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Papa Francesco all’Angelus: “liberiamoci da una fede commerciale, Dio non è un contabile!”

Lasciati amare da Dio, che è Padre: questo è l’inizio della fede. Con queste parole nella riflessione centrale prima della preghiera dell’Angelus, Papa Francesco esorta i fedeli in Piazza San Pietro, in questa domenica 10 ottobre, che coincide anche con l’apertura dei lavori del Sinodo.

Dobbiamo liberarci da una fede commerciale, Dio non è un contabile – ha ricordato il Pontefice. Dio ci domanda slanci di vita, passando dal dovere al dono. La fede cristiana è un si di amore. Una fede senza dono e senza gratuità è una fede incompleta e debole. 

L'Angelus di Papa Francesco
L’Angelus di Papa Francesco – Vatican News

Le parole del Papa prima della recita dell’Angelus

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La Liturgia di oggi ci propone l’incontro tra Gesù e un uomo che «possedeva molti beni» (Mc 10,22) e che è passato alla storia come “il giovane ricco” (cfr Mt 19,20-22). Il Vangelo di Marco, in realtà, parla di lui come di «un tale», senza dirne l’età e il nome, a suggerirci che in quell’uomo possiamo vederci tutti. Il suo incontro con Gesù, infatti, ci permette di fare un test sulla fede. Quel tale esordisce con una domanda: «Che cosa devo fare per avere la vita eterna?» (v. 17).

Notiamo i verbi che utilizza: dover fare – per avere. Ecco la sua religiosità: un dovere, un fare per avere; “faccio qualcosa per ottenere quel che mi serve”. Ma questo è un rapporto commerciale con Dio, un do ut des. La fede, invece, non è un rito freddo e meccanico, un “devo-faccio-ottengo”. È questione di libertà e di amore. Ecco un primo test: che cos’è per me la fede? Se è principalmente un dovere o una moneta di scambio, siamo fuori strada, perché la salvezza è un dono e non un dovere, è gratuita e non si può comprare. La prima cosa da fare è liberarci di una fede commerciale e meccanica, che insinua l’immagine falsa di un Dio contabile e controllore, non padre.

Gesù – secondo passaggio – aiuta quel tale offrendogli il volto vero di Dio. Infatti – dice il testo – «fissò lo sguardo su di lui» e «lo amò» (v. 21). Ecco da dove nasce e rinasce la fede: non da un dovere, non da qualcosa da fare, ma da uno sguardo di amore da accogliere. Così la vita cristiana diventa bella, se non si basa sulle nostre capacità e sui nostri progetti, ma sullo sguardo di Dio. La tua fede è stanca e vuoi rinvigorirla? Cerca lo sguardo di Dio: mettiti in adorazione, lasciati perdonare nella Confessione, stai davanti al Crocifisso. Insomma, lasciati amare da Lui.

Dopo la domanda e lo sguardo c’è – terzo e ultimo passaggio – un invito di Gesù, che dice: «Una cosa sola ti manca». Che cosa manca a quell’uomo ricco? Il dono, la gratuità: «Va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri» (v. 21). È quello che forse manca anche a noi. Spesso facciamo il minimo indispensabile, mentre Gesù ci invita al massimo possibile. Quante volte ci accontentiamo dei doveri – i precetti e qualche preghiera – mentre Dio, che ci dà la vita, ci domanda slanci di vita! Nel Vangelo di oggi si vede bene questo passaggio dal dovere al dono; Gesù inizia ricordando i comandamenti: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare…» (v. 19), e arriva alla proposta positiva: “Va’, vendi, dona, seguimi!” (cfr v. 21).

La fede non può limitarsi ai no, perché la vita cristiana è un sì, un sì d’amore.

Cari fratelli e sorelle,
una fede senza dono e gratuità è incompleta. Potremmo paragonarla a un cibo ricco e nutriente a cui però manca sapore, o a una partita ben giocata ma senza gol. Una fede senza dono, senza gratuità, senza opere di carità alla fine rende tristi: come quel tale che, pur guardato con amore da Gesù in persona, tornò a casa «rattristato» e «scuro in volto» (v. 22).  Oggi possiamo domandarci: “A che punto sta la mia fede? La vivo come una cosa meccanica, come un rapporto di dovere o di interesse con Dio? Mi ricordo di alimentarla lasciandomi guardare e amare da Gesù? E, attirato da Lui, corrispondo con la gratuità?

La Vergine Maria, che ha detto a Dio un sì totale, un sì senza ma, ci faccia assaporare la bellezza di fare della vita un dono.

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