Papa Francesco nomina il card. Filoni inviato personale in Iraq. A settembre incontro con nunzi M.O.

cardFiloni

Un incontro tra Papa Francesco e tutti i nunzi del Medio Oriente: è il progetto cui sta lavorando la Segreteria di Stato e che dovrebbe tenersi in settembre. Lo ha detto alla Radio Vaticana il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, che ha spiegato così l’iniziativa. “A nome del Papa, tutti i nunzi della regione sono stati invitati a prendere con attenzione l’appello che è stato pubblicato ieri e a presentarne il significato, l’importanza sia alle autorità politiche dei Paesi dove sono rappresentanti della Santa Sede, sia alle autorità ecclesiastiche, in modo da promuovere tutto un movimento di preghiera e di solidarietà che venga incontro a questa situazione drammatica dei nostri fratelli e sorelle e delle popolazioni colpite da questa tragedia”. Inoltre, ha aggiunto Lombardi, “è allo studio un progetto di incontro qui a Roma tra i nunzi della regione e il Santo Padre per studiare la situazione, scambiare idee e possibili iniziative e manifestare – anche in questo modo – la vicinanza del Papa e della Chiesa universale ai problemi che sono in corso. Questo tipo di incontro, probabilmente, avrà luogo a settembre”.

E alla luce della grave situazione in Iraq, il Santo Padre ha nominato il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, suo Inviato Personale per esprimere la sua vicinanza spirituale alle popolazioni che soffrono e portare loro la solidarietà della Chiesa. Ascoltiamo il cardinale Filoni al microfono di Sergio Centofanti della Radio Vaticana:

R. – Certamente è un gesto di fiducia del Santo Padre nei miei confronti, ma più ancora direi è un gesto che manifesta la sollecitudine del Papa verso la situazione di questi cristiani, che in questo momento sono in sofferenza: quella di aver lasciato la casa e di vedere tutte le loro radici tagliate, di essere stati anche umiliati, lasciando le loro case così come erano e cercando rifugio altrove. Quindi questa sollecitudine del Papa mi pare la cosa più importante e spero, da questo punto di vista, di poter venire incontro alle esigenze di tanta gente e non solo manifestando questo aspetto proprio della sollecitudine del Papa, ma anche cercando di vedere con il Patriarcato cosa noi possiamo fare come Chiesa universale.

D. – Sarà sicuramente un viaggio difficile e delicato: c’è già qualche idea per l’organizzazione?
R. – Stiamo cercando in questo momento di organizzare, anche perché non è facile raggiungere il posto… Ma non bisogna spaventarsi più di tanto. Indubbiamente non mancheranno anche tutti gli elementi per poter fare un viaggio e vedere in che modo poter essere vicini a questa gente per qualche tempo.

D. – Il Patriarca caldeo Sako ha parlato di rischio di genocidio…
R. – Il Patriarca Sako è sul posto e quindi conosce molto bene tanti aspetti che purtroppo a noi possono sfuggire. Il popolo cristiano di questa area non è purtroppo la prima volta che si vede costretto a migrazioni e anche a sofferenze indicibile. Questo era già cominciato quasi un secolo fa e si è ripetuto poi più volte durante la storia di questi ultimi 90 anni della vita dell’Iraq, quando il territorio passò da Impero Ottomano a diventare uno Stato indipendente come tutti gli altri Paesi della regione. Quindi è una popolazione che porta ancora dentro di sé tante sofferenze e comprendo anche l’espressione del Patriarca.

D. – Lei si sente di lanciare un appello alle popolazioni che andrà a trovare?
R. – Io prima di tutto cercherò di portare la solidarietà e la vicinanza nella preghiera, anche fattivamente. Sono convinto che anche il Santo Padre mi dirà poi più esattamente quello che lui desidera far presente a questa popolazione, che è cara al cuore del Papa, ma anche a tutta la Chiesa.

A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana / Agenzia Sir

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