Home News Sancta Sedes Papa Francesco: disgelo Cuba-Usa, esempio di riconciliazione in questa terza guerra mondiale

Papa Francesco: disgelo Cuba-Usa, esempio di riconciliazione in questa terza guerra mondiale

Papa Francesco: disgelo Cuba-Usa, esempio di riconciliazione in questa terza guerra mondialeGeograficamente, Cuba è un arcipelago che si affaccia verso tutte le direzioni, con uno straordinario valore come “chiave” tra nord e sud, tra est e ovest. La sua vocazione naturale è quella di essere punto d’incontro perché tutti i popoli si trovino in amicizia

Il decimo Viaggio Apostolico fuori Italia di Papa Francesco è Iniziato. Il Santo Padre è atterrato alle 22 ora italiana all’Aeroporto Internazionale dell’Avana José Martì, ed è stato accolto dal presidente cubano Raul Castro e dal Cardinale Jaime Ortega. Durante la cerimonia di benvenuto Francesco ha chiesto al presidente Raul di portare i propri saluti al fratello Fidel.

Dopo i convenevoli Papa Francesco è entrato subito nel vivo del discorso: il processo di normalizzazione delle relazioni tra Cuba e Stati Uniti sia esempio per tutti. Il mondo ha bisogno di armonia, in questa terza guerra mondiale a pezzi che stiamo vivendo.

Il Santo Padre ha concluso il suo intervento affidando Cuba alla Virgen del Cobre, Patrona dell’isola. Domenica il Viaggio entrerà nel vivo con la Messa a Plaza de la Revolucion dove sono attesi 700 mila fedeli (diretta alle ore 15:00 su Papaboys 3.0).

Papa Francesco: disgelo Cuba-Usa, esempio di riconciliazione in questa terza guerra mondiale

Le parole pronunciate da Papa Francesco al suo arrivo a L’Avana:

Signor Presidente,
Distinte Autorità,
Fratelli nell’Episcopato,
Signori e Signore,

molte grazie, Signor Presidente, per la Sua accoglienza e le Sue cortesi parole di benvenuto a nome del Governo e di tutto il popolo cubano. Il mio saluto va anche alle Autorità e ai membri del Corpo Diplomatico che hanno avuto la cortesia di rendersi presenti in questa circostanza.

Ringrazio per la loro fraterna accoglienza il Cardinale Jaime Ortega y Alamino, Arcivescovo di La Habana, Mons. Dionisio Guillermo García Ibáñez, Arcivescovo di Santiago di Cuba e Presidente della Conferenza Episcopale, gli altri Vescovi e tutto il popolo cubano.

Grazie a tutti coloro che si sono prodigati nella preparazione di questa visita pastorale.

Vorrei chiederLe, Signor Presidente, di trasmettere i miei sentimenti di speciale considerazione e rispetto a Suo fratello Fidel.

Vorrei inoltre che il mio saluto giungesse in modo particolare a tutte quelle persone che, per diversi motivi, non potrò incontrare e a tutti i cubani dispersi nel mondo.

In questo anno 2015 si celebra l’80° Anniversario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche ininterrotte tra la Repubblica di Cuba e la Santa Sede. La Provvidenza mi permette di arrivare oggi in questa amata Nazione, seguendo le indelebili orme del cammino aperto dai memorabili viaggi apostolici che hanno compiuto in quest’Isola i miei due predecessori, san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. So che il loro ricordo suscita gratitudine e affetto nel popolo e nelle Autorità di Cuba. Oggi rinnoviamo questi legami di cooperazione e amicizia perché la Chiesa continui ad accompagnare ed incoraggiare il popolo cubano nelle sue speranze e nelle sue preoccupazioni, con libertà e con i mezzi e gli spazi necessari per far giungere l’annuncio del Regno fino alle periferie esistenziali della società.

Questo viaggio apostolico coincide inoltre con il primo Centenario della proclamazione della Vergine della Carità del Cobre quale Patrona di Cuba, da parte di Benedetto XV. Furono i veterani della guerra d’indipendenza, mossi da sentimenti di fede e di patriottismo, che chiesero che la Vergine mambisa [cubana] fosse la patrona di Cuba come Nazione libera e sovrana. Da quel momento, Ella ha accompagnato la storia del popolo cubano, sostenendo la speranza che custodisce la dignità delle persone nelle situazioni più difficili e difendendo la promozione di tutto ciò che conferisce dignità all’essere umano. La devozione crescente verso la Vergine della Carità del Cobre è una testimonianza visibile della presenza della Vergine nell’anima del popolo cubano. In questi giorni avrò l’occasione di recarmi al Santuario del Cobre come figlio e pellegrino, a pregare nostra Madre per tutti i suoi figli cubani e per questa amata Nazione, perché percorra sentieri di giustizia, di pace, di libertà e di riconciliazione.

Geograficamente, Cuba è un arcipelago che si affaccia verso tutte le direzioni, con uno straordinario valore come “chiave” tra nord e sud, tra est e ovest. La sua vocazione naturale è quella di essere punto d’incontro perché tutti i popoli si trovino in amicizia, come sognò José Martí, «oltre le strettoie degli istmi e le barriere dei mari» (Conferenza Monetaria delle Repubbliche d’America, in Obras escogidas II, La Habana 1992, 505). Questo stesso desiderio fu di san Giovanni Paolo II con il suo ardente appello «affinché Cuba si apra con tutte le sue magnifiche possibilità al mondo e il mondo si apra a Cuba» (Discorso all’arrivo, 21 gennaio 1998, 5).

Da alcuni mesi, siamo testimoni di un avvenimento che ci riempie di speranza: il processo di normalizzazione delle relazioni tra due popoli, dopo anni di allontanamento. È un segno del prevalere della cultura dell’incontro, del dialogo, del «sistema della valorizzazione universale… sul sistema, morto per sempre, di dinastia e di gruppo» (José Martí, ibid.). Incoraggio i responsabili politici a proseguire su questo cammino e a sviluppare tutte le loro potenzialità, come prova dell’alto servizio che sono chiamati a prestare a favore della pace e del benessere dei loro popoli, di tutta l’America, e come esempio di riconciliazione per il mondo intero (Il mondo ha bisogno di armonia, in questa terza guerra mondiale a pezzi che stiamo vivendo).

Affido queste giornate all’intercessione della Vergine della Carità del Cobre, dei Beati Olallo Valdés e José López Pieteira e del venerabile Félix Varela, grande propagatore dell’amore tra i cubani e tra tutti gli esseri umani, perché accrescano i nostri legami di pace, solidarietà e rispetto reciproco.

Di nuovo, molte grazie, Signor Presidente.




Di Alessandro Ginotta per PAPABOYS 3.0

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