Home News Sancta Sedes Papa Francesco: 'Attenti a non cadere nei peccati della comunicazione'

Papa Francesco: ‘Attenti a non cadere nei peccati della comunicazione’

Questa mattina oltre 350 rappresentanti della Federazione italiana dei Settimanali cattolici (Fisc) e dell’Unione stampa periodica italiana (Uspi) sono stati ricevuti in udienza da Papa Francesco presso la Sala Clementina, in Vaticano.

È stato un momento di fraternità e incontro nel quale gli operatori dell’informazione diocesana di tutte le regioni italiane si sono stretti intorno al Papa. Don Giorgio Zucchelli ha portato il saluto dei delegati ed ha ringraziato Francesco per il suo sostegno e la guida e l’indirizzo che, attraverso il suo magistero pastorale, indica a tutti nella delicata missione delle comunicazioni sociali.

Nei piccoli e grandi centri, nelle città e nelle periferie centinaia di giornalisti, tipografici, fotografi, editori e collaboratori svolgono con grande professionalità e senso di responsabilità civile ed ecclesiale il loro compito. Le parole del Papa sono state accolte con gioia: «La vostra voce, libera e responsabile, è fondamentale per la crescita di qualunque società che voglia dirsi democratica, perché sia assicurato il continuo scambio delle idee e un proficuo dibattito basato su dati reali e correttamente riportati».

Un anno fa, il 9 aprile 2016, in occasione del 50esimo anniversario della Fisc, Francesco aveva incoraggiato i giornali diocesani per la loro opera perché «essi possono rivelarsi utili strumenti di evangelizzazione, uno spazio nel quale la vita diocesana può validamente esprimersi e le varie componenti ecclesiali possono facilmente dialogare e comunicare».

Oggi, nel ribadire l’importanza dell’opera svolta quotidianamente da giornali tradizionali e digitali, nell’epoca delle “fake news” e della comunicazione invasiva e illimitata, ha sottolineato: « La società ha bisogno che il diritto all’informazione venga scrupolosamente rispettato assieme a quello della dignità di ogni singola persona umana coinvolta nel processo informativo, in modo che nessuno corra il rischio di essere danneggiato in assenza di reali e circostanziati indizi di responsabilità. Non bisogna cadere nei “peccati della comunicazione”: la disinformazione – cioè dire soltanto una parte –, la calunnia, che è sensazionalistica, o la diffamazione, cercando cose superate, vecchie, e portandole alla luce oggi: sono peccati gravissimi, che danneggiano il cuore del giornalista e danneggiano la gente».

Bergoglio ha chiesto anche di porre fine agli inutili “polveroni mediatici” e alla manipolazione della realtà: «Nel nostro tempo, spesso dominato dall’ansia della velocità, dalla spinta al sensazionalismo a scapito della precisione e della completezza, dall’emotività surriscaldata ad arte al posto della riflessione ponderata, – ha detto – si avverte in modo pressante la necessità di un’informazione affidabile, con dati e notizie verificati, che non punti a stupire e a emozionare, ma piuttosto si prefigga di far crescere nei lettori un sano senso critico, che permetta loro di farsi adeguate domande e raggiungere conclusioni motivate».






Alla stampa cattolica il Pontefice ha affidato dunque «un compito, o meglio una missione, tra le più importanti nel mondo di oggi»: quella di «informare correttamente, di offrire a tutti una versione dei fatti il più possibile aderente alla realtà. Siete chiamati a rendere accessibili a un vasto pubblico problematiche complesse, in modo da operare una mediazione tra le conoscenze a disposizione degli specialisti e la concreta possibilità di una loro ampia divulgazione. La vostra voce, libera e responsabile, è fondamentale per la crescita di qualunque società che voglia dirsi democratica, perché sia assicurato il continuo scambio delle idee e un proficuo dibattito basato su dati reali e correttamente riportati».

Da qui l’auspicio «che non venga meno l’impegno da parte di tutti per assicurare l’esistenza e la vitalità a questi periodici, e che vengano tutelati il lavoro e la dignità del suo compenso per tutti coloro che vi prestano la loro opera».




Fonte lastampa.it

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