorare: è “dono e compito, regalo e sforzo costante” per costruire una cultura “in cui anche la pace sia un diritto fondamentale” e sia “fortificata” contro tutte le forme di “egoismo e di indifferenza che ci fanno anteporre gli interessi meschini di alcuni alla dignità inviolabile di ogni persona”. La pace esige che si faccia “del dialogo una via, della collaborazione comune la nostra condotta, della conoscenza reciproca il metodo e il criterio per incontrarci in ciò che ci unisce, rispettarci in ciò che ci separa e incoraggiarci a guardare il futuro come spazio di opportunità e di dignità, specialmente per le generazioni che verranno”, rimarca ancora.

Con fuoco amore vogliamo sciogliere gelo delle guerre

Prima delle sue parole, dal cero sei bambini, in rappresentanza delle diverse confessioni religiose del Paese, avevano acceso ciascuno una fiaccola.

Noi questa sera siamo qui a pregare davanti a queste fiaccole portate dai nostri bambini. Esse simboleggiano il fuoco dell’amore che è acceso in noi e che deve diventare un faro di misericordia, di amore e di pace negli ambienti in cui viviamo. Un faro che vorremmo illuminasse il mondo intero. Con il fuoco dell’amore noi vogliamo sciogliere il gelo delle guerre.

La pace si diffonda in tutta la terra

Ricordando l’importanza di questa Piazza, chiamata anche “Largo”, Papa Francesco sottolinea che qui, per secoli, convergevano i Bulgari di Sofia appartenenti a vari gruppi culturali e religiosi, per incontrarsi e discutere, ed esprime l’auspicio che questo luogo simbolico possa rappresentare una testimonianza di pace.

In questo momento, le nostre voci si fondono e all’unisono esprimono l’ardente desiderio della pace: la pace si diffonda in tutta la terra! Nelle nostre famiglie, in ognuno di noi, e specialmente in quei luoghi dove tante voci sono state fatte tacere dalla guerra, soffocate dall’indifferenza e ignorate per la complicità schiacciante di gruppi di interesse. Tutti cooperino alla realizzazione di questa aspirazione: gli esponenti delle religioni, della politica, della cultura. Ciascuno là dove si trova, svolgendo il compito che gli spetta può dire: “Fa’ di me uno strumento della tua pace”.

Non poteva mancare, in conclusione, un richiamo a San Giovanni XIII, che in Bulgaria fu visitatore e poi delegato apostolico, figura centrale in questo 29.mo viaggio di Francesco, e al suo auspicio di una terra dove la pace sia di casa. “Seguiamo il suo desiderio – conclude Papa Francesco – e con la nostra vita diciamo: Pacem in terris! Pace sulla terra a tutti gli uomini amati dal Signore”. Al termine dopo lo scambio del segno della pace, l’incontro viene suggellato dal canto dell’Alleluja.

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