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Papa Francesco ai giovani: Non passiamo una vita da turisti. Guardiamo la realtà ora, non le fotografie dopo

Guardiamo la vita con occhio di turisti e registriamo la fotografia per guardarla poi a casa. Non guardiamo la realtà, le cose come sono. Questo è un rischio che corrono i giovani di oggi. Lasciamo questo atteggiamento da turisti per diventare giovani missionari a vero contatto con la vita.

Sono le parole di esordio di Papa Francesco ai giovani della Missione diocesana di Genova, incontrati al Santuario della Madonna della Guardia,  che hanno chiesto al Pontefice alcuni consigli sulle esperienze che oggi vivono.

 

Papa Francesco ha iniziato l’incontro facendo pregare i giovani in silenzio, con l’invito a rivolgere un pensiero alla Madonna della Guardia, portando a Lei la preghiera che ognuno mantiene nel cuore. E poi ha insistito sul fatto che non si va in missione per nostra decisione, ma perché è Gesù stesso che ci chiama alla Missione, invitandoci a vedere tutto con occhi nuovi.

Vivere chiusi – ha ricordato il Santo Padre – non aiuta. Dobbiamo vivere in missione, ascoltando colui che mi invia, cioè Gesù.

L’ARRIVO DI FRANCESCO ED IL SALUTO DEL CARDINALE BAGNASCO

Quasi cinque minuti di preghiera silenziosa del Papa e dei giovani alla Madonna. Il cardinale Bagnasco, ricordando il Congresso Eucaristico nazionale tenutosi lo scorso anno a Genova, esprime a nome di tutti «gioia, entusiasmo e riconoscenza» nei confronti del Papa, il quale risponde alle domande di quattro ragazzi che scherza sul fatto di essere «spaventato» dal vedere i giovani così «frenetici». «È un incontro che sempre desidero quello con i giovani», aggiunge.

LE PAROLE DI FRANCESCO A BRACCIO

La missione cambia lo sguardo di ognuno di noi, perché ci coinvolge in prima persona con chi soffre ed è nel dolore, scoprendo così il volto del Signore. Così il Papa al termine della mattinata nell’incontro, al Santuario della Madonna della Guardia, con i giovani della missione diocesana. Il Pontefice, parlando sempre a braccio, ha pure salutato i detenuti del carcere di Genova, che hanno seguito l’evento in collegamento televisivo.
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Vivere in missione, testardi nella speranza, con amore e coraggio, guardando la sofferenza e il dolore degli altri perché “Gesù è in ognuno di noi”. Questa l’esortazione di Papa Francesco ai giovani di Genova e delle altre diocesi liguri, nel Santuario della Madonna della Guardia, dove i ragazzi gli parlano della loro missione, quella dei giovani ai giovani, dal titolo “gioia piena”, nata dopo il Congresso eucaristico nazionale ospitato, come ricorda nel saluto il cardinale Angelo Bagnasco, l’anno scorso proprio a Genova. Si susseguono le domande, a partire da Chiara che saluta a suo modo il Pontefice:

“Che bello, Santità, averla qui”.

La ragazza chiede un consiglio su come essere missionari verso i coetanei, specialmente quelli che sono vittime della droga, dell’alcool, della violenza, dell’inganno del maligno. Il Papa invita a provare la vera gioia che “nasce dal cuore”: andare in missione, dice usando il termine “missionare”, significa “lasciarsi trasformare dal Signore” e guardare con occhi nuovi, non turistici:

“E’ una tentazione, per i giovani, essere turisti; ma non dico fare una passeggiata là o dall’altra parte: quello è bello! No: guardare la vita con occhi di turisti, cioè superficialmente, e registrare fotografie per guardarle più avanti. Questo vuol dire che io non tocco la realtà, non guardo le cose che succedono. Non guardo le cose come sono. La prima cosa che io risponderei, per vostra trasformazione, lasciare questo atteggiamento di turisti per diventare giovani con un impegno serio con la vita”.
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È la missione che ci purifica, aggiunge: “La missione ci coinvolge tutti, come popolo di Dio, ci trasforma: ci cambia lo sguardo, ci cambia il modo di andare per la vita, da turista a coinvolgersi, e ci toglie dalla testa quell’idea che ci sono gruppi, che ci sono nella Chiesa i puri e gli impuri: tutti siamo figli di Dio. Tutti peccatori e tutti con lo Spirito Santo dentro che ha la capacità di farci santi”.

Mai escludere, mai isolare, mai ignorare e anche mai aggettivare chi ci è accanto: la nostra società, spiega, tende a disprezzare l’altro, ma solo Dio può dare giudizi. Invita quindi a farsi prossimo, toccare con mano, il dolore degli ultimi:

“Amare è avere la capacità di stringere la mano sporca e la capacità di guardare gli occhi di quelli che sono in situazione di degrado e dire: ‘Per me, tu sei Gesù’”.

Questa, sottolinea, è la “pazzia” della fede, della Croce di Cristo, dell’annuncio del Vangelo. Esorta i giovani ad avere il coraggio dei navigatori liguri e a cercare la verità, stando attenti “a quello che ci vendono”, anche nei media: serve – prosegue – la capacità di guardare l’orizzonte, al di là dei “venditori di fumo”. Infine il pensiero, ancora una volta, ai migranti:

“E’ normale che il Mediterraneo sia diventato un cimitero? E’ normale che tanti, tanti Paesi – e non lo dico dell’Italia, perché l’Italia è tanto generosa – chiudano le porte a questa gente che viene piagata e fugge dalla fame, dalla guerra, e questa è gente sfruttata e questa gente viene a cercare un po’ di sicurezza? E’ normale? Se non è normale, io devo coinvolgermi perché questo non succeda”.
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IL VIDEO SERVIZIO A CURA DEL CENTRO TELEVISIVO VATICANO
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a cura di Francesco Rossi per la Redazione Papaboys

Per alcuni passaggi fonti: Radio Vaticana – Il Sismografo – Vatican Insider

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