Home News Finis Mundi Papa Francesco all'Angelus: Anche noi siamo tentati di fuggire dalle nostre croci

Papa Francesco all’Angelus: Anche noi siamo tentati di fuggire dalle nostre croci

Papa Francesco all'Angelus: Anche noi siamo tentati di fuggire dalle nostre crociAl termine della Santa Messa in Piazza della Rivoluzione a L’Avana, Papa Francesco ha introdotto la preghiera Mariana dell’Angelus con un nuovo invito a “vedere Gesù in ogni uomo sfinito sulla strada della vita; in ogni fratello affamato o assetato, che è spogliato o in carcere o malato”. Il Papa è anche tornato al tema delle Nozze di Cana, a lui tanto caro: “Impariamo da Maria ad avere il cuore sveglio e attento alle necessità degli altri. Come ci ha insegnato alle Nozze di Cana, siamo solleciti nei piccoli dettagli della vita, e non smettiamo di pregare gli uni per gli altri, perché a nessuno manchi il vino dell’amore nuovo, della gioia che Gesù ci offre“.

Il Papa ha anche lanciato un accorato appello per la Colombia: “In questo momento mi sento in dovere di rivolgere il mio pensiero all’amata terra di Colombia, «consapevole dell’importanza cruciale del momento presente, in cui, con sforzo rinnovato e mossi dalla speranza, i suoi figli stanno cercando di costruire una società pacifica». Che il sangue versato da migliaia di innocenti durante tanti decenni di conflitto armato, unito a quello di Gesù Cristo sulla Croce, sostenga tutti gli sforzi che si stanno facendo, anche in questa bella Isola, per una definitiva riconciliazione”. Proprio a Cuba sono ora in corso i colloqui di pace tra governo colombiano e guerriglieri delle Farc e il Papa ha ringraziato il presidente cubano per il suo impegno per queste trattative.

Le parole di Papa Francesco all’Angelus:

Ringrazio il Cardinale Jaime Ortega y Alamino, Arcivescovo di L’Avana, per le sue gentili parole, come pure i miei fratelli Vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici. Saluto anche il Signor Presidente e tutte le autorità presenti.

Abbiamo ascoltato nel Vangelo come i discepoli avevano paura di interrogare Gesù quando parlava della sua passione e morte. Li spaventava e non potevano comprendere l’idea di vedere Gesù soffrire sulla croce. Anche noi siamo tentati di fuggire dalle nostre croci e dalle croci degli altri, di allontanarci da chi soffre. Al termine della Santa Messa, in cui Gesù si è nuovamente donato a noi con il suo corpo e sangue, rivolgiamo ora il nostro sguardo alla Vergine, nostra Madre. E le chiediamo che ci insegni a stare vicino alla croce del fratello che soffre.

Che impariamo a vedere Gesù in ogni uomo sfinito sulla strada della vita; in ogni fratello affamato o assetato, che è spogliato o in carcere o malato. Insieme alla Madre, sotto la croce, possiamo capire chi è veramente “il più grande”, e che cosa significa essere uniti al Signore e partecipare alla sua gloria.

Impariamo da Maria ad avere il cuore sveglio e attento alle necessità degli altri. Come ci ha insegnato alle Nozze di Cana, siamo solleciti nei piccoli dettagli della vita, e non smettiamo di pregare gli uni per gli altri, perché a nessuno manchi il vino dell’amore nuovo, della gioia che Gesù ci offre.




In questo momento mi sento in dovere di rivolgere il mio pensiero all’amata terra di Colombia, «consapevole dell’importanza cruciale del momento presente, in cui, con sforzo rinnovato e mossi dalla speranza, i suoi figli stanno cercando di costruire una società pacifica». Che il sangue versato da migliaia di innocenti durante tanti decenni di conflitto armato, unito a quello di Gesù Cristo sulla Croce, sostenga tutti gli sforzi che si stanno facendo, anche in questa bella Isola, per una definitiva riconciliazione.

E così la lunga notte del dolore e della violenza, con la volontà di tutti i colombiani, si possa trasformare in un giorno senza tramonto di concordia, giustizia, fraternità e amore, nel rispetto delle istituzioni e del diritto nazionale e internazionale, perché la pace sia duratura.

Per favore, non possiamo permetterci un altro fallimento in questo cammino di pace e riconciliazione.

Grazie a Lei signor Presidente per tutto ciò che fa in questo lavoro di riconciliazione.

Vi invito ora ad unirvi a me nella preghiera a Maria, per mettere tutte le nostre preoccupazioni e aspirazioni presso il Cuore di Cristo. E in modo particolare la preghiamo per coloro che hanno perso la speranza, e non trovano motivi per continuare a lottare; per quanti soffrono l’ingiustizia, l’abbandono e la solitudine; preghiamo per gli anziani, i malati, i bambini e i giovani, per tutte le famiglie in difficoltà, perché Maria asciughi le loro lacrime, li consoli con il suo amore di Madre, restituisca loro la speranza e la gioia.

Madre santa, ti affido questi tuoi figli di Cuba: non abbandonarli mai!

Di Alessandro Ginotta Per PAPABOYS 3.0





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