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Papa Francesco: la Chiesa ci invita oggi a riflettere sulla Grande Speranza, i santi ne sono testimoni

La Chiesa oggi ci invita a riflettere sulla grande speranza; i santi che oggi festeggiamo sono i più grandi testimoni della speranza cristiana perché l’hanno vissuta in pienezza tra gioie e sofferenze; le beatitudini evangeliche – ha ricordato Papa Francesco all’inizio dell’Angelus di questa domenica – sono la via della santità.

Papa Francesco Angelus oggi
Papa Francesco Angelus oggi

Le parole di Papa Francesco prima della recita dell’Angelus

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
In questa solenne festa di Tutti i Santi, la Chiesa ci invita a riflettere sulla grande speranza, che si fonda sulla risurrezione di Cristo.  I Santi e i Beati sono i testimoni più autorevoli della speranza cristiana, perché l’hanno vissuta in pienezza nella loro esistenza, tra gioie e sofferenze, attuando le Beatitudini che Gesù ha predicato e che oggi risuonano nella Liturgia (cfr Mt5,1-12a). Le Beatitudini evangeliche, infatti, sono la via della santità. Mi soffermo ora su due Beatitudini, la seconda e la terza. La  seconda  è  questa:  «Beati  quelli  che  sono  nel  pianto,  perché  saranno  consolati»  (v.  4). Sembrano parole contraddittorie, perché il pianto non è segno di gioia e felicità. Motivi di pianto e di sofferenza sono la morte, la malattia, le avversità morali, il peccato e gli errori: semplicemente la vita di ogni giorno, fragile, debole e segnata da difficoltà. Una vita a volte ferita e provata da ingratitudini e  incomprensioni.  Gesù  proclama  beati  coloro  che  piangono  per  queste  realtà  e,  nonostante  tutto, confidano nel Signore e si pongono sotto la sua ombra. Non sono indifferenti, e nemmeno induriscono il  cuore  nel  dolore,  ma  sperano  con  pazienza  nella consolazione  di  Dio.  E  questa  consolazione  la sperimentano già in questa vita.
Nella terza Beatitudine Gesù afferma: «Beati i miti, perché avranno in eredità la terra» (v. 5).La  mitezza  è  caratteristica  di  Gesù,  che  dice  di  sé:  «Imparate  da  me  che  sono  mite  e  umile  di cuore» (Mt 11,29). Miti sono coloro che sanno dominare sé stessi, che lasciano spazio all’altro, lo ascoltano e lo rispettano nel suo modo di vivere, nei suoi bisogni e nelle sue richieste. Non intendono sopraffarlo né sminuirlo, non vogliono sovrastare e dominare su tutto, né imporre le proprie idee e i propri  interessi  a  danno  degli  altri.  Queste  persone,  che  la  mentalità  mondana  non  apprezza,  sono invece  preziose  agli  occhi  di  Dio,  il  quale  dà  loro  in  eredità  la  terra  promessa,  cioè  la  vita  eterna. Anche questa beatitudine comincia quaggiù e si compirà in Cristo
Cari fratelli e sorelle, scegliere la purezza, la mitezza e la misericordia
scegliere di affidarsi al Signore nella povertà di spirito e nell’afflizione; impegnarsi per la giustizia e per la pace, significa andare contro-corrente rispetto alla mentalità di questo mondo, rispetto alla cultura del possesso, del divertimento senza senso, dell’arroganza verso i più deboli.
Questa strada evangelica è stata percorsa dai Santi e dai Beati. La solennità di oggi, che celebra Tutti i Santi, ci ricorda la personale e universale vocazione  alla  santità,  e  ci  propone i  modelli  sicuri  per  questo  cammino,  che  ciascuno  percorre  in maniera unica, irripetibile. Basta pensare all’inesauribile varietà di doni e di storie concrete che c’è tra i santi e le sante
Questa immensa famiglia dei fedeli discepoli di Cristo ha una Madre, la Vergine Maria. Noi la veneriamo col titolo di Regina di tutti i Santi, ma è prima di tutto la Madre, che insegna a ciascuno ad accogliere e seguire il suo Figlio. Ella ci aiuti ad alimentare il desiderio di santità, camminando sulla via delle Beatitudini.

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