Papa Francesco al Memoriale Yad Vashem: ‘Dove sei uomo? Dove sei finito?’

1516705_Articolo - CopiaAlla presenza del Santo Padre che ha reso omaggio alle vittime con l’omaggio floreale dopo aver ascoltato il coro dei bambini, è ricordata la storia di una famiglia deportata dai nazisti: “mia cara Clara – scrive la donna alla sua famiglia -, un pericolo nuovo si profila all’orizzonte: dobbiamo partire a piedi per l’Ucraina. Ci hanno detto che siamo divisi in gruppi i 2.500 persone. Mia cara con la lana che mi hai mandato farò una sciarpa. Mia cara sorella, ti chiedo di prenderti cura della mamma. Il mio dolore è quello che non potrò mai più rivedervi”. Ida, fu deportata nel 1941 insieme al suo bambino che morì congelato a causa del freddo. Dopo qualche giorno morì anche lei all’età di 22 anni. Papa Francesco è chiamato a pronunciare la sua riflessione. Durante il tragitto, bacia le mani deportati -uomini e donne-, e si intrattiene a parlare con gli altri sopravvissuti, sconvolgendo ancora una volta il protocollo. “Adamo dove sei? Dove sei uomo? Dove sei finito? In questo luogo memoriale della Shoà, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: Adamo dove sei? In questa domanda c’è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio. Il Padre conosceva il rischio della libertà. Sapeva che avrebbe potuto perdersi. Forse nemmeno il Padre poteva immaginare una tale caduta, un tale abisso. Dio dove sei di fronte alla tragedia incommensurabile dell’olocausto? Uomo chi sei? Non ti riconosco più? Di quale orrore sei stato capace? Cosa ti ha fatto cadere così in basso? Non è la polvere del suolo da cui sei tratto, non è l’alito di vita che ho soffiato nelle tue narici, quel soffio viene da me ed è cosa molto buona. Questo abisso non può essere solo opera tua. Chi ti ha corrotto? Chi ti ha sfigurato per impadronirti del bene e del male? Chi ti ha convinto che eri Dio? Non solo hai torturato e ucciso i tuoi fratelli e li hai offerti in sacrificio a te stesso. Oggi torniamo ad ascoltare qui la voce di Dio. Adamo dove sei? Da solo si leva un gemito sommesso. Pietà di noi Signore. A te Signore nostro Dio la giustizia. A noi il disonore sul volto, la vergogna. Ci è venuto addosso un male quale mai è venuto sulla volta del cielo. Ora ascolta la nostra preghiera e supplica, salvaci per la tua misericordia. Salvaci da questa mostruosità. Signore onnipotente, un’anima nell’angoscia grida verso di te. Ascolta Signore abbi pietà. Abbiamo peccato contro di te. Ricordati di noi nella tua misericordia. Dacci la grazia di vergognarci che come uomini siamo stati capaci di fare. Di aver distrutto la nostra carne che tu impastasti con il tuo alito di vita. Mai più Signore. mai più! Adamo dove sei? Ecco Signore con la vergogna di cui l’uomo è stato capace di fare. Ricordati di noi nella tua misericordia”.

Silenzio surreale. E’ la commozione della fede per un atto così grave nei confronti di Dio e l’uomo. La riflessione di Papa Francesco ha avuto l’andamento di una lamentazione biblica intrisa di moltissime frasi bibliche. Al viene donato un dipinto ritrovato nel ghetto di Varsavia. Il coro dei bambini aiuta con il canto a più voci a riflettere sulla grande tragedia dell’olocausto. Dinanzi alla fiamma sempre accesa e alla corona di fiori in menoria delle vittime, si conclude la visita al memoriale Yad Vascem: mai più odio! Questo luogo sia monito per tutti gli uomini a camminare nel rispetto degli altri. Quando manca Dio, tutto precipita nel nulla. O Signore dacci la forza di riconoscerti ed amarti, per non cadere mai più nell’orrore della morte. a cura di DonSa

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