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Papa Francesco nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo: la gloria e la croce siano inscindibili!

Nella Santa Messa, nella solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, Papa Francesco esorta a volgere lo sguardo verso Gesù: “Gloria e croce in Gesù vanno insieme e non si possono separare”. “Contemplare e seguire Cristo – aggiunge – esige di lasciare che il cuore si apra al Padre”.

Piazza San Pietro, incastonata tra il saldo abbraccio del colonnato e il soffice manto di un cielo terso, si è idealmente protesa verso l’orizzonte indicato dall’odierno Vangelo: Gesù Cristo, il Signore. Questo sguardo rivolto verso “l’Unto, il Consacrato di Dio”, ha scandito la Messa nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo, presieduta da Papa Francesco con il rito di benedizione del pallio per i nuovi arcivescovi metropoliti. Alla celebrazione hanno preso parte anche i cardinali creati nel concistoro di ieri.

Gloria e croce

Nell’omelia, il Pontefice indica un grande rischio: se si separa la gloria dalla croce restano solo trionfalismi “vuoti di amore, vuoti di servizio, vuoti di compassione, vuoti di popolo”. Indicando questi possibili abissi dell’animo, Papa Francesco sottolinea che “Gesù vuole riscattare i suoi discepoli, la sua Chiesa, da trionfalismi vuoti”:

“Gloria e croce in Gesù Cristo vanno insieme e non si possono separare; perché quando si abbandona la croce, anche se entriamo nello splendore abbagliante della gloria, ci inganneremo, perché quella non sarà la gloria di Dio, ma la beffa dell’avversario”.

Gesù libera da ogni giogo di schiavitù

Gesù – aggiunge Francesco – è l’Unto che, di villaggio in villaggio, cammina con l’unico desiderio di salvare e sollevare chi era considerato perduto”. “Unge il morto, unge il malato, unge le ferite, unge la speranza”. Ogni giogo di schiavitù – sottolinea il Papa – “è distrutto grazie alla sua unzione”:

In tale unzione ogni peccatore, ogni sconfitto, malato, pagano – lì dove si trovava – ha potuto sentirsi membro amato della famiglia di Dio. Con i suoi gesti, Gesù gli diceva in modo personale: tu mi appartieni. Come Pietro, anche noi possiamo confessare con le nostre labbra e il nostro cuore non solo quello che abbiamo udito, ma anche l’esperienza concreta della nostra vita: siamo stati risuscitati, curati, rinnovati, colmati di speranza dall’unzione del Santo.

“Questo amore misericordioso – afferma Francesco – richiede di andare in tutti gli angoli della vita per raggiungere tutti, anche se questo costasse il “buon nome”, le comodità, la posizione… il martirio”.

Non si ascoltino i “sussurri” del maligno

Contemplare la vita di Pietro e la sua confessione – spiega Francesco – significa anche “imparare a conoscere le tentazioni che accompagneranno la vita del discepolo”. “Non di rado sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Gesù tocca la miseria umana”:

Alla maniera di Pietro, come Chiesa, saremo sempre tentati da quei ‘sussurri’ del maligno che saranno pietra d’inciampo per la missione. E dico “sussurri” perché il demonio seduce sempre di nascosto, facendo sì che non si riconosca la sua intenzione, si comporta come un falso nel volere restare occulto e non essere scoperto.

Invece, partecipare all’unzione di Cristo – conclude il Papa – “è partecipare alla sua gloria, che è la sua Croce”.
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Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano per Vaticannews.va

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